Fermati due slovacchi e un ceco, sospettati di diversi raggiri. Nell'auto trovati contanti e oggetti preziosi. Indagini su altri possibili episodi in Ticino

CHIASSO – Una telefonata ai familiari di una vittima, la segnalazione di un tassista e un'automobile con targhe ceche finita nel mirino degli investigatori. Sono gli elementi che hanno portato all'arresto di tre uomini sospettati di essere coinvolti in una serie di truffe ai danni di persone anziane, messe in atto con il sistema delle cosiddette "chiamate shock".
Gli arresti sono avvenuti il 7 ottobre a Chiasso, dove i collaboratori dell'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) hanno fermato il veicolo sul quale viaggiavano i tre sospettati: un 39enne e un 28enne, entrambi cittadini slovacchi residenti in Slovacchia, e un 30enne cittadino ceco residente nella Repubblica Ceca. Durante la perquisizione dell'auto sono stati rinvenuti denaro contante e diversi oggetti di valore.
L'operazione, comunicata dal Ministero pubblico e dalla Polizia cantonale, è il risultato di un'indagine avviata dopo una truffa commessa il 21 settembre. In quell'occasione, i familiari di una persona raggirata avevano tempestivamente avvisato la Centrale comune d'allarme (CECAL), permettendo agli investigatori della Polizia cantonale, con il supporto tecnico della Polizia Città di Lugano, di avviare gli accertamenti e individuare un'automobile sospetta.
La svolta è arrivata il 7 ottobre. Secondo gli inquirenti, i tre uomini sarebbero coinvolti anche in una truffa avvenuta quella stessa mattina a Melano. Nel pomeriggio, invece, un altro raggiro è stato evitato grazie alla segnalazione di un tassista e all'intervento della Polizia Città di Mendrisio.
Il meccanismo utilizzato è quello ormai tristemente noto delle chiamate shock, costruite per spaventare le vittime e costringerle ad agire senza riflettere. In questo caso, i truffatori si sarebbero spacciati per un nipote bisognoso di cure mediche urgenti, chiedendo somme ingenti per far fronte alle presunte spese sanitarie.
La pressione psicologica è una componente essenziale del raggiro: la situazione viene presentata come un'emergenza assoluta, il tempo per decidere è pochissimo e la persona contattata viene indotta a raccogliere rapidamente tutto ciò che possiede. Nei casi ricostruiti dagli investigatori si parla di alcune migliaia di franchi e di diversi oggetti preziosi custoditi nelle abitazioni.
L'inchiesta dovrà ora chiarire se i tre arrestati siano coinvolti anche in altri tentativi di truffa o episodi già consumati recentemente in Ticino. Le ipotesi di reato sono quelle di ripetuta truffa e infrazione alla Legge federale sugli stranieri. La carcerazione preventiva è stata confermata dal Giudice dei provvedimenti coercitivi. Il procedimento penale è coordinato dalla procuratrice pubblica Veronica Lipari.
L'indagine mette in evidenza anche il ruolo determinante delle segnalazioni: quella dei familiari, che ha consentito di risalire al veicolo sospetto, e quella del tassista, grazie alla quale è stato possibile impedire un ulteriore raggiro.