CRONACA
Caso Hospita, nuova accusa per Eolo Alberti: c'è anche la falsità in documenti
La procuratrice pubblica Chiara Borelli ha firmato un atto d'accusa aggiuntivo nei confronti dell'ex sindaco di Bioggio

Un nuovo capitolo giudiziario si aggiunge all'intricata vicenda Hospita, che da oltre due anni vede al centro Eolo Alberti, sindaco di Bioggio ed ex deputato della Lega dei Ticinesi. La procuratrice pubblica Chiara Borelli ha firmato un ulteriore atto d'accusa nei suoi confronti, contestandogli il reato di falsità in documenti.

Secondo quanto comunicato dal Ministero pubblico, la nuova imputazione riguarda in particolare un documento relativo a un incontro fissato in un'agenda elettronica e documentazione concernente l'azionariato della società Hospita. Gli accertamenti erano stati avviati in seguito a una denuncia e a una segnalazione riguardanti documenti prodotti nell'ambito della stessa vicenda giudiziaria.

Il nuovo atto d'accusa si aggiunge a quello dell'ottobre 2025, con il quale Alberti era già stato deferito davanti a una Corte delle Assise criminali per appropriazione indebita e amministrazione infedele, oltre ad altre imputazioni emerse nel corso dell'inchiesta.

Una vicenda iniziata nell'estate del 2024

Il caso era esploso il 9 agosto 2024, quando Alberti, allora sindaco di Bioggio, venne arrestato nell'ambito di un'inchiesta per presunti reati finanziari legati alla gestione di Hospita Suisse, società attiva nel settore sanitario. La carcerazione preventiva si concluse il 20 settembre dello stesso anno.

L'indagine aveva preso avvio da segnalazioni relative a presunte irregolarità nella gestione delle risorse finanziarie della società. Secondo la ricostruzione accusatoria, Alberti, nella sua veste di dirigente amministrativo, avrebbe utilizzato denaro aziendale per spese personali e per finanziare un progetto immobiliare nel Malcantone.

Nell'atto d'accusa dell'ottobre 2025 figuravano quasi 200 transazioni sospette, per un importo complessivo di oltre 600'000 franchi, che secondo gli inquirenti sarebbero state destinate a spese private. Un secondo filone riguardava invece circa un milione e mezzo di franchi che sarebbero stati impiegati per finanziare un investimento immobiliare, addebitandone i costi alle società del gruppo Hospita.

Al centro della vicenda anche il dottor Claudio Camponovo, direttore sanitario e azionista della società, costituitosi accusatore privato e che ritiene di aver subito un danno economico dalla gestione contestata ad Alberti.

Il rinvio a giudizio e le conseguenze politiche

Il 3 ottobre 2025 la procuratrice pubblica Chiara Borelli aveva firmato il primo atto d'accusa, disponendo il rinvio a giudizio di Alberti e dell'ex contabile della società davanti a una Corte delle Assise criminali.

Oltre alle ipotesi principali di appropriazione indebita e amministrazione infedele aggravata, il procedimento comprendeva, a vario titolo, anche contestazioni per falsità in documenti, truffa, istigazione alla violazione del segreto d'ufficio, concessione di vantaggi e registrazione clandestina di conversazioni.

La vicenda aveva avuto pesanti ripercussioni anche sul piano politico e istituzionale. Alberti era stato sospeso dalla carica di sindaco di Bioggio, mentre il caso aveva investito anche la Lega dei Ticinesi, alimentando interrogativi sui rapporti tra i vertici del movimento e i protagonisti della vicenda Hospita.

Sul caso si era inoltre concentrata l'attenzione del Gran Consiglio, attraverso una sottocommissione parlamentare incaricata di approfondirne le implicazioni politiche e istituzionali. Nel novembre 2025, al termine dei propri lavori, la sottocommissione aveva proposto l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta, ritenendo insufficienti gli strumenti a sua disposizione per chiarire tutti gli aspetti della vicenda.

Ora il nuovo capo d'accusa

L'ulteriore atto d'accusa per falsità in documenti apre dunque un nuovo capitolo di un procedimento già particolarmente articolato. Resta da chiarire, nel corso del dibattimento, quale rilevanza abbiano avuto i documenti contestati e quale sia il loro rapporto con gli altri fatti oggetto dell'inchiesta.

Sarà la Corte a valutare le prove e a pronunciarsi sulle responsabilità penali. Nei confronti di Alberti, che ha contestato gli addebiti emersi nel procedimento principale, vale la presunzione d'innocenza fino a un'eventuale condanna definitiva.
 
 

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