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Economia
05.03.2022 - 17:020

A preoccupare è il gas. La Svizzera ha forniture per il prossimo inverno, poi...

Il Governo, vista la situazione in Russia, sta cercando di "aumentare la resilienza dell'approvvigionamento di elettricità e gas in vista dell'inverno 2022/23". In Russia intanto stop all'esportazione di alcuni fertilizzanti

BERNA - Il gas, sempre e comunque. Da quando è scoppiata la guerra in Ucraina è una delle preoccupazioni maggiori dell'Europa, che dipende dalle forniture russe. Ma anche da prima si temeva un blackout energetico a partire dai prossimi anni e dunque ci si era chinati sul tema. Ora, con l'emergenza in Russia, le tempistiche si sono ristrette. La Svizzera si muove per tutelarsi.

Nel mentre, la Russia contrattacca alle sanzioni economiche anche tramite il mondo dei fertilizzanti azotati.

I prodotti petroliferi e per il riscaldamento sono cresciuti a livello di prezzo in modo esponenziale. (leggi qui).

Le mosse della Svizzera nel settore energia

Il mondo è preoccupato e anche la Svizzera pensa a cosa fare. In una nota di ieri, è stato reso noto come "dal punto di vista attuale la sicurezza dell'approvvigionamento in Svizzera per l'inverno 2021/2022 è garantita nonostante l'elevato livello dei prezzi. Rimane tuttavia un certo rischio residuo in caso di lunghi periodi imprevisti di inattività delle centrali elettriche o di un periodo prolungato di grande freddo, così come in caso di interruzione della fornitura di gas russo verso l'Europa".

"Il Consiglio federale vuole aumentare rapidamente la resilienza  dell'approvvigionamento di elettricità e gas in Svizzera in vista del prossimo inverno 2022/23. A questo riguardo ha già deciso, il 17 febbraio 2022, di creare una riserva di energia idroelettrica, che sarà disponibile per tempo. Ora, dopo aver discusso con il settore del gas, il Consiglio federale ha deciso di adottare alcune misure precauzionali anche in tale ambito. Queste misure sono necessarie perché la Svizzera non dispone di grandi impianti di stoccaggio del gas e dipende da importazioni continue, quindi dal mercato internazionale del gas".

Sul fronte internazionale, "a causa della crisi attuale l'UE e molti Paesi europei stanno cercando opzioni di approvvigionamento alternative e supplementari per il prossimo inverno. Si stanno compiendo sforzi per riuscire a coordinare l'approvvigionamento di gas e GNL a livello UE. Inoltre gli Stati membri dell'UE dispongono già di accordi di solidarietà per la fornitura reciproca di gas in situazioni di emergenza. La Svizzera non fa parte di questo sistema".

E dunque si cercano altre soluzioni: "In un simile contesto il Consiglio federale ha creato le condizioni che permettono al settore svizzero del gas di procurarsi rapidamente capacità di stoccaggio supplementari all'estero nonché gas, GNL e capacità nei terminali GNL. Siccome, viste le quantità ingenti, tali acquisti potranno essere fatti solo congiuntamente dalle imprese del gas, sono necessari accordi intrasettoriali. Nella sua seduta odierna il Consiglio Federale ha quindi deciso che il settore potrà procedere subito con gli acquisti congiunti, senza dover temere conseguenze sotto il profilo della legislazione antitrust. Il Consiglio federale si aspetta ora che il settore agisca come necessario".

Energia e SWIFT, cosa farà la Russia?

Stando a quanto dichiarato da Marco Bigatto, direttore generale delle Aziende Industriali di Lugano (AIL) al Corriere del Ticino, la grande problematica svizzera è non avere infrastrutture di stoccaggio del gas e dunque "l’obiettivo del CF è quello di acquisire tramite gli operatori del settore dei diritti di stoccaggio là dove ci sono, ossia di acquistare la possibilità di accumulare il proprio gas per l’inverno". 

A suo avviso, la Russia non ha interesse a interrompere le forniture di gas, dato che esse portano logicamente a guadagni importanti. Ma se lo facesse, per esempio, in Italia mancherebbe il 20% dell'approvvigionamento e la rete ticinese è legata a quella italiana.

Dunque, la Russia non vorrebbe chiudere i rubinetti. Confrontata con seri problemi in borsa a causa delle sanzioni (si registrano crolli per varie aziende: Sberbank, colpita dalle sanzioni è sprofondata del 74%, a seguire Rosneft con -42,3%, Gazprom con -51% e Lukoil con -62,8%), il rublo ha ceduto il 20% rispetto al dollaro.

Certamente una eventuale esclusione russa dal sistema SWITF (leggi qui) potrebbe davvero portare al blocco delle esportazioni e a quel punto potrebbe essere interessato anche il gas. 

Il blocco dei fertilizzanti per far salire i prezzi dell'agricoltura europea

Intanto, la Russia ha fatto una mossa apparentemente secondaria ma di impatto: ha deciso lo stop all’esportazione di nitrato di ammonio fino al 2 Aprile. I prezzi dei fertilizzanti andranno alle stelle, mettendo in difficoltà le agricolture di buona parte dell'Occidente. Infatti, dopo una riduzione delle esportazioni già decisa in precedenza dalla Russia, il costo del nitrato di ammonio è passato da 200 euro a tonnellata a 700 euro a tonnellata; non va meglio per un altro fertilizzante azotato – l‘urea – che è passato da circa 350 euro a tonnellata e quasi 1000 euro a tonnellata. Peraltro, per produrre i fertilizzanti serve gas, settore dove ancora una volta buona parte d'Europa è dipendente dalla Russia.

 

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