POLITICA
Modenini durissimo, «un gioco al massacro da criminali. E basta con questa stupida guerra con l'Italia»
Il direttore di AITI pubblica sul CdT un j'accuse al Ticino. «Non abbiamo un piano B, e abbiamo perso 200 posti di lavoro. O ci crogioliamo nel lamento o costruiamo un futuro»
BELLINZONA - Stefano Modenini, direttore dell'Associazione Industrie Ticinesi, lancia l'allarme: basta esultare se una ditta lascia il territorio, la situazione è seria, dato che in Ticino in poche settimane sono stati persi 200 posti di lavoro.In un intervento pubblicato sul Corriere del Ticino, non risparmia attacchi pesanti. «Continuare con questo gioco al massacro dell’economia è da criminali». Per una ditta, non è semplice attivare in Ticino: troppi i paletti imposti da Governo e Parlamento.«Invece che proseguire una stupida guerra contro l’Italia condotta con mezzucci di terz’ordine, dovremmo fare della Lombardia un alleato strategico, con cui magari riusciremmo pure a disinnescare le tensioni sul mercato del lavoro ticinese. Arriverà probabilmente il giorno in cui rimpiangeremo l’accordo sulla tassazione dei lavoratori frontalieri del 1974, perché il risultato di aver continuato a tirare la corda con Berna e l’Italia saranno minori incassi fiscali per il Ticino», prosegue il j'accuse di Modenini.Lo sviluppi economico è bloccato, a suo avviso, da «polemiche politiche su temi inconsistenti». E se l'economia cedesse e vi fosse un esito di industrie verso l'estero? Non esiste, in Ticino, un piano B. Il direttore di AITI fotografa un cantone dove regnano le contraddizioni, «vogliamo in Ticino aziende tecnologicamente avanzate che sappiamo offrire buoni posti di lavoro ma ciò significa inevitabilmente cercare anche manodopera qualificata all’estero e non solo in Svizzera. Vogliamo che i turisti arrivino e spendano però senza darci troppo fastidio né traffico». Ma adesso è «giunta l’ora per questo cantone di decidere se vuole continuare a crogiolarsi nel lamento oppure se vuole contribuire a costruire un futuro solido per le prossime generazioni».
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