LUGANO - Con una lunga lettera aperta, la deputata dell'UDC Lara Filippini aveva espresso al Vescovo Valerio Lazzeri la necessità di un'azione decisa verso i preti che si macchiano di atti pedofili, oltre a bollare come negativo il comportamento del suo predecessore, Piergiacomo Grampa, sul tema. e attraverso Il Giornale del Popolo, Lazzeri ha risposto già il giorno dopo.Per prima cosa, ha voluto difendere Grampa. «Non posso però che dissociarmi dalla sicurezza con cui Lei pronuncia una sentenza di condanna senza appello sul comportamento di chi mi ha preceduto. Un vescovo, come ogni essere umano, si trova spesso, in situazioni complesse, a dover prendere decisioni, che a posteriori possono apparire sbagliate, visto che non hanno impedito il ripetersi di un male, ma sul momento sono sembrate appropriate agli elementi a disposizione»". Soprattutto va tenuto conto che «l’identificazione sicura di un pedofilo non è sempre agevole neppure alla Magistratura, quando mancano denunce circostanziate e riscontri diretti».«Sono convinto», prosegue il Vescovo, «che non ci possa essere un’altra prassi nella Chiesa se non quella da Lei ricordata: l‘invio alla Congregazione preposta a Roma delle informazioni relative a quei sacerdoti le cui “tendenze vergognose”, venissero “confermate dai fatti”, in vista della loro “riduzione allo stato laicale”. Questo è esattamente ciò che è avvenuto nel caso recente, con la sola differenza, come da me spiegato nel comunicato emanato subito dopo la sentenza, che la conclusione della procedura è stata anticipata, visto che la persona stessa ha chiesto di ottenere subito quanto sarebbe arrivato come sanzione finale. Sono convinto che di fronte a fatti riconosciuti e provati non si possa agire altrimenti».D'altronde sarebbe tutto più semplice se ci si potesse muovere subito di fronte a una sentenza di colpevolezza, non facile da ottenere, calcolando anche che per vittime e familiari non è semplice denunciare. La Diocesi di Lugano, spiega Monsignor Lazzeri, «si è pienamente conformata alle disposizioni di prevenzione previste dalla Conferenza dei Vescovi Svizzeri, indicando due persone indipendenti di riferimento – nello specifico Rita Pezzati e Carlo Calanchini – che sono a disposizione per ascoltare e aiutare le vittime a intraprendere sia la procedura civile che quella canonica», oltre ad avere al suo interno una commissione diocesana apposita.In conclusione, «senza dubbio, gli sforzi in questo senso non potranno mai essere dichiarati sufficienti e non si potrà mai abbassare la guardia. L’ambito della formazione a livello di seminario e di accompagnamento psicologico e spirituale, soprattutto nei primi anni del ministero, è fondamentale. Occorre sicuramente continuare a promuoverlo. Lo dobbiamo, come Lei dice giustamente, alla “maggioranza dei sacerdoti che quotidianamente s’impegnano con passione e trasparenza nel loro mandato”, ai fedeli che hanno bisogno di ritrovare fiducia, ma soprattutto a tutte le donne e gli uomini che aspettano una parola di Vangelo e hanno il diritto di attendersi che coloro che gliela propongono, come singoli e come istituzione, facciano di tutto e sempre di più per cercare di viverla nella maniera più coerente possibile».