POLITICA
"Ticino, perché?". L'UDC non si capacita del sì del Consiglio di Stato al miliardo di coesione. "Svizzera con troppo zelo, l'UE non esita a minacciare ritorsioni"
I democentristi interrogano il Governo dopo che in una lettera inviata alla stampa e ai Consiglieri Nazionali è stato scritto che il Governo ha detto sì. "Altri Cantoni hanno risposto picche, e il popolo votò per il 62,9% contro… Sarebbe un gesto di buona volontà verso Bruxelles, senza contropartite"
BELLINZONA – Un miliardo, anzi un po’ di più, promesso senza contropartita. L’UDC non ci sta  e soprattutto esorta il Consiglio di Stato a spiegare come mai ha deciso di dare parere favorevole, anche se il popolo, qualche anno fa, aveva detto no.

“Negli scorsi giorni abbiamo appreso dalla stampa, e in seguito da una lettera inviata ai deputati ticinesi al Consiglio Nazionale - nella quale sostanzialmente si riferiva l’adesione positiva del Canton Ticino - che la Confederazione ha indetto lo scorso 23 marzo 2018 una consultazione sul miliardo di coesione all’UE”, si legge nell’interrogazione firmata da Tiziano Galeazzi (UDC-LaDestra, primo firmatario), Lara Filippini (UDC-LaDestra), Gabriele Pinoja (UDC-LaDestra), Paolo Pamini (UDC-LaDestra), Sergio Morisoli (UDC-LaDestra), Cleto Ferrari (UDC-LaDestra).

“In sostanza si tratterebbe di un gesto autonomo del nostro Paese volto a dimostrare buona volontà verso Bruxelles, senza richiedere alcuna contropartita. Nessuna contropartita nella diatriba relativa al riconoscimento d’equivalenza della nostra Borsa rispetto alle Piazze europee, nessuna contropartita in merito al libero accesso dei nostri istituti finanziari al mercato europeo e tanto meno in merito all’accesso delle nostre aziende energetiche al mercato elettrico europeo, per citare alcuni esempi che caratterizzano una relazione commerciale e bilaterale per nulla serena e rispettosa”, commentano.

E fanno notare come l’atteggiamento reciproco di Svizzera e UE sia diverso. “La Svizzera ha sempre dimostrato di comportarsi correttamente nel quadro della relazione bilaterale che la lega all’Unione europea in un rapporto paritario, spesso con eccessivo e ingiustificato zelo. Non si può dire la stessa cosa da parte di Bruxelles che, sia in passato come tutt'oggi, non esita a minacciare ritorsioni contro la Confederazione se le questioni “non concordate” non vanno nella direzione da lei auspicata”.

Dunque, chiedono:

“1. Quali sono le motivazioni che hanno spinto il Consiglio di Stato a aderire a questa consultazione formulando parere positivo?

2. Tenuto conto del fatto che nella votazione popolare del 2006 i ticinesi hanno chiaramente rifiutato il primo “miliardo di coesione” con ben il 62,9 % dei suffragi, perché il Consiglio di Stato si è distanziato dalla volontà democratica avallando acriticamente un ulteriore versamento di ben CHF 1'302 milioni al fondo di coesione europeo?

3. Altri Cantoni hanno respinto il versamento in consultazione, oppure accettato richiedendo significative contropartite all’Unione europea, quali sono le motivazioni che hanno spinto il Consiglio di Stato ticinese ad avvallare la proposta senza porre alcuna condizione?

4. Visto che gli oltre 250 progetti per l’integrazione dei 13 paesi (Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria) sono già stati ultimati, quindi di per sé non avrebbero bisogno di tale contributo. Il Consiglio di Stato non vi intravvede un ulteriore motivo per respingere al mittente tale richiesta?”.

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