POLITICA
"Quattro istituti a cui i genitori hanno poche alternative: l'educazione è aconfessionale?"
Massimiliano Ay aveva sollevato il caso con un'interrogazione, citando quattro istuti finanziati dal Cantone che si occupano di educazione speciale. I Liberi Pensatori rincarano la dose

BELLINZONA – Ci sono scuole finanziate dal Cantone che violano la filosofia di un insegnamento non confessionale? Se lo chiede Massimiliano Ay in una lunga interrogazione (vedi allegato), rilancia il tema l’Associazione dei Liberi pensatori.

Ay aveva citato casi concreti: “il Centro oto-logopedico Sant’Eugenio di Locarno, l’Istituto San Pietro Canisio di Riva San Vitale e l’Istituto Sant’Angelo di Castel San Pietro, tutte strutture che operano a vari livelli (dalla scuola elementare alla formazione professionale nel campo dell’educazione speciale) e la cui gestione è affidata ad associazioni o fondazioni di tipo religioso-confessionale. Gli ambiti nei quali sono attive queste istituzioni sono assai delicati, visto che operano nell’ambito dell’educazione speciale e, per taluni versi, non esistono alternative per le famiglie degli allievi”, si legge in una nota dell’ASLP.

Che prosegue: “Stando a quanto sottolinea il parlamentare, in tutte e tre le situazioni, gli enti che si occupano della gestione di queste strutture presentano tra i loro obiettivi educativi finalità religiose. Stando così le cose, in quale misura l’aspetto confessionale rientra nei programmi didattico-pedagogici di queste scuole?”.

“Fosse questo il caso, a mente della ASLP- Sezione Ticino sarebbe violato il principio della libertà di coscienza in materia religiosa delle famiglie degli allievi, principio ribadito da una consolidata giurisprudenza, a cominciare dall’esposizione di simboli religiosi nelle aule. Ciò a maggior ragione dal momento che si tratta di strutture sì private, ma finanziate, totalmente o in parte, dallo Stato. I Liberi pensatori ritengono pertanto giustificato che sia fatta chiarezza su queste situazioni a garanzia della neutralità religiosa della scuola”.

E rilanciano la domanda che si pone anche Ay: “In quale misura la neutralità dell’insegnamento in materia religiosa è sempre garantita in Ticino nelle scuole sussidiate dallo Stato e, più in generale, negli istituti che per la loro funzione, hanno carattere pubblico?”.

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