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28.01.2022 - 17:030
Aggiornamento : 29.01.2022 - 10:50

Le cannonate di Rossi sul progetto Urban Living Lab: "Senza anima. Chiediamo aiuto a Botta"

Il consigliere comunale dell'UDC di Bellinzona ha convocato una conferenza stampa per spiegare perché a suo avviso "La Porta di Bellinzona" di TAMassociati-Franco Giorgetta è da rifare da capo

BELLINZONA - La nuova “Porta di Bellinzona – Urban Living Lab” , così come sono pensata, non piacciono a Tuto Rossi, che con la consueta schiettezza che lo contraddistingue in una conferenza stampa che ha convocato appositamente ha segnalato cosa a suo avviso non va. "Il progetto deve essere abbandonato e sostituito con uno migliore e più ambizioso", ha detto, annunciando nell'email in cui invitava la stampa che avrebbe anche spiegato che cosa bisognerebbe fare.

E dunque ecco le sue considerazioni. Porta di Bellinzona è un comparto che sostituirà le attuali officine di Bellinzona, con  una serie di contenuti formativi, residenziali, tecnologici, commerciali ed alberghieri e un grande spazio libero centrale da destinare a eventi culturali, realizzati dal team di specialisti italozurighese sa_partners-TAMassociati-Franco Giorgetta. "Si tratta di stabili senza anima inseriti in un quartiere anonimo, che non ricorda nessuna caratteristica di Bellinzona, ma che al contrario potrebbe trovarsi in qualsiasi borgo della Brianza, oppure nella periferia di Gallarate. Il danno per Bellinzona e per tutto il Ticino sarebbe enorme", ha tuonato Rossi. 

Il consigliere comunale chiede un nuovo concorso per la zona, anche se non ha dubbi su chi dovrebbe essere a prendere in mano il progetto: Mario Botta. "La sua esperienza, il suo prestigio e le sue relazioni internazionali ne fanno la persona più adatta a un simile compito. Propongo di conseguenza di chiedere a lui e, nel caso in cui non fosse disponibile, per chiedergli perlomeno consiglio sui  migliori studi professionali in grado di preparare il concorso internazionale". 

Ma cosa non va nel progetto attuale, sul cui credito il Legislativo voterà entro fine anno? Per il democentrista, in particolare, ci sarebbero sette peccati capitali. In primis, richiama l'attenzione sul fatto che si tratta di una operazione identitaria e non squisitamente e semplicemente immobiliare. Gli edifici sono ritenuti banali, per Rossi "delle scatole di scarpe sparse sul territorio, cubi anonimi, senza nessuna originalità, senza carattere; costruzioni che potrebbero essere state disegnate da un apprendista della vecchia STS di Trevano". Mancano, ed è il secondo peccato (strettamente legato) le idee, mancanza che "viene furbescamente mascherata con vuoti slogan alla moda". Non ci sono nemmeno valori, se non "la progettazione di un quartiere a basso consumo energetico; si tratterebbe del primo quartiere a 2000 Watt della Svizzera", il resto è "azzardo e superficialità".

Non c'è neppure ambizione, secondo Rossi, che invece per contro cita edifici internazionali da cui si potrebbe prendere spunto, a partire dal Museo Guggenheim di Bilbao passando per l'edificio di Vitra Basel, dalla Chiesa Futura di Sankt Moritz al Forum Universitario di Zurigo, dalla biblioteca di Calatrava sempre di Zurigo alla Città delle Arti e delle Scienze di Valencia. Qui, invece, non c'è alcuna vera ambizione, così come non vi sono stati per il democentrista alcuna riflessione sulla densità nè alcuno studio sulla morfologia e sui collegamenti con la città. 

Infine, "tutti i gravi errori che caratterizzano il progetto “Porta del Ticino – Urban Living Lab” conducono inevitabilmente ai medesimi danni che il Pian Scairolo ha arrecato alla città di Lugano. Il nuovo quartiere delle officine come progettato dal Collegio degli esperti è una città nella città, una città nuova separata dalla città vecchia, con la quale non è previsto nessun dialogo. Al contrario, il nuovo quartiere, con le sue nuve abitazioni ecologiche, entra in conflitto con il resto della città".

 

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