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28.05.2022 - 13:240

"Tasse" roventi sull'asse PLR-PPD e Lega-UDC

Botta e risposta tra Speziali e Dadò. Mentre Marchesi ribadisce la posizione sul balzello sui posteggi

BELLNZONA – Si arroventa il clima politico sulle “tasse”, quella di circolazione e quella di collegamento. Questa mattina LaRegione ha pubblicato la presa di posizione del PLR che, per bocca del suo presidente, Alessandro Speziali, ha fatto sapere che intende portare in Gestione un secondo rapporto sulla modifica delle imposte di circolazione, in alternativa a quello di Fiorenzo Dadò e Daniele Caverzasio, già sottoscritto da Ppd, Lega e Udc.

Speziali conferma la volontà di abbassare le imposte di circolazione, “visto che è dal 2015 che diciamo come siano tra le più alte in Svizzera. Ma vogliamo farlo in maniera più coerente rispetto a quanto votato a schiacciante maggioranza dai ticinesi, ovvero mantenendo delle finanze sane. Il parlamento avrà così davanti un’altra possibilità di scelta, che consideri il costo reale delle strade, ma tenga presente anche altri costi per la mobilità, ad esempio con il recente grande sviluppo dell’offerta di trasporto pubblico”. 96 milioni, quindi: contro gli 80 chiesti dal Ppd e i circa 110 che costa oggi la gestione ordinaria delle strade.

Ma il presidente del PPD Fiorenzo Dadò, intervistato in replica sempre da LaRegione, è chiaro: “Se il Gran Consiglio non vorrà sostenere le nostre iniziative popolari, sul tavolo da cinque anni, pazienza. Vorrà dire che si esprimerà il popolo”. L’applicazione dell’iniziativa ‘Per un’imposta di circolazione più giusta’ comporterebbe una minorE entrata annua per il Cantone di una trentina di milioni, ma Dadò ritiene che oggi, con l’aumento generalizzato dei prezzi, dal cibo all’energia, alla benzina e con il prospettato incremento dei premi di cassa malati, “si debba lasciare qualche centinaia di franchi nelle tasche dei cittadini, indipendentemente dal loro reddito, ricalibrando un’imposta di circolazione che è ingiustamente la più alta della Svizzera”.

 

Veniamo alla tassa di collegamento, che entrerà in vigore nel 2025, contro la quale l’UDC intende lanciare un’iniziativa popolare per abolirla: “La Direttiva del partito all’unanimità ha intanto deciso di chiedere al Comitato cantonale, che si riunirà prima dell’estate, di conferirle il mandato di lanciarla quanto prima – dichiara ancora a LaRegione il presidente Piero Marchesi –. Mi auguro che il Comitato confermi l’orientamento. In tal caso, sarà lui a stabilire le modalità e le tempistiche”.

In casa Lega, l’iniziativa caldeggiata da Marchesi viene vista come una pietra d’inciampo in vista delle prossime elezioni e della lista unica per il Governo. Uno sgarbo al ministro del Territorio Claudio Zali, per intenderci. Ma Marchesi tiene la barra a dritta: “Per noi non è e non deve essere una pietra d’inciampo, come non può essere materia di negoziazione. Già con il precedente accordo, quello del 2019, UDC e Lega avevano affermato che non è sui temi specifici che si costruisce l’alleanza elettorale, nel senso che sui dossier condivisi, come ad esempio quelli sulla sicurezza, sulla migrazione e sul mercato del lavoro, si lavora insieme, mentre sui dossier su cui non c’è unità di vedute ognuno è libero di muoversi come meglio crede. D’altronde, se non avessimo differenze saremmo un partito unico”.

Il presidente dell’UDC conferma che la volontà “è di fare con la Lega un accordo elettorale, poiché uniti si vince”, ma un’iniziativa popolare “non deve essere un tema su cui negoziare un accordo”.

Insomma, il tema rimane sul tappeto e la decisione su come affrontarlo in casa UDC è stata delegata al Comitato cantonale. Rimane la soluzione che potrebbe disinnescare tensioni e polemiche in vista dell’accordo elettorale: quella di rinviare a dopo le cantonali dell’aprile 2023 la raccolta di firme per abolire la tassa di collegamento.

 

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