POLITICA
“Quando la molestia inizia prima ancora del lavoro: annuncio shock”. Sirica e Riget interrogano il Governo
"A far discutere sono soprattutto alcuni requisiti indicati come indispensabili: età compresa tra i 19 e i 40 anni, assenza di impegni famigliari, disponibilità a “esperienze nuove fuori dalle regole comuni”
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Un annuncio di lavoro pubblicato l’8 aprile scorso sul portale “tutti.ch” finisce al centro di un atto parlamentare che solleva interrogativi pesanti sul rispetto della legge sulla parità e, più in generale, sulla tutela delle lavoratrici e dei lavoratori in Ticino...

Nel mirino dei copresidenti del Partito socialista, Fabrizio Sirica e Laura Riget, è finita un’inserzione per un’assistente personale del CEO riferita alla Seca Security Cash di Chiasso, azienda il cui socio e gerente è Adriano Filippi. A far discutere sono soprattutto alcuni requisiti indicati come indispensabili: età compresa tra i 19 e i 40 anni, assenza di impegni famigliari, disponibilità a “esperienze nuove fuori dalle regole comuni”, flessibilità totale sugli orari e disponibilità a viaggiare e ad accompagnare il dirigente.

Secondo il testo dell’interrogazione presentata dai due deputati, si tratta di elementi che appaiono apertamente discriminatori e che chiamano in causa direttamente la legge sulla parità. A sostegno della tesi viene richiamata anche la posizione dell’avvocata Valerie Debernardi, specialista in diritto del lavoro, secondo cui porre come requisito la libertà da obblighi familiari configura una chiara discriminazione. Non assumere una persona solo perché ha figli, viene ricordato, è contrario alla legge, e questo vale tanto per le donne quanto per gli uomini.

Il problema, però, non si fermerebbe al singolo annuncio. Nell’atto parlamentare si sottolinea infatti come episodi di questo tipo non rappresentino un caso isolato, bensì il sintomo di una deriva più ampia presente in alcuni ambienti lavorativi. Vengono evocati colloqui che sconfinano nella sfera personale, commenti inopportuni, allusioni e situazioni capaci di mettere a disagio chi cerca o già svolge un’attività professionale.

La preoccupazione riguarda in particolare le molestie e le discriminazioni di genere e di natura sessuale sul posto di lavoro, fenomeni che colpiscono soprattutto le donne e che, secondo il testo, richiedono una risposta più incisiva da parte delle istituzioni. Da qui la richiesta al Consiglio di Stato di chiarire se vi siano strumenti di monitoraggio sugli annunci pubblicati online, quali servizi siano a disposizione delle vittime e se casi del genere possano portare a verifiche o perfino ad approfondimenti sul piano giudiziario.

L’interrogazione punta infine a capire quale sia oggi la valutazione del Governo ticinese rispetto a queste dinamiche e se esista una strategia concreta per contrastarle. Perché, al di là del singolo episodio, la questione tocca un tema più ampio: la dignità delle persone sul lavoro e il diritto a non essere giudicate o penalizzate per la propria condizione personale o familiare.


Domande al Consiglio di Stato

Questo annuncio costituisce, a giudizio del Consiglio di Stato, indizi sufficienti per attivare verifiche o controlli da parte degli organi competenti presso le aziende in questione?
In generale, come già richiesto in un altro atto parlamentare, vengono monitorati gli annunci di lavoro pubblicati online al fine di individuare possibili casi di abuso (l’altra volta era per un annuncio di un’azienda che pagava 9 franchi l’ora)?
A quali servizi possono rivolgersi le lavoratrici (occupate o in cerca di impiego) che subiscono delle molestie o delle discriminazioni?
Dove si possono segnalare situazioni analoghe a quella dell’annuncio, che viola la legge sulla parità?
L’annuncio è passibile di approfondimento dal punto di vista giudiziario?
In conclusione, qual è la valutazione del Consiglio di Stato circa le molestie e le discriminazioni di genere e sessuali sui posti di lavoro? C’è una strategia per contrastarla?

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