POLITICA
Nomine al Tribunale penale, le bombe dell'avvocato Mario Molo
Il penalista: "Un TPC composto solo da ex procuratori sarebbe problematico". Sullo sfondo il 'derby' in casa PLR tra Andrea Maria Balerna e la giudice Monica Sartori-Lombardi

“Forse anche da noi è arrivato il momento di riflettere sul tema della separazione delle carriere nella Giustizia e quindi sulla netta distinzione dei percorsi professionali di chi svolge la funzione di magistrato inquirente/requirente e di chi esercita quella di magistrato giudicante: chi decide di fare il procuratore non dovrebbe poter diventare in seguito giudice”. È l’opinione di un penalista di lungo corso, l’avvocato Mario Molo, intervistato dal vicedirettore della Regione, Andrea Manna. Parole chiare, quelle di Molo, che giungono alla vigilia della sessione parlamentare che sarà dedicata anche alla nomina di una decina di magistrati. Ma la nomina che divide deputati e partiti è quella di due nuovi giudici al Tribunale penale, nel quale siedono già tre ex procuratori pubblici: Marco Villa, Amos Pagnamenta e Paolo Bordoli.

La commissione parlamentare “Giustizia e diritti”, incaricata di proporre i candidati al plenum, ha indicato Raffaella Rigamonti, in quota Centro, e di Andrea Maria Balerna, in quota PLR. Entrambi procuratori pubblici. Balerna, sostituto procuratore generale, è inoltre membro del Consiglio della magistratura.

Sotto traccia - ma nemmeno tanto sotto traccia - c’è un gran brusio tra i deputati, con posizioni radicalmente diverse anche in seno al PLR, dove molti ritengono che la candidata “naturale” avrebbe dovuto essere Monica Sartori-Lombardi, avvocato di lunga esperienza, che da un anno e mezzo si è messa a disposizione del Tribunale penale dopo la destituzione dei giudici Siro Quadri e Francesca Verda. Tribunale, tra l’altro, del quale era già giudice a latere delle Assisi criminali. Invece, la maggioranza del gruppo parlamentare del PLR ha deciso di sostenere la candidatura di Andrea Maria Balerna suscitando un malcontento palpabile in seno al Partito. E la Commissione giustizia - anche in questo caso a maggioranza - ha deciso di adeguarsi all’indicazione del PLR.

Ma torniamo a Molo, che definisce “altamente problematico e dunque da scongiurare” lo scenario di un Tribunale penale composto da soli ex magistrati inquirenti.

Non è escluso, annota la Regione, che alcuni candidati non indicati dalla Commissione giustizia decidano di mantenere la propria candidatura e sottoporla al voto parlamentare. Fra questi potrebbe esserci, appunto, Monica Sartori-Lombardi, avvocata e dal gennaio 2025 giudice supplente straordinaria, designata dal Consiglio di Stato per sostituire temporaneamente uno dei due magistrati del Tribunale destituiti nel dicembre precedente dal Consiglio della magistratura -  di cui Balerna faceva e fa tuttora parte - nell’ambito della vicenda del “caos TPC”.

Sartori-Lombardi, vicina al PLR e senza trascorsi professionali al Ministero pubblico, aggiunge Manna nel suo artitolo, ha nel frattempo presieduto diversi processi, anche delicati.

Ma perché Molo reputa ‘altamente problematico’ un Tribunale penale composto unicamente da ex procuratori pubblici?

“Il passaggio diretto dalla funzione requirente a quella giudicante da parte dei procuratori – che nella maggior parte dei processi celebrati in Ticino diventano giudici monocratici, quindi unici titolari della decisione, senza l’intervento di giudici a latere o assessori – è problematico sia sotto il profilo costituzionale sia sotto quello della Convenzione europea dei diritti dell’uomo”, afferma il penalista, citando l’articolo 30 della Costituzione federale, che garantisce a ogni cittadino di essere giudicato da un tribunale indipendente e imparziale, e l’articolo 6 della CEDU, relativo al diritto a un equo processo.

“Vi è un’incompatibilità evidente - spiega - non solo per la forma mentis accusatoria, che non si perde in poco tempo, ma anche per il condizionamento, non soltanto psicologico, derivante dai legami personali del giudice già procuratore pubblico con gli ex colleghi della Procura”.

Secondo Mario Molo è necessario calarsi nei panni dei cittadini: “Nella giustizia anche l’apparenza conta. L’indipendenza del magistrato, nel caso concreto quella del giudice, deve essere anche apparente. Ssarebbe quantomeno opportuno che i procuratori pubblici eletti giudici d’Appello si occupassero per un certo periodo, prima di approdare al Tribunale penale, di altri settori del diritto. Oggi invece si passa di fatto direttamente dal penale al penale”.

Molo spezza poi una lancia a favore di Monica Sartori-Lombardi: “È l’unica candidata alla carica di giudice ordinario del TPC proveniente dall’avvocatura (…), è stata giudice a latere della Corte delle Assise criminali. Si è poi messa a disposizione delle istituzioni in un momento molto delicato e critico per la magistratura, dopo la destituzione di due giudici penali”.

Molo solleva poi il tema della rappresentanza di genere: “Sartori-Lombardi è l’unica donna giudice del TPC. E questo rappresenta un valore aggiunto, specie per determinati tipi di reati. Eppure è stata lasciata cadere senza particolari remore dal PLR per favorire un procuratore pubblico, membro del Consiglio della magistratura che nel dicembre 2024 ha deciso il licenziamento in tronco di due giudici del Tribunale penale cantonale. Il che lascia basiti. Quel procuratore voleva già allora cambiare funzione e nel giugno 2025 aveva concorso per un posto di giudice d’Appello”.

Infine l’ultima bomba di Molo: “I cittadini non ne possono più di inciuci e mercanteggiamenti fra partiti. E l’attuale sistema di nomina è umiliante per gli stessi aspiranti procuratori e giudici”.

 

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