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18.09.2023 - 14:290

Svizzeri, gente sana… ma non troppo

Uno studio di CSS conferma la tendenza in atto dal post pandemia: la popolazione elvetica si sente meno in salute rispetto a prima del 2020. Circa il 50% degli anziani si percepisce malato, metà delle donne adulte lamenta malesseri psicologici

LUCERNA - La popolazione svizzera si sente meno sana rispetto a prima della pandemia. Un netto peggioramento dello stato di salute si palesa nelle persone oltre i 65 anni: circa la metà di loro si sente malata o non del tutto sana. Molti giovani adulti non stanno bene mentalmente e hanno difficoltà a trovare aiuto professionale. Inoltre, il doppio carico rappresentato dall'attività professionale e dal lavoro di care richiede il suo tributo alle donne tra i 41 e i 50 anni, che ne risentono molto a livello psicologico.

Lo studio CSS sulla salute esamina dal 2020 come sta la popolazione svizzera. Viene effettuato dall'istituto di ricerca Sotomo. Sono state intervistate 2432 persone nella Svizzera tedesca, francese e italiana. I gruppi di età esaminati sono suddivisi in giovani adulti (18 - 35 anni), adulti (36 - 65 anni) e anziani (oltre i 65 anni).

Circa la metà degli anziani sostiene di avere problemi di salute
Lo studio CSS sulla salute mostra che rispetto all'inizio della pandemia la popolazione svizzera soffre di un peggioramento della salute: nel marzo 2020, il 22% delle persone intervistate aveva dichiarato di non sentirsi completamente sano. Nel 2023 questa cifra è salita al 34%. Colpisce l'aumento fra gli anziani: dal 30% del 2020 si è passati al 46% di quest'anno. Prima e durante la pandemia il numero di giorni di malattia degli anziani era di 2,6 all'anno, vale a dire nettamente inferiore alla media, pari a 3,8. Nell'anno in cui sono state rafforzate le misure contro il coronavirus (2021), per gli anziani tale cifra era scesa a 2,2 giorni e nel 2023 è più che raddoppiata, passando a 4,5 giorni. 

Una nazione esausta
Oltre i due terzi di chi non si sente in buona salute ha riferito di soffrire spesso di stanchezza e affaticamento (68%). Non è escluso che l'esaurimento sia da ricondursi alle malattie generate dall'epidemia di Covid. Sono spesso citati anche i dolori (48%), le malattie infettive (41%) e lo stress (40%). I problemi di salute si ripercuotono inoltre sulla vita quotidiana delle persone colpite: le persone colpite soffrono di disturbi del sonno, di mancanza di movimento o addirittura riducono la loro vita sociale e soffrono a causa di rapporti tesi. 

Difficoltà nella reperibilità dei farmaci
Circa la metà della popolazione ha avuto bisogno di farmaci l'anno scorso. Il 37% di questo gruppo è stato interessato da difficoltà nella fornitura dei medicamenti. La maggior parte è riuscita a trovare alternative equivalenti. Per il 7% delle persone con necessità di medicinali, le difficoltà nella fornitura hanno invece avuto ripercussioni negative sul trattamento. 

Il dato peggiore riguardante il benessere psichico è per le donne tra i 41 e i 50 anni
La salute mentale è una grande sfida per la Svizzera: mentre nel 2021 quasi tre quarti della popolazione si sentivano sempre o quasi sempre bene, nel 2023 la cifra è scesa a solo due terzi. Le giovani adulte e i giovani adulti continuano a trovarsi in condizioni peggiori rispetto al resto della popolazione. La quota dei giovani adulti che gode di una buona salute psichica è salita dal 57 al 60%. Una tendenza negativa persistente si palesa invece negli adulti tra i 35 e i 65 anni: rispetto al 2021 la quota di chi si sente mentalmente in buona salute è scesa dal 75 al 67%. Il dato peggiore si riscontra nelle donne tra i 41 e i 50 anni. È l'età in cui spesso lo stress professionale si somma a quello familiare. Dal punto di vista psichico, le persone più in salute continuano a essere quelle d'età superiore a 65 anni.

Gli anziani tendono a tenere per sé i problemi psichici
Due persone intervistate su cinque (39%) non si rivolgono a nessuno quando non stanno bene dal punto di vista mentale. Sono soprattutto le persone in età più avanzata a tacere questi disturbi, mentre quelle più giovani hanno più facilità a parlare dei loro problemi. Ciò è in contrasto con la gestione dei problemi psichici sul posto di lavoro; il 40% dei giovani adulti è già stato assente dal lavoro a causa del suo stato psichico, mentre gli adulti la percentuale è nettamente inferiore, attestandosi al 23%. Di tutti gli intervistati, solo il 45% ha comunicato apertamente i motivi dell'assenza dal lavoro, il 40% ha indicato un altro motivo, il resto non ha fornito alcuna motivazione. Con il 51%, sono soprattutto le persone più giovani a menzionare un motivo non corrispondente al vero. Probabilmente, questo accade perché le malattie dell'ambito psichico sono associate a una ridotta capacità di rendimento.

I giovani adulti hanno difficoltà a trovare sostegno professionale
Il 38% di chi non si sente bene dal punto di vista psichico ha indicato di aver usufruito di aiuto professionale. In questa situazione, tuttavia, la maggioranza (62%) non cerca il sostegno di specialisti. Tuttavia, non tutti quelli che richiedono un aiuto professionale trovano l'assistenza necessaria. Questo si è rivelato difficile per quasi la metà delle persone intervistate.
In particolare i giovani adulti, che già si sentono piuttosto male, hanno le maggiori difficoltà nell'ottenere un sostegno professionale. La ricerca di una piattaforma terapeutica è più difficile anche per le persone che si trovano in una crisi psichica acuta. 

Maggiore flessibilità sul lavoro riduce lo stress 
Quali sono gli effetti del lavoro sul nostro benessere psichico? La grande maggioranza della popolazione svizzera (70%) considera una malattia psichica causata dallo stress da prestazione un pericolo per la salute. Contrariamente all'ipotesi secondo la quale la flessibilizzazione del mondo del lavoro in termini di luogo e tempo provochi maggiori pressioni, tre persone intervistate su quattro che esercitano un'attività professionale la giudicano positivamente. Un effetto benefico è dato dal fatto che il lavoro può essere adattato alla propria giornata e alle questioni private. Questa percezione positiva è leggermente più diffusa nelle donne, che ancora oggi assumono in misura maggiore i compiti domestici, che negli uomini. 

Qualità della vita più importante rispetto alla longevità
Se la popolazione dovesse scegliere tra una vita lunga, appagante o sana, solo il 2% sceglierebbe di vivere più a lungo. Per il 54% una vita appagante è al primo posto, per il 44% la salute. Per le anziane e gli anziani, la salute è più importante rispetto all'appagamento. È interessante che anche le persone che sono (piuttosto) malate considerano una vita appagante come l'aspetto più importante del loro tempo di vita. 

Grosse riserve nei confronti della monetizzazione del tempo della vita 
Il rapido sviluppo di farmaci innovativi ha fatto sì che molti pazienti, che un tempo erano considerati malati incurabili, oggi abbiano l'opportunità di guarire o quantomeno di allungare la loro vita. Tuttavia, questi progressi della medicina comportano anche aspetti etici e finanziari importanti. Il 45% delle persone intervistate non ha voluto esprimere un giudizio su quale sia il prezzo massimo annuo appropriato per i farmaci che prolungano la vita. Il 71% di chi si è espresso in merito a tale domanda è dell'opinione che i medicamenti che prolungano la durata della vita dovrebbero generare un aumento del premio pari al massimo a ulteriori 40 franchi al mese.

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