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Ristorni, la Lega replica: "Giusto congelare una parte, ma Berna smetta di fare lo zerbino"
Dopo la decisione del Consiglio di Stato di sospendere cautelativamente oltre 50 milioni destinati alla Lombardia, il movimento di via Monte Boglia giudica il passo corretto ma ancora insufficiente e punta il dito contro il Consiglio federale
TiPress / Francesca Agosta
POLITICA

Ristorni, il Ticino blocca 50 milioni: “Ora tocca anche alla Confederazione”

30 GIUGNO 2026
POLITICA

Ristorni, il Ticino blocca 50 milioni: “Ora tocca anche alla Confederazione”

30 GIUGNO 2026

LUGANO - Dopo la decisione del Consiglio di Stato di procedere a un versamento solo parziale dei ristorni all’Italia, congelando cautelativamente oltre 50 milioni di franchi destinati in particolare alla Lombardia, non si fa attendere la presa di posizione della Lega dei Ticinesi. Il movimento di via Monte Boglia considera la scelta del Governo cantonale un segnale politico nella giusta direzione, ma ritiene che Berna continui a muoversi con eccessiva remissività nei confronti di Roma.

Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa integrale.

La Lega dei Ticinesi prende atto con parziale soddisfazione della decisione odierna del Consiglio di Stato di congelare circa 50 milioni di franchi dei ristorni delle imposte alla fonte versate all’Italia. Si tratta di una scelta pragmatica e responsabile che va nella direzione auspicata dalla Lega: non è infatti più accettabile continuare a trasferire oltre 110 milioni di franchi all’anno oltreconfine, dove gli accordi non vengono rispettati.

La decisione del Governo cantonale riconosce finalmente una realtà evidente: l’Italia ha introdotto disposizioni fiscali, presentate come "tassa sulla salute", che sono incompatibili con lo spirito e con la lettera dell’accordo fiscale sui frontalieri. Se Roma decide unilateralmente di tassare ulteriormente i frontalieri, viene meno uno dei presupposti fondamentali sui quali si fondano i ristorni.

Per questo motivo il congelamento parziale rappresenta un segnale politico necessario. La Lega ritiene tuttavia che la misura avrebbe potuto essere ancora più incisiva: continuare a versare oltre la metà di una somma tanto esorbitante significa mantenere una posizione di eccessiva accondiscendenza verso un Paese che, ancora una volta, modifica unilateralmente le regole del gioco.

Le maggiori responsabilità ricadono però sul Consiglio federale e, in particolare, sulla responsabile del Dipartimento federale delle finanze, Karin Keller-Sutter. Ancora una volta Berna ha scelto la linea della remissività nei confronti dell’Italia, evitando di difendere con la necessaria fermezza gli interessi svizzeri e ticinesi.

Da troppo tempo il Consiglio federale subisce ogni iniziativa proveniente da Roma, limitandosi ad appellarsi al dialogo anche quando è l’altra parte a violare gli accordi sottoscritti. Questo atteggiamento arrendevole non rafforza la credibilità della Svizzera, ma trasmette il messaggio che il nostro Paese sia disposto ad accettare qualsiasi imposizione pur di evitare uno scontro diplomatico.

La storia dimostra invece che quando la Svizzera, e il Ticino in particolare, hanno assunto posizioni ferme, l’Italia è stata costretta a sedersi seriamente al tavolo delle trattative. È dunque questa la strada da seguire. La Lega dei Ticinesi continuerà a battersi affinché le risorse generate in Ticino vengano destinate prioritariamente ai cittadini ticinesi, invece di alimentare trasferimenti finanziari che non trovano più alcuna giustificazione alla luce del comportamento adottato dalle autorità italiane.

Prima i ticinesi. Sempre.

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