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16.02.2022 - 10:160
Aggiornamento : 10:51

Canone a 200 franchi? Bignasca: “L’unica informazione imparziale della RSI è il Teletext”. Galfetti: “Siete autolesionisti”

Duello scoppiettante ieri sera a Matrioska. In studio anche Amalia Mirante, Piero Marchesi, Fabio Regazzi e Alex Farinelli. Al centro: il ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo

MELIDE - Duello scoppiettante ieri sera a Matrioska, il dibattito in onda ogni martedì su TeleTicino, sull’iniziativa che alcune associazioni economiche intendono lanciare a livello nazionale per ridurre il canone radiotelevisivo dagli attuali 365 a 200 franchi all’anno. Un’iniziativa alla quale l’UDC e la Lega hanno già preannunciato la loro adesione. Il testo dell’iniziativa non è ancora stato elaborato, ma, ha detto il presidente dell’UDC ticinese e consigliere nazionale Piero Marchesi, la raccolta delle firme partirà presumibilmente entro l’estate.

 

Oltre a Marchesi, collegati via Skype c’erano i suoi colleghi Alex Farinelli (PLR) e Fabio Regazzi (PPD), che è anche presidente dell’Unione Svizzera Arti e Mestieri (USAM). Proprio in questa veste, Regazzi ha posto l’accento su quella che ritiene un’ingiustizia che colpisce le aziende, in particolare le piccole e medie imprese, costrette a pagare una quota di canone eccessiva, calcolata sul fatturato.

“Le aziende – ha detto - non hanno alcun beneficio dal canone che pagano, perché nelle aziende si lavora e non si guarda la tivù. Per questo ho depositato un’iniziativa parlamentare per correggere questa stortura, ed è chiaro che se dovesse essere bocciata, come USAM sosterremo l’iniziativa per la riduzione del canone a 200 franchi. Abbiamo assistito in questi anni a una sorta di bulimia della SSR, che è andata a invadere campi che non sono di sua competenza”.

 

L’economista Amalia Mirante, che fa parte dell’associazione Amici della RSI, la quale aveva combattuto quattro anni fa l’iniziativa “No Billag”, ha sottolineato da parte sua che il popolo svizzero ha già detto chiaramente che non vuole indebolire il servizio pubblico della SSR.

Sulla stessa linea, Farinelli, che pur dando ragione a Regazzi sull’eccessiva quota di canone a carico delle aziende, ha affermato che una drastica riduzione della tassa metterebbe a repentaglio il servizio pubblico radiotelevisivo e colpirebbe in particolare la Svizzera italiana.

 

Il dibattito si è animato con l’intervento del capogruppo leghista Boris Bignasca: “L’iniziativa No Billag era drastica, e nemmeno io la sostenevo, ma il testo della prossima dovrà evitare di indebolire la parte sana del servizio pubblico. C’è invece una parte del servizio pubblico, e tutti gli elettori di centro destra lo pensano, che non è sana, che non è imparziale: è la parte della cosiddetta informazione”.

 

Poi l’affondo provocatorio: “L’unica parte dell’informazione della RSI veramente imparziale è il Teletext. Tutto il resto, a partire dalle 7 di mattina in radio, è fondamentalmente di sinistra. È evidente che a un certo punto la gente si stufa e per questo credo che in Ticino la proposta di ridurre il canone a 200 franchi passerà”. Giornalisti strapagati con il canone pagato da tutti i cittadini che fanno propaganda per una parte politica, la sinistra, ha proseguito Bignasca: “Devono dare notizie in maniera più asettica, meno di parte”. 

Gli ha replicato per le rime l’avvocato Renzo Galfetti, che come Mirante fa parte dell’Associazione Amici della RSI: “Ma sì… Ripristinamo l’Ora della Terra. Sentire dei ticinesi che parlano di ridurre il canone mi fa un po’ effetto. Se alle Olimpiadi ci fosse la disciplina dell’autolesionismo vincerebbero la medaglia d’oro. Il Ticino raccoglie circa 45 milioni di franchi di canone e ne riceve 265 milioni dalla SSR. Bisogna essere pazzi per intervenire su questo riparto di solidarietà confederale che ci avvantaggia in modo strepitoso. Abbiamo tre canali televisivi, compresa TeleTicino, e 5 canali radiofonici, contando anche le due emittenti private, abbiamo una qualità dell’informazione notevole. Non ho sentito, a fronte di questa prospettiva di ridurre il canone, che sarebbe un disastro, nessun discorso imprenditoriale o politico. Perché la vera verità di fronte a questa malefica intenzione ha una parola semplice: ripicca. Perché si ritiene che la maggioranza dei giornalisti della radiotelevisione pubblica sia di sinistra. Ma questo è congenito alla professione. La distinzione va fatta invece tra giornalisti bravi e non bravi, indipendentemente dal loro orientamento politico”.

A Galfetti ha replicato Regazzi: “Il tema centrale è che servizio pubblico vogliamo. Abbiamo bisogno dei quiz in televisione o di trasmissioni sulla cui qualità ci sarebbe da discutere? Io non metto in discussione l’informazione, ma è di tutto il resto che dobbiamo parlare”.

Sul giornalismo che tende a sinistra è intervenuto anche Farinelli: “Penso che i giornalisti facciano bene il loro lavoro, anche se tendenzialmente, ma questo riguarda in generale la categoria, hanno una sensibilità più vicina alla sinistra”.

Marchesi ha aggiunto che “ci sono molti giornalisti di sinistra che fanno bene il loro lavoro. Ma l’importante è che ci sia un servizio pubblico di qualità e che costi il giusto. Non è necessariamente il budget che si ha a disposizione che garantisce la qualità del servizio pubblico. La nostra domanda è: si può fare un servizio pubblico con un budget più limitato? A mio avviso sì. Il canone dovrebbe coprire il servizio pubblico di base, invece oggi la SSR fa troppe cose e dovrebbe lasciare ad altri attività che non sono di sua competenza. Il problema è che non si vuole discutere il tema del servizio pubblico, e io dibattito di questa sera lo dimostra: si erige subito un muro”.

Il consigliere nazionale dell’UDC ha precisato, ribadendo un concetto già espresso dal senatore Marco Chiesa, che un’eventuale riduzione del canone “non dovrebbe toccare le emittenti private che garantiscono un ottimo servizio pubblico”.

Sempre sul tema del servizio pubblico, Amalia Mirante ha detto: “Non deve piacere alla classe politica. Deve essere autonomo e indipendente, per cui io non metterò mai il becco su una scelta aziendale”. L’economista ha aggiunto che “ci sono appetiti molto grandi da parte di gruppi privati attorno allo sport e all’intrattenimento”. Insomma, riducendo il canone, la SSR dovrebbe rinunciare a proporre eventi e trasmissioni che vanno oltre l’informazione. E per vederle, i telespettatori dovrebbero pagare.

Galfetti ha ribadito che “l’informazione della RSI è sana e corretta ed eventuali ammiccamenti a sinistra non hanno alcun effetto concreto sulle scelte politiche degli elettori, come dimostra il successo della Lega dei Ticinesi”. E rivolgendosi a Marchesi: “Lei sogna una televisione fatta solo di cose ‘serie’, tipo Corazzata Potëmkin, dove tutti si addormentano”. E Bignasca di rimando: “Già, perché adesso è il carnavale di Rio”.

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