Politica
22.10.2015 - 08:280
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Rico Maggi, «ticinesi, la realtà è questa, non le storielle dei frontalieri che rubano il lavoro»

Il direttore dell'Ire difende lo studio che ha scatenato tante polemiche. «Il Ticino non è pronto ad accettare una realtà universitaria. Il nostro lavoro è scientifico». E lancia una stoccata. «Come mai la percezione dei ticinesi è diversa da quella del resto del mondo?»

BELLINZONA - Lo studio dell'Ire, che afferma in sostanza come non vi sia un effetto sostituzione fra lavoratori ticinesi e frontalieri e che questi ultimi non sono assunti per la retribuzione, continua a far discutere, fra attacchi, ironia sul web, richieste di chiusura. Due quotidiani sono andati a intervistare il direttore dell'Istituto di ricerche economiche Rico Maggi, che difende a spada tratta lo studio e i suoi risultati. «Questo Cantone ancora dopo vent'anni non è pronto ad accettare il ruolo dell'Università e della ricerca scientifica», ha affermato amareggiato, ribadendo che «se c'è qualcosa che rispecchia la realtà sono i dati rappresentativi che abbiamo utilizzato. Non di certo le storielle di singole persone che pensano di sapere già tutto sui frontalieri che rubano il lavoro ai ticinesi». Ovvero, come è stato svolto? «Questo tipo di analisi si basa su circa 90’000 osservazioni sull’arco di dieci anni. In questo contesto le persone coinvolte rispondono sul loro stato professionale e anche se non hanno più un lavoro. Così come si esamina la possibilità di passaggio da un’occupazione a un’altra. È analizzando questo quadro, quest’ampia situazione, che abbiamo verificato la mancanza di un effetto significativo dei frontalieri sulla manodopera residente. Questo non esclude, evidentemente, casi in cui la pressione è presente. Ma non si può dirlo sul piano generale. Ed anche il livello della disoccupazione in Ticino non è alto e stabile». Dunque, «se poi il Ticino non vuole accettare una realtà, questa è un'altra storia, che non ha nulla a che vedere con la credibilità del nostro lavoro». Sul fatto che i frontalieri costino meno, Maggi risponde che «è vero che in questi anni da una parte si è avuto un effetto sul lavoro poco qualificato, scartato però dai ticinesi, e dall’altro la crisi economica italiana ha spinto professionalità qualificate verso il nostro mercato del lavoro. A quest’ultimo livello c’è senz’altro una pressione al ribasso sui salari, ma tutto ciò non incide sulla sostituzione o meno di manodopera residente». Dice di essere stato cosciente che i risultati avrebbero scatenato polemiche, rendendo noto come la Seco avrebbe voluto organizzare una conferenza stampa per esporli, ed è pronto a rispondere a eventuali domande dell'Ufficio Presidenziale del Gran Consiglio in merito, ma non accetta che «si spari su tutto l'istituto, sui suoi collaboratori e anche sull'USI. In questo senso sono molto amareggiato e pure arrabbiato: alcuni attacchi sono stati pura diffamazione». Anzi, «è incredibile come si possa ancora dire che se uno è italiano non lavora in modo serio». Lo studio è concluso, ma l'Ire avrebbe una domanda. «Come mai la percezione dei ticinesi è diversa da quella del resto del mondo?»
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