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Politica
20.11.2015 - 14:140
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Fiori d'arancio fra Lega e UDC? (Quasi) tutti contro, mentre il grande centro «è fantapolitica»

Blocher pensa sia solo questione di tempo, Pinoja invece vede come ostacolo il fatto che la Lega sia un movimento e l'UDC un partito. Da che parte stanno gli esponenti? E su PLR e PPD unite, il no è unanime

BELLINZONA - Non solo PLR e PPD: il tema di possibili fusioni fra partiti politici tiene banco in Ticino e coinvolge anche Lega e UDC, che hanno congiunto, con ottimi risultati, le liste alle elezioni federali, e ora si sono decisamente avvicinate con la scelta di candidare Norman Gobbi, imprestato dalla Lega all'UDC, per il Consiglio federale. Christoph Blocher in un'intervista alla NZZ ha affermato che a suo avviso è solo una questione di tempo, il presidente cantonale UDC Gabriele Pinoja ha invece dichiarato che non è fattibile un'unione fra un movimento e un partito. Abbiamo chiesto ad alcuni esponenti dei due partiti la loro opinione, incontrando il parere negativo di praticamente tutti gli interpellati. Il leghista Michele Foletti è categorico. «Secondo me non si può fare per il DNA stesso dei due partiti. La Lega è un movimento e come dice Attilio Bignasca è uno stato d'animo. Una fusione non verrebbe mai capita e accettata dai leghisti. Una collaborazione su determinati temi è benvenuta, ma penso proprio che non sia nemmeno possibile prendere in considerazione l'idea di una fusione». Favorevole invece Giancarlo Seitz, che pensa a quanto la collaborazione fra i due partiti funziona nel Malcantone. «A livello cantonale la Lega può essere decisiva per il cambiamento. Serve qualcuno, con l'introduzione del maggioritario, che si prenda la responsabilità di governare per un'intera legislatura». E Lega e UDC unite potrebbero farlo. «Ritengo che sia possibile avere un programma comune, sedendosi a tavolino per elaborarlo. Un buon partito, secondo me, è come un albero di Natale: ha tante bocce che devono essere diverse una dall'altra, perché è nella diversità delle opinioni che si costruisce. La Lega è questo, e la caratteristica dovrebbe rimanere». Sul fronte UDC, Lara Filippini concorda con Pinoja. «Una collaborazione intensa è possibile, vedo una fusione più difficile perché sul piano sociale abbiamo visioni differenti». È d'accordo col suo presidente anche Tiziano Galeazzi. «Pinoja ha già risposto: per ora si parla di un movimento e di un partito, ognuno con la propria organizzazione, e sono distinti. Le ipotesi di Blocher possono sempre essere valutate, ma in Ticino nessuno parla di questa fusione. Anzi come UDC ci stiamo rafforzando, stiamo per cambiare la presidenza e ci stiamo organizzando». Collaborare sì, unirsi no. «Secondo me la collaborazione è un punto più che valido, a Lugano per esempio correremo insieme per il Municipio e faremo due liste per il Consiglio comunale, un sistema che può funzionare dato che gli obiettivi sono ambiziosi». Matrimonio PLR-PPD? Ai quattro politici abbiamo chiesto che cosa ne pensano anche dell'altra unione di cui si parla, quella fra PLR e PPD. E qui il «non è possibile» ha ottenuto l'unanimità. «Sono perplesso per una questione storica e culturale», esordisce Michele Foletti. «Dubito che l'area più radicale e anti-clericale del PLR possa accettare una fusione fra i due partiti, così come dubito che lo accetti l'area più cattolica del PPD. Secondo me se si fondessero rischierebbero di perdere le due ali più radicali. Potrebbe farci paura se nascesse? No». Categorico anche Giancarlo Seitz, «già i liberali non sono uniti al loro interno. Le varie anime dei due partiti non potrebbero mai andare d'accordo». Lara Filippini sottolinea i continui battibecchi. «Secondo me non è fattibile, fino all'altro giorno erano più le volte in cui il centro litigava rispetto a quando pensavano di unirsi». E se venisse fatta una manovra del genere «sarebbe perché stanno notando un'erosione di elettori al centro, perché essi non si sentono più rappresentati e pensano che unirsi potrebbe contrastare la perdita di voti. Francamente non ci credo, la gente vuole risposte chiare e univoche e in questo momento si nota che l'UDC è il partito che è maggiormente in grado di farlo. Non credo proprio che un centro unito potrebbe farci paura». Una voce sentita più volte, ma mai concretizzata. È ciò che pensa Tiziano Galeazzi del grande centro. «Non sono io a doverlo dire. Quando ho iniziato ad interessarmi di politica, ovvero dalla metà degli '80, era impensabile. Poi negli anni si è sentita più volte la voce di un possibile avvicinamento, però non so se le anime che compongono il PPD e quelle molto marcate che compongono i liberali potrebbero andare d'accordo. Il fatto poi che non abbiamo il maggioritario blocca questo genere di fusioni. L'idea di una grossa coalizione di centro non è una novità, si parla e poi si litiga e si resta al punto di partenza, almeno sinora: nessuno ha mai fatto un passo decisivo. Se si unissero ci sarebbe una frammentazione delle anime radicali, liberali, cattolica e sociale». Un'eventuale unione potrebbe però impensierire Lega e UDC? «Non abbiate paura: se da qui al 2050 dovesse succedere qualcosa del genere ci si organizzerà di conseguenza. Si metterebbe la politica su tre poli, uno di destra (intesa come economica), uno di centro e uno di sinistra, perché non penso che le sensibilità progressiste e radicali convergano nel centro. Chi sarebbe il più forte sarebbe una questione di voti, ma è fantapolitica ticinese... ».
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