Politica
11.01.2016 - 17:280
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Champagne per Roma, più tasse per i frontalieri, “prima i nostri”

Accordo Svizzera-Italia, la Lega Nord parla di «sciagura per i frontalieri», il consigliere nazionale Marco Chiesa… concorda. Ma non basta

BELLINZONA - «Una sciagura per i frontalieri», così la Lega Nord ha definito l'intesa raggiunta a dicembre fra Berna e Roma, dopo lunghi anni di negoziati. Non solo, ad essere penalizzati - sempre secondo il partito di Salvini - saranno anche i Comuni di frontiera. Ne abbiamo parlato con il consigliere nazionale Marco Chiesa (UDC), che il giorno della firma aveva affermato che «gli italiani possono stappare lo champagne». Si aspettava una reazione così "catastrofista" da parte della Lega Nord? «Non sono per nulla sorpreso della reazione di Lega Nord contro il PD. I frontalieri pagheranno un notevole tributo alle casse di Roma e, per di più, i Comuni di frontiera rischiano di non vedere neanche un becco di un quattrino dalla Capitale. Lega Nord, che vanta numerosi amministratori locali in Lombardia, ha dunque immediatamente dissotterrato l’ascia di guerra per prendere le difese dei frontalieri, tra i quali il partito di Salvini vanta molti dei suoi elettori». Lei al momento della firma aveva parlato di un affare per l'Italia, come mai dunque la Lega Nord la vede in questo modo? «Non saprei come altro definire un accordo che prevede un maggior introito di quasi 400 milioni per l’Italia e 15 milioni per il Canton Ticino. Pensi che noi ticinesi, da nostra parte, avevamo legittimamente chiesto una quota di imposizione dell’80%, ottenendo al contrario solo un “misero” 70%. Chi ci guadagna dunque primariamente da questo accordo? La risposta è semplice: Roma». Non le sembra che sia in Ticino, sia in Italia, in realtà si “strumentalizzi” la tematica a fini elettorali, ma che in realtà in fondo è difficile ottenere un risultato che possa maggiormente soddisfare le parti? «Con l’accordo fiscale si tratta di regolare l’imposizione dei frontalieri. Nulla di più e nulla di meno. Detto questo, a mio avviso, non deve essere più possibile chiudere gli occhi sugli effetti negativi del frontalierato. Mi riferisco ad esempio al traffico e alla pressione sul nostro mercato del lavoro. Non posso dunque condividere l’opinione di chi ritiene che si stia strumentalizzando questo tema, a maggior ragione se penso al fatto che le nostre ditte figuravano su delle black list italiane. Negli anni poi abbiamo riversato fin troppi milioni di franchi alla vicina Penisola, certamente troppi se pensiamo alle conseguenze della libera circolazione sul nostro tessuto economico e sociale». Con questo nuovo accordo sarà un po’ meno vantaggioso fare il frontaliere. Non conviene attendere la sua applicazione prima di discutere la vostra iniziativa “Prima i nostri”? «Vero, ma questo accordo fiscale non permetterà certo di diminuire l’attrattività del nostro Cantone per i lavoratori frontalieri e non ripristinerà la clausola della preferenza indigena, ciò che “Prima i nostri”, al contrario, intende ottenere. Mi auguro dunque che la preferenza indigena, la reciprocità, la lotta all’effetto di sostituzione e al dumping salariale, possano trovare presto spazio nella nostra Costituzione cantonale. Quello è il posto giusto dove dobbiamo inserire le nostre grandi sfide per il futuro e l’indirizzo che vogliamo dare alla nostra azione politica».
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