Politica
01.03.2016 - 16:220
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Troppi privilegi alla RSI, così la pensa la metà dei ticinesi. Ma l’informazione è oggettiva ed equilibrata

Svelata un’indagine dopo il sorprendente voto ticinese sulla nuova legge federale sulla radiotelevisione dello scorso mese di giugno

LUGANO - L’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna, diretto da Oscar Mazzoleni, ha presentato oggi a Comano i risultati di uno studio realizzato su mandato CORSI e RSI per capire le ragioni del voto del 14 giugno 2015 sulla modifica della legge federale sulla radiotelevisione (LRTV) e, più in generale, per analizzare le opinioni dei cittadini verso la RSI e il servizio pubblico. Lo studio si è avvalso di un’inchiesta d’opinione rappresentativa realizzata nel settembre 2015 presso 1'790 cittadini del cantone Ticino e del Grigioni italiano. Secondo l’inchiesta OVPR, le tendenze emerse nella Svizzera italiana sono in parte simili a quelle identificate dall’analisi VOX sul piano nazionale. Fra le motivazioni addotte dai sostenitori della modifica ha prevalso il principio secondo cui «ognuno deve pagare, perché ognuno può utilizzare la RTV». Tra gli oppositori alla riforma, nella Svizzera italiana è prevalso l’orientamento secondo cui «non tutti utilizzano la RTV, quindi non tutti devono pagare», più di quanto rilevato dall’analisi VOX nazionale (41% contro 32%). I votanti vicini alla Lega e all’UDC tendono ad avere rifiutato la modifica della LRTV, mentre i votanti vicini al PLR e al PPD, e in misura ancora maggiore al PS e ai Verdi, l’hanno sostenuta. Chi si colloca a destra o nel centro-destra tende ad essersi opposto alla modifica. Chi ha meno fiducia nel Consiglio federale e si ritiene meno soddisfatto dall’offerta radio-televisiva della RSI tende a collocarsi fra i contrari della riforma. L’indagine svolta nella Svizzera italiana mostra inoltre che chi non segue mai né i canali televisivi né i canali radio della RSI ha respinto a larga maggioranza la modifica legislativa (rispettivamente con il 71,7% e il 62,2% di No). Al di là del voto, le valutazioni verso la RSI e il servizio pubblico emerse dall’inchiesta mostrano tendenze in chiaro-scuro. Da un lato, la fiducia nelle televisioni e radio pubbliche RSI appare maggiore di quella nei confronti della stampa, dei giornalisti in generale, nonché delle televisioni e radio private. Il tre quarti degli interpellati considera l’offerta radiotelevisiva della RSI abbastanza o molto adeguata, quasi 9 su 10 condividono abbastanza o molto l’opinione secondo cui «i programmi d’informazione sono equilibrati e permettono di farsi un’idea chiara dell’attualità», mentre l’83,6% concorda, abbastanza o molto, con l’affermazione per cui «nell’informazione, i giornalisti della RSI dimostrano oggettività ed equilibrio». Se l’84,1% ritiene che «la Svizzera italiana ha diritto, come le altre due regioni linguistiche a due canali tv e tre canali radio», l’82,5% concorda con l’opinione «bisogna tutelare e difendere la RSI come secondo datore di lavoro più importante della Svizzera italiana». Dall’altro, non mancano elementi di criticità: il 67,6% si dice abbastanza o molto d’accordo con l’opinione secondo cui «la politica è spesso presentata in modo tendenzioso»; il 72,2% tende inoltre a ritenere che «l’informazione lasci troppo spazio all’internazionale e non pone abbastanza l’accento sui fatti locali»; una forte minoranza (46,8%) ritiene inoltre che «la RSI dispone di troppe risorse economiche che non sa gestire e sfruttare», mentre il 52,3% degli intervistati si dice abbastanza o molto d’accordo con l’opinione per cui «i giornalisti e in generale i dipendenti della RSI godono di troppi privilegi». Infine, più del 76% dei rispondenti ritiene che la RSI debba «migliorare il contatto con il pubblico della Svizzera italiana».
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