Politica
31.05.2016 - 11:120
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Quadranti rilancia col doppio binario. «Ma il corso di religione lo paghino le Chiese»

A sorpresa, il deputato PLR lanca una nuova iniziativa per l'insegnamento della storia delle religioni. «Il Governo era d'accordo col modello ma si è genuflesso al volere del Vescovo»

BELLINZONA - Aveva ritirato l'iniziativa che aveva ereditato da Laura Sadis, a sorpresa ed ora altrettanto a sorpresa Matteo Quadranti rientra nel dibattito sull'insegnamento della storia delle religioni a scuola. Lo fa con un atto parlamentare inviato ieri. Anziché il modello misto, che imponeva una scelta fra frequentare l'ora di religione tradizionale e optare invece per storia delle religioni, Quadranti punta sul doppio binario. Ovvero, «due distinti percorsi: un insegnamento obbligatorio (per tutti gli allievi), neutrale sulle diverse credenze, scientifico, inserito nel piano di formazione della scuola pubblica, al quale si può aggiungere, facoltativamente (garantendo così una libertà di scelta integrativa), un insegnamento confessionale della propria religione». I vantaggi? «Esso realizza appieno il principio della complementarità dei due insegnamenti distinti. Solo il modello del doppio binario garantisce appieno la libertà di scelta dell’allievo e dei suoi genitori, consentendo di frequentare tanto l’insegnamento neutrale sulle religioni, quanto quello confessionale di religione». Secondo il deputato PLR, inoltre, «se si dovesse adottare il modello misto, l'accostamento tra i due insegnamenti sarebbe inevitabile e la materia storia delle religioni avrebbe uno statuto più simile a quello dell'insegnamento confessionale che a quello di storia o geografia», mentre le due materie presuppongono lo studio di tematiche simili ma con approcci diversi. Il Governo, precisa Quadranti, è a favore del doppio binario, ma l'opposizione del Vescovo aveva fatto scartare l'ipotesi. «Il consenso sul modello del doppio binario è stato dato dalla chiesa evangelica riformata ma non da quella cattolica per la quale, problematica non era la riduzione oraria settimanale dell’insegnamento confessionale o la sua frequenza, ma piuttosto il fatto che la storia delle religioni verrebbe impartita dai docenti di storia e civica e non da docenti con una "qualifica professionale specifica" (preti, teologi,…). In breve una guerra di posizione, forse per il fatto che a scegliere tali insegnanti, quindi parroci è la Diocesi ma a pagare è il Cantone, il che aiuta la Diocesi, non il Cantone! Alla fine il Governo ha preferito genuflettersi al volere del Vescovo in modo poco consono alla separazione Stato-Chiese e alla laicità dello Stato e della Scuola pubblica», attacca il granconsigliere, che sottolinea come l'insegnamento religioso è sempre meno diffuso. Per non incorrere in problemi del genere, la nuova iniziativa auspica che il corso di storia delle religioni sia tenuto da docenti di storia e civica, col supporto di un manuale del Dipartimento, mentre invece «il corso facoltativo di religione confessionale venga impartito come sino ad ora da insegnanti scelti dalle rispettive chiese che ne determinano lo statuto, ma che siano di conseguenza remunerati dalle chiese stesse». Sarà la volta buona per il semaforo verde all'insegnamento della storia delle religioni nelle scuole?
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