Politica
01.08.2016 - 15:470
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

«Alla frontiera, il Ticino difende la Svizzera. Noi leghisti non ci nascondiamo dietro le decisioni prese»

La sicurezza è stata al centro dei discorsi a Olivone. Gobbi: «Il nostro Cantone spesso è confrontato per primo con certi temi. Ribadiamo la volontà di essere padroni in casa nostra»

OLIVONE - Molta gente al pranzo del primo d'agosto organizzato dalla Lega dei Ticinesi in quel di Olivone. Il tema centrale dei discorsi è stato quello della sicurezza, toccato dal Coordinatore Attilio Bignasca, che ha citato anche l'espulsione dei criminali stranieri e il bisogno di respingere i migranti economici, così come dei Consiglieri di Stato e Nazionali (Zali, Gobbi, Quadri e Pantani). Norman Gobbi ha sottolineato la gioia di trovarsi in un comune con un sindaco leghista come Claudia Boschetti Straub. Per quanto concerne, appunto, la sicurezza, «l’obiettivo è quello di non abbassare mai la guardia ma anzi, di pianificare le azioni da mettere in atto prima che si manifesti una situazione di emergenza e che la realtà ci sfugga di mano. Anche senza l’appoggio di Berna, portiamo avanti delle proposte che ci permettono di sentirci più sicuri nel nostro vivere quotidiano". Ha spiegato come, su sua insistenza, il Consiglio Federale abbia accettato di inviare l'esercito in caso di emergenza, dato che quella ticinese è una delle uniche porte rimaste aperte per i migranti. «Assicurando la sicurezza di tutti noi ticinesi ci rendiamo garanti di quella di tutti gli svizzeri: agiamo come primo filtro alla frontiera nazionale. Il Ticino sta difendendo la Svizzera. Il nostro Cantone spesso, come in questo caso, vede – e ahimé vive anche in prima persona- problematiche che toccheranno il resto del Paese solo in un secondo tempo. È stato così con la crisi della piazza finanziaria, con il frontalierato e ora con la gestione dei flussi migratori. Con questa attività promuoviamo l’essenza dello spirito confederale contenuto nel patto che, come vi ho ricordato poco fa, ci vede uniti per il bene comune della nostra Patria. Dobbiamo quindi sentirci orgogliosi per quel che abbiamo fatto e facciamo in quanto Ticinesi nella gestione della sicurezza non solo cantonale, bensì nazionale! Orgogliosi perché il presidio svolto dai Ticinesi alla porta sud della Confederazione è oggi sinonimo di sicurezza e controllo. E poi, salvo qualche guardia di confine giunta da nord, lo stiamo facendo da soli perché noi teniamo alla sicurezza della nostra Patria». Un altro punto su cui Gobbi ha insistito è la legge contro la dissimulazione del volto. «Grazie a queste leggi è stata ribadita – aggiungo anche celermente grazie all’impegno del mio Dipartimento – la volontà di tutti i cittadini di sentirsi sicuri mentre passeggiano per le vie delle nostre città, allo stadio o in pista per seguire una partita, e in ogni occasione pubblica di incontro. Ma soprattutto di potersi sentire padroni in casa nostra, preservando e tutelando i nostri usi e costumi. Riprendendo uno dei valori più importanti della nostra Patria, vogliamo avere la libertà di uscire di casa senza timori. Un Ticino unito, una comunità forte è quello che vogliamo per affrontare insieme le sfide ci si presentano. Anche in questo caso è il nostro Cantone a imporsi come promotore di una legge per la sicurezza, e non sarei sorpreso se in seguito anche il resto della Confederazione adottasse le stesse precauzioni, dopo averne appurato i benefici sul caso ticinese». Ha poi sottolineato come «facendoci testimoni della volontà popolare, ben saldi ai nostri principi, noi leghisti abbiamo saputo mostrare al mondo della politica che il popolo di cose da dire ne ha. Lo abbiamo fatto attraverso le petizioni, i referendum, e le iniziative. Lo abbiamo fatto con il primo strumento della democrazia: la partecipazione alle urne. Io e Claudio (Zali, ndr) le nostre responsabilità ce le siamo prese – anche quando si trattava di compiere scelte impopolari. Non ci tiriamo indietro e continueremo a lavorare in difesa del Ticino e dei ticinesi, anche quando e se con le nostre decisioni urtiamo o indigniamo i benpensanti. Continueremo a farlo anche quando i nostri colleghi di Governo si nascondono dietro le loro decisioni per non urtare la sensibilità del loro partito o dei loro elettori». E infine, nel suo discorso non potevano mancare accenni alla situazione internazionale. «La situazione internazionale, in particolare quella dell’Unione Europea, si sta dimostrando sempre più instabile. Con Brexit il popolo inglese ha dato un chiaro e forte segnale: l’Inghilterra non presta più il fianco all’UE e le imposizioni internazionali le stanno strette. Anche loro, come la Svizzera, come noi, lottano per la loro autonomia. È la dimostrazione che con la volontà si può tornare indietro – anche da situazioni ben più vincolate della nostra. È la dimostrazione che il popolo, alla fine, è sempre sovrano e ha sempre l’ultima parola. Sul nostro territorio decidono gli svizzeri. I problemi degli altri Paesi che ci circondano non devono quindi minacciare il benessere che abbiamo costruito nel corso degli anni nel nostro Cantone e nella nostra nazione». Gli svizzeri devono, dunque, essere protagonisti delle loro scelte e «lottare per il Ticino che vogliamo; non possiamo e non dobbiamo accettare passivamente quello che ci viene imposto da fuori ma soprattutto dobbiamo ribadire la nostra volontà di essere padroni in casa nostra». Foto tratta dal profilo Facebook di Daniele Caverzasio
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