Politica
22.11.2016 - 16:170
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Maggi is back. Marchesi, «sono stufo delle sue teorie strampalate! Servono fatti, non teorie»

Il direttore dell'IRE accusa la politica di regolamentare troppo il mercato, il presidente UDC sbotta: «ma è mai uscito dal suo istituto? E ambisce a un'economa a fini speculativi come quella attuale?»

BELLINZONA - Rico Maggi, direttore dell'Istituto di ricerche economiche (IRE), divenuto suo malgrado celebre per il famoso studio in cui si sosteneva che non esiste sostituzione di manodopera indigena con quella frontaliera, è tornato a farsi sentire. Nel mirino della sua critica, attraverso un'intervista al Giornale del Popolo, è infatti la politica ticinese, a suo dire chiusa: solo un cambio di rotta può aiutare a far salire i salari, non escludere i frontalieri o inserendo dei minimi salariali. Se il mercato ticinese infatti a suo avviso è rivolto all'esportazione ed è in grado di attirare capitali, investimenti e talenti dall'estero, la politica va nella direzione opposta. Sono infatti imprese a valore aggiunto, e mette paletti all'innovazione. Con regolamentazioni e chiusure, per Maggi, si potrà provocare un vero e proprio declino, mentre la soluzione sarebbe creare un ambiente favorevole a investimenti e partecipazioni e un accento da mettere su formazione continua, orientamento e riorientamento di giovani, donne e senior. Piero Marchesi, presidente dell'UDC, gli ha risposto per le rime in un lungo post su Facebook, specificando come Maggi «dispensa lezioni alla politica, in modo particolare quella che si prefigge di tutelare chi vive in Ticino e al popolino poco intelligente (secondo la sua visione) che spesso accetta iniziative e proposte a lui non gradite». In particolare, è contrario alla regolamentazione in materia di frontalieri e alla preferenza verso ditte che puntano al valore aggiunto. «Orbene, io non sono un professore come il buon Maggi, ma da cittadino comune» Marchesi fa alcune osservazioni. «Fino al 2002 il mercato del lavoro in Svizzera e in Ticino era regolamentato da contingenti, tetti massimi e dalla preferenza indigena. Tutto funzionava molto meglio e gli effetti che viviamo oggi nel mercato del lavoro erano praticamente sconosciuti». Quando invece la libera circolazione è entrata in vigore, «i risultati di questa situazione senza regole sono sotto gli occhi di tutti (aumento disoccupazione reale, aumento lavoratori frontalieri, aumento persone in assistenza e sottoccupate, maggiore esclusione dal mondo del lavoro di giovani e over 50enni, ecc.)», oltre al fatto che il 74% dei nuovi posti di lavoro creati sono andati a frontalieri. «Inoltre non c'è un raffronto coerente tra l'aumento dei posti di lavoro e l'aumento del gettito fiscale di Cantoni e Comuni. Questa è la dimostrazione che buona parte di questi nuovi posti di lavoro sono stati creati a fini speculativi. È questa l'economia a cui Maggi ambisce?», si chiede. «Io non so se Maggi sia già uscito una volta dal suo Istituto di Ricerche Economiche o dal contesto accademico, quello che lo porta a vedere il mercato del lavoro ticinese come il "Paese delle meraviglie", se lo facesse si accorgerebbe che le sue teorie sono quantomeno opinabili e che il mondo reale è ben altra cosa. Di queste teorie strampalate sono un po' stufo e gradirei si cominciasse a discutere veramente di come rilanciare il Ticino, con i fatti e non con le teorie da libri d'economia», conclude Marchesi.
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