Politica
02.12.2016 - 17:040
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Zali chiama Zuckerberg, il PPD furioso: «atto dal sapore intimidatorio»

Per Zali, le esternazioni di Caimi su modifica di Legge sulle commesse pubbliche (in particolare sugli appalti), possono interferire col processo legislativo, e le segnala al social. Il partito risponde

BELLINZONA - Un atto di intimidazione. Così il PPD ha interpretato la segnalazione che Claudio Zali ha effettuato nei confronti di Carlo Luigi Caimi. Facciamo un passo indietro: si dibatte, e non è la prima volta, di che cosa si può scrivere e che cosa no su Facebook. Caimi, qualche giorno fa, commentando un articolo relativo alla lettera inviata da Natalia Ferrara a Zali esprimendo preoccupazione in merito alla modifica di Legge sulle commesse pubbliche e in particolare la nuova normativa sugli appalti e al suo articolo 19, aveva scritto: «Quanto ebbi a dichiarare in occasione della votazione sulla LIA - e cioè che la nuova legge sarebbe caduta al primo ricorso al Tribunale federale - vale anche per la proposta di modifica della Legge cantonale sulle commesse pubbliche e, in particolare, per la nuova normativa sugli appalti. Capisco la frustrazione di una parte del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio. Il diritto superiore, fintanto che facciamo parte della Confederazione, deve però essere rispettato». Una dichiarazione, in particolare la frase secondo cui la nuova legge cadrebbe al primo ricorso, non è piaciuta a Zali, che ha motivato la segnalazione al social di Zuckerberg dicendo che «i giudici [...] non devono sputare [le sentenze] su Facebook»: per il leghista, essendo Caimi Giudice supplente del Tribunale d'Appello, avrebbe interferito nel processo legislativo. Il PPD afferma di aver preso atto con sconcerto della segnalazione, e «invita quindi Claudio Zali a ritirare la propria segnalazione, dall'amaro sapore intimidatorio. Oltretutto, precisa che «al Direttore del DT, probabilmente indaffarato a escogitare nuove tasse, è forse sfuggito che Carlo Luigi Caimi è attivo nella Camera per l'avvocatura e il notariato, che notoriamente non si occupa di appalti pubblici. Ciò premesso, non si capisce perché un giudice, durante il processo legislativo, non possa esprimere la sua opinione sulla coerenza giuridica di una norma».
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