Politica
15.02.2017 - 12:590
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Il PS bacchetta Vitta. "Onnipresente mediaticamente, ora prenda atto di quel che ha deciso il popolo"

I socialisti non hanno gradito l'affermazione secondo cui "il Governo ha deciso che approfondirà i margini di manovra fiscale del Cantone": il parere dei votanti non va ignorato

BELLINZONA - Consiglio di Stato, e soprattutto Vitta, così no! Il PS, in una nota, fa notare come il Direttore del DFE, forte del risicato sì ticinese alla Riforma III, ha dichiarato che il Governo ha deciso che approfondirà i margini di manovra fiscale del Cantone, indipendentemente dal netto NO alla Riforma III. "Invece di prendere atto dell’inappellabile verdetto delle urne, riconoscendo gli errori commessi dal campo del Sì alla Riforma III come hanno fatto gli esponenti dei partiti borghesi in tutta la Svizzera, Christian Vitta ha distorto i fatti, forzando l’interpretazione del voto dei Ticinesi", scrive il Partito Socialista in una nota, che accusa Vitta di essere stato "mediaticamente onnipresente anche oltre i limiti della normale partecipazione di un Consigliere di Stato alle campagne per le votazioni". "Alla luce dell’esito del voto, il Consigliere di Stato Christian Vitta e il Consiglio di Stato devono valutare delle eventuali misure in funzione di quella che sarà la nuova versione della riforma fiscale, accogliendo la volontà del popolo svizzero. Prima di intraprendere o studiare delle misure fiscali, il Consiglio di Stato dovrà consultare i partiti contrari alla Riforma III. Anche perché, come la netta maggioranza del popolo svizzero, quasi il 50% dei votanti in Ticino si è espresso contro la Riforma III e non può essere ignorato", sostiene il PS, e non pensare di applicare misure. Il popolo, infatti, non si è espresso "a proposito delle generiche misure con cui il Consiglio di Stato ha annunciato di voler accompagnare la Riforma III nel caso in cui fosse stata accettata. Delle misure per cui non ci sono stati né una precisazione né un messaggio del Consiglio di Stato proprio perché vincolate all’esito del voto", bensì su una Legge Federale. Gli statuti fiscali saranno comunque aboliti e il Consiglio Federale dovrà pensare a una nuova Riforma. "Invece di speculare in modo soggettivo riguardo a misure che il popolo ha appena respinto con decisione, il Consiglio di Stato deve portare avanti una politica economica che risponda ai preoccupanti problemi sociali e del lavoro del nostro Cantone: il salario mediano, il peggiore della Svizzera, è di 1000 franchi inferiore alla media nazionale; da gennaio 2014 a ottobre 2016 i beneficiari dell’assistenza sociale sono passati da 6'000 a 8'000 mentre una persona su quattro è a rischio povertà", si conclude la nota firmata da Igor Righini.
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