Politica
11.04.2017 - 14:390
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Di università svizzere e estere. "Un concorso rischia di discriminare i ticinesi che hanno studiato all'estero", Pronzini interroga

Il Ticino cerca un/a Delegato/a alle pari opportunità e chiede che abbia frequentato l'università in Svizzera. "E si è sempre insistito sull'importanza di fare nuove esperienze all'estero e imparare le lingue..."

BELLINZONA – Il Canton Ticino dovrà presto nominare un Delegato/a alle pari opportunità presso i Servizi giuridici del Consiglio di Stato. Tra i requisiti richiesti vi è, in testa alla lista, una “licenza universitaria o master conseguito in un’università svizzera”.

Un requisito che ha fatto balzare sulla sedia, quando l’ha letto, Matteo Pronzini. Per prima cosa, non viene specificato in che cosa il candidato deve essere laureato. Ma soprattutto, un concorso cosi formulato esclude i ticinesi che hanno studiato all’estero, anche incoraggiati a fare un’esperienza al di fuori dei confini. È discriminante, si chiede il deputato MPS? Non un “Prima i nostri” ma un “Prima chiunque abbia studiato da noi”, potrebbe essere una definizione azzeccata.

Pronzini scrive come “non si fa alcuna menzione alla materia nella quale la licenza o il master dovrebbe, preferibilmente, essere conseguito. Ingegneria o lettere antiche è la stessa cosa. È vero che il posto è annoverato all’interno dei “servizi giuridici” del Consiglio di Stato. Ma è anche vero che tra le sei principali categorie di compiti che al/alla delegato/a verrebbero affidati per nessuna appare necessaria una competenza giuridica specifica;piuttosto sembrerebbero preminente una formazione in scienze economiche, sociali o politiche”.

È però, come detto, il secondo punto a riservare più dubbi, quello relativo alla licenza universitaria o master conseguito in un’università svizzera. “Ora, abbiamo potuto assistere nei recenti incontri sul futuro del Ticino, a sparate di ogni genere sulla necessità che i giovani ticinesi facciano esperienza all’estero, imparino le lingue, studino anche nelle università estere; centinaia di giovani ticinesi negli ultimi anni hanno conseguito lauree in diverse università straniere (ad esempio, basti ricordare i numerosi  docenti ticinesi che insegnano e hanno insegnato lettere nei nostri licei che hanno conseguito una laurea in lettere all’Università di Pavia)”. Una constatazione che va probabilmente al di là del singolo concorso.

Pronzini ha dunque rivolto alcune domande al Consiglio di Stato, restringendo di nuovo il campo al caso da cui è partito:

“a) Il Consiglio di Stato non ritiene questo requisito discriminatorio nei confronti di tutte le persone che abitano in Ticino, che vi lavorano e che hanno conseguito una licenza o un master in una università non svizzera?

b) Se sì, non ritiene il consiglio di Stato necessario annullare il concorso e riaprirlo sulla base di requisiti non discriminatori?

c) Se no, è questa una prassi che il governo intende introdurre anche in altri concorsi pubblici?”


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