Politica
15.12.2017 - 09:300
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

La frattura socialista. La GISO, "se non andasse contro gli sgravi non sarebbe il PS ma un partito subalterno di Bertoli". E Sirica...

I giovani attaccano: "in quel partito non ci riconosceremmo. Il documento del Ministro e di altri esponenti è la strategia di chi ha paura di perdere". Il vicepresidente concorda: "togliamo gli sgravi e tolgono le misure sociali? Sarà referendum di nuovo"

BELLINZONA – Il PS è spaccato, nonostante il documento firmato da Bertoli, Kandemir Bordoli, Garobbio, Ghisletta e altri per chiedere libertà di voto sulla possibilità di andare alle urne o meno e in caso di referendum su cosa scegliere.

In sintesi, si dice che scegliere di contestare gli sgravi per principio sarebbe una mera mossa politica fine a sé stessa, e che metterebbe a rischio un pacchetto sociale invece utile. Inoltre, impedirebbe alla destra di voler introdurre altre manovre fiscali, ovvero altri sgravi, senza essere compensati da manovre sociali.

Sull’altro fronte, si posiziona la GISO, che è molto dura verso il comunicato. Decisamente contro gli sgravi è anche il vicepresidente Fabrizio Sirica, che si smarca dal Ministro. I giovani addirittura accusano Bertoli di avere di fatto un partito subalterno di cui detta la linea.

La GISO, prima di tutto: si parte da un duro attacco al Corriere del Ticino, che per primo ha pubblicato il documento (vedi suggeriti). Si chiedono se c’era un accordo. Ma poi passano a prendersela coi compagni di partito, sfatando il mito dei pacchetti legati a doppio filo.  “I due oggetti sono giuridicamente separati, la riforma sociale è stata votata separatamente ed è passata in Gran Consiglio. Domenica in conferenza cantonale gli iscritti e le iscritte del Partito Socialista dovranno chiedersi: vogliamo lanciare il referendum contro gli sgravi fiscali? Punto. Contrastiamo gli sgravi, se poi, qualora vincessimo quel referendum, il Governo volesse far abrogare la riforma sociale, dovrebbe tornare davanti al parlamento, spiegare perché non ritengono che ci sia la necessità sociale di implementare quelle misure e, anche se il legislativo accettasse, potremmo nuovamente fare un referendum”. C’è la volontà di difendere ad ogni costo il pacchetto sociale, anche a costo di dover ricorrere a più chiamate alle urne. I due pacchetti, scrivono i giovani, non sono bilanciati comn una simmetria di favori.

“Contestiamo fermamente anche che la risoluzione contenuta nel documento miri a “non spaccare il PS”. Non fai sottoscrivere un documento da 37 persone se non intendi dare una prova di forza e se non intendi spaccare il partito. Lasciare la libertà di voto, decidere di non decidere su un tema di importanza fondamentale, non solo è incoerente (ricordiamo che fu proprio Raoul Ghisletta a lanciare referendum contro la scelta del comitato cantonale), ma rappresenta anche quell’atteggiamento di chi ha tanta paura di perdere”: altro che non dividere il partito, insomma.

E infine vanno giù ancora più duri, affermando che “molti membri della Gioventù Socialista non si riconoscerebbero in un partito che non ha il coraggio di sostenere un referendum contro gli sgravi fiscali, semplicemente perché non sarebbe un partito socialista, ma sarebbe un partito subalterno alla linea imposta dal consigliere di Stato”. Come se ci fosse un PS targato Bertoli, un partito dove non si rivedono.

Anche Fabrizio Sirica ha fatto sentire la sua voce. Inizia parlando della clausola ghigliottina, ovvero se cade un pacchetto cade pure l’altro, che il Consiglio di Stato aveva inserito e il PS contestato, sulla scia di una sentenza del Tribunale Federale per Neuchâtel (un dejà vu con i salari minimi…) e dunque i due pacchetti sono stati votati in modo separato. “Non mi interessano accordi, inciuci di palazzo nei quali tu mi dai questo ed io ti do quell’altro. Sui bisogni della popolazione e del Cantone non si mercanteggia. Dobbiamo affrontare queste due riforme per quello che sono giuridicamente: due oggetti separati. Si dovrà parlare di riforma fiscale e non più di pacchetto”.

Ma ad essere in discussione non è quello sociale, per difendere il quale Sirica sarebbe disposto a arrivare al referendum come i giovani, bensì solo quello fiscale. “La riforma fiscale è assolutamente inutile, ingiustificata e a medio lungo termine dannosa. In un’epoca di profonde disuguaglianze, dove nel solo Ticino in dieci anni sono raddoppiati sia i milionari sia le persone in assistenza, un regalo di 38 milioni (mancati introiti di 20 cantonali e 18 a livello comunale) a persone ricche e alle holding è deleterio. Questoè un gesto irresponsabile che avrà una chiara conseguenza: alimentare il divario fra chi ha tantissimo e chi non ha nulla, svuotare le casse dello Stato e tagliare sulle spese sociali necessarie a far sopravvivere molti concittadini”.

La spaccatura nei socialisti è più che mai evidente…
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