Politica
20.01.2017 - 15:000
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Sirica e la politica borghese, «fredda, distante, coi favori da restituire e le minacce. Stiamo male per colpa loro»

«Alcuni la chiamano "casta", altri "establishment"», scrive il vicepresidente del PS. «Si azzuffano su questioni di poco conto, ma per i tagli sono tutti allineati. Abbiamo il dovere di dire basta!»

BELLINZONA - La fredda politica borghese opposta a quella dei cittadini, chi vuole tagliare contro chi desidera una società migliore. Fabrizio Sirica, nell'ambito della propaganda a favore di 4 no il 12 febbraio, offre una particolare e spietata analisi del quadro della politica ticinese. Lo spunto gli viene dalla prima pagina de La Regione di qualche giorno fa, dedicata proprio ai referendum: due riquadri, a sinistra chi desidera che si voti no, a destra chi invece ha raccolto le firme e spinge per il sì. «Due immagini a confronto. Simbolo di due modi di intendere la politica agli antipodi. Nel primo c'è la politica borghese. Potente, certo, ma fondamentalmente fredda, distante, opaca come i finanziamenti dei partiti a cui appartengono. Quella con favori da restituire, cene con i pezzi grossi per mettersi d'accordo. La politica che alcuni chiamano "casta", altri "establishment".. mah, fate voi per il nome, si vede, è quella roba lì», scrive il vicepresidente del PS su Facebook. «Nel secondo riquadro molte persone fuori dal palazzo del potere, accompagnate da 29 mila concittadini, che chiedono giustizia sociale. Cose semplici e apparentemente scontate: maggiore uguaglianza, maggiori diritti per chi fa fatica. Uniti dalla passione e da un'idea di società migliore. Con sfumature diverse, ma con quel sogno quotidiano». prosegue. Continua l'attacco: «Io sono maledettamente fiero di essere nel secondo riquadro, opponendomi con tutte le energie che ho, ogni giorno, a quella politica serva delle grosse imprese, pronta a regalare loro miliardi e a lasciare in mutande la popolazione. In Ticino siamo messi male, noi "persone normali" lo sappiamo: salari da fame, guerra tra poveri, giovani che non trovano lavoro e famiglie costrette ad andare a vivere in Italia per campare. E la responsabilità è di quei signori e dei loro partiti. Di quelli li nel primo riquadro. A fingere di azzuffarsi per le c-------e, ma sui temi centrali, quando c'è da far favori all'economia, o tagliare sul popolo, o indebolire il diritto sul lavoro: tutti allineati». Il 12 febbraio, per lui, è una resa dei conti. «Abbiamo l'obbligo morale di trovarci, unirci e con una sola voce dire Stop a questa politica che con le sue minacce tipo "se non votate così saranno guai" e che con le loro promesse mai mantenute, ci ha portato dove siamo». Oltre a votare 4 volte no, invita tutti a partecipare alla manifestazione, organizzata dalle forze di sinistra e dai sindacati, contro i tagli.
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