Politica
05.11.2019 - 17:540

La rabbia dei Giovani Comunisti: "PLR, siete i difensori delle disuguglianze sociali e economiche"

Non sono piaciute né la difesa del PLR della riforma fiscale di ieri né il lancio da parte dei giovani nazionali della raccolta firme per alzare l'età pensionabile. "Così distruggete i diritti sociali della vostra generazione"

BELLINZONA – Prima il PLR difende la riforma fiscale votata ieri (definita una ”riforma che consente di preservare i posti di lavoro in Ticinoed è un segnale verso chi le imposte le paga a, il ceto medio e le piccole e medie aziende, e in favore dell’autonomia comunale. Il Ticino propone un primo passo nella riforma fiscale con un intervento moderato in base a quanto deciso sul piano federale con il voto popolare dell’aprile del 2018.Q uesta proposta di riforma è fondamentale per il futuro del Cantone, perché garantirà maggiore competitività al tessuto economico senza mettere pressione eccessiva sulle finanze pubbliche. La prospettiva di un referendum su questo tema conferma l’irresponsabilità di un certo modo di fare politica in Ticino, soprattutto considerando che al pacchetto fiscale sono legati significativi investimenti nella formazione e nella socialità. Non fare niente o fare troppo poco, sarebbe estremamente negativo per il futuro del Cantone”), poi i giovani liberali radicali cominciano a raccogliere firme per alzare l’età pensionabile.

E la Gioventù Comunista protesta: “prendiamo atto di una dinamica sempre più nefasta portata avanti dal PLR e dai suoi giovani, sia a livello cantonale che nazionale”.

“I liberali ticinesi in una recente nota stampa ammoniscono la sinistra, in modo particolare quella radicale, per aver annunciato il lancio di un referendum sull'ennesimo pacchetto fiscale: insomma quello che viene tanto acclamato come la formula magica per rafforzare il nostro tessuto economico. Tuttavia, continuano recidivamente a omettere i risultati di questo modo di portare avanti l’economia”, si legge nella piccata nota, dove si accusano le aziende che hanno usufruito delle deduzioni fiscali di “aver sfruttato la posizione geografica della nostra regione per abbattere i costi del lavoro ed evadere il fisco del paese d’origine” e aver potuto “godere di vantaggi e favori fiscali, queste aziende hanno largamente impiegato personale frontaliero creando una concorrenza sleale nei confronti dei lavoratori indigeni”, creando “un progressivo livellamento verso il basso dei salari, creando una situazione sempre più insostenibile per i salariati, per i quali non si sono mai attuate delle politiche regolatori e per difendere il diritto ad un salario dignitoso”.

Oltretutto, “al contempo, questo pacchetto fiscale viene ancora servito con un contorno che stuzzica il palato della popolazione. Infatti, con una prassi del ricatto politico che sembra ormai ben rodata, accanto alle misure di fiscali sono stati affiancati degli investimenti pubblici nell'istruzione e nella socialità. Insomma, dopo aver portato avanti delle politiche di austerità e di taglio alla spesa pubblica, le quali hanno progressivamente causato problemi strutturali nei servizi dello Stato, ora si ergono come strenui difensori della responsabilità e del pragmatismo politico. Ottimo esempio di come usare "il bastone e la carota" per i proprio scopi!”.

“Se essere responsabili significa tagliare nei servizi pubblici (istruzione, sanità e socialità) creando la necessità di investimenti pubblici, per successivamente sfruttare questi bisogni per promuovere le proprie politiche neoliberali e fiscali, lasciamo pure a loro questo vanto. Per portare avanti l'innovazione serve ben altro: è difficile pensare alla promozione di settori altamente tecnologici, quando lo Stato viene spogliato delle proprie risorse per investire in maniera mirata in questi settori strategici”, osservano i Giovani comunisti.

Che ce l’hanno anche coi giovani che hanno lanciato l’iniziativa per l’innalzamento dell’età pensionabile. Un’idea che “per coloro che hanno un discreto patrimonio – favorito dalle deduzioni fiscali – per permettersi di andare in prepensionamento a 50 anni, l’aumento dell’età pensionabile non avrebbe alcun effetto, mentre la fascia media e medio-bassa della popolazione, che fatica oltremodo a risparmiare per andare in vacanza, si vedrà progressivamente obbligata, andando di questo passo, a lavorare fino ai 70 anni. I giovani liberali vogliono, in sostanza, portare avanti le politiche neoliberiste del partito adulto distruggendo i diritti sociali di un’altra generazione, la loro”.

Ecco l’attacco finale: “Insomma, per l’ennesima volta il PLR e i suoi giovani si dimostrano il più irremovibile difensore delle diseguaglianze sociali ed economiche, senza rendersi conto dell’inefficacia delle proprie misure economiche. Se questa la chiamano responsabilità, noi facciamo appello a un altro tipo di responsabilità e pragmatismo: non possiamo permettere che il futuro dei giovani lavoratori e delle giovani lavoratrici venga ipotecato da simili politiche antisociali, classiste e inefficaci, pertanto invitiamo tutta la popolazione ad unirsi a noi nella raccolta firme per il referendum contro il nuovo pacchetto fiscale”.

 

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