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Ultimo aggiornamento: 23.01.2020 09:52
Politica
27.11.2019 - 16:190

Il PS spiega il perchè del sì al salario minimo. "Bisognava fare qualcosa, al momento di più non si poteva ottenere"

"Non sono rari i salari da 12, 13 o anche 9 franchi mesili, lo scarto coi frontalieri è aumentato al 20%, essi sono aumentati: il dumping esiste e bisognava giungere a un accordo senza temporeggiare", spiega il PS. "Ma è solo un primo passo"

BELLINZONA – Erano in molti i ticinesi che ieri, alla notizia del rapporto firmato da PS, Verdi del Ticino, Lega dei Ticinesi e PPD in Commissione della gestione, il quale propone un salario minimo tra 19,75 e 20,25 franchi all’ora, si erano chiesti come mai la sinistra, che puntava a cifre più alte, abbia detto sì.

Oggi con una nota il Partito Socialista ha voluto spiegare le sue ragioni: “ A quasi cinque dall’accettazione dell’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino!” andava trovato un accordo senza più temporeggiare sulle spalle delle persone che pur lavorando sono costrette a chiedere l’aiuto sociale. Il PS, unitamente a Verdi del Ticino, Lega dei Ticinesi e PPD, ha firmato un rapporto sul salario minimo che verrà votato dal Parlamento a dicembre. (…) Certo siamo ben lontani da quanto avremmo voluto e soprattutto da quanto sarebbe giusto veder riconosciuto alle lavoratrici e ai lavoratori ticinesi. Si tratta tuttavia di un primo passo nella giusta direzione, soprattutto per le donne!”, si legge.

“Purtroppo in Ticino non sono rari salari da 12 o 13 franchi all’ora o addirittura di 9 franchi e i salari mediani sono di oltre 1.000 franchi più bassi rispetto alla media Svizzera. Né va dimenticato che negli ultimi anni lo scarto salariale fra lavoratori svizzeri e frontalieri è aumentato, passando da – 7,3% a – 20,6%, un dato che unito alla crescita dei frontalieri attivi in Ticino, ha reso il Ticino l’unica grande regione svizzera in cui, fra il 2008 e il 2016, i salari mediani sono calati, in alcuni casi addirittura di mille franchi mensili”, precisa il PS. “In tal senso, siamo fiduciosi che, fissando per legge un salario minimo, non vi sia più il vantaggio, a parità di competenze, di assumere un frontaliere al posto di un lavoratore residente”.

“Per tutti questi motivi era importante compiere un primo passo, dato che in Ticino l’esistenza del dumping salariale è ampiamente dimostrato ed è purtroppo una massacrante realtà quotidiana (dal profilo del diritto al riconoscimento salariale del proprio lavoro) che colpisce sempre più lavoratrici e lavoratori. Per queste persone era perciò davvero importante che si giungesse finalmente a un accordo, perché non era più possibile temporeggiare e in Commissione gestione, come si è fatto per anni, sulle spalle dei salariati costretti a far capo all’assistenza, pur lavorando, per arrivare alla fine del mese!”, prosegue.

Si tratta però solo di “un primo, piccolo passo è stato fatto! Avremmo voluto di più, molto di più, certo! Ma oltre a questo risultato era impossibile andare, in questa fase, nonostante tutta la nostra buona volontà. Per questo dovremo continuare a lavorare con determinazione per raggiungere l’obiettivo di ottenere un salario realmente dignitoso per tutti!”, è la promessa.

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