Politica
30.03.2020 - 18:010

MPS-Regazzi, sono scintille. "Sergi e il fido Pronzini hanno ancora meno da fare del solito"

Il Movimento per il Socialismo interpella il Governo sull'apertura della regazzi SA, il popolare democratico replica. "Ora torno ad adoperarmi perchè i miei dipendenti abbiamo ancora un posto di lavoro, nonostante l'MPS"

BELLINZONA – Botta e risposta al vetriolo. Ai tempi del Coronavirus c’è tempo anche per le polemiche, sull’asse MPS-Regazzi. Da giorni il Movimento per il Socialismo si scaglia contro il Consigliere Nazionale, accusandolo di voler tener aperta la sua azienda.

Addirittura, era scattata l’interpellanza. “Nonostante il blocco la Regazzi SA ha continuato tranquillamente l’attività. Alcuni dipendenti sono stati mandati a cambiare le tapparelle in una scuola media. Altri suoi operai sono stati occupati a montar infissi negli stabili del futuro campus universitario USI / SUPSI di Viganello”. E oggi avrebbe ripreso l’attività.

Le domande:

• La Regazzi SA ha richiesto l’autorizzazione a lavorare a partire dal 30 marzo 2020?
• Come risaputo la Regazzi SA svolge lavori di metalcostruzione e in modo prevalente tapparelle. L’autorizzazione è stata data sulla base di quale motivo: urgenza, indispensabilità tecnica, preminente interesse pubblico, attività non procrastinabili?
• La Regazzi SA ha fatto richiesta per crediti o fideiussioni concessi dalla Confederazione per il COVID-19?"

Il Consigliere Nazionale popolare democratico ha risposto con un piccato comunicato. “Ho appena appreso dell’interpellanza presentata da quei buontemponi del Movimento per il socialismo (MPS), che di questi tempi devono sicuramente avere ancora meno da fare del solito. Sergi e il suo fido Pronzini (la citazione è di Corrado Mordasini) non hanno trovato di meglio che rivolgere al Consiglio di Stato alcune domande che riguardano la mia azienda, il tutto condito con una serie di affermazioni false e di attacchi personali livorosi che potrebbero tranquillamente essere oggetto di una querela penale alla quale tuttavia rinuncio anche per non dare eccessiva importanza a simili personaggetti (questa volta cito Crozza)”, scrive.

E risponde direttamente alle domande.

“Sì, la mia ditta ha chiesto un’autorizzazione straordinaria, possibilità peraltro contemplata dalla Risoluzione del Consiglio di Stato del 27 marzo”.

I motivi? “L’autorizzazione è stata chiesta per motivi di urgenza e riguarda unicamente il reparto di produzione delle avvolgibili in alluminio. Questo settore si rivolge per la quasi totalità a una clientela di rivenditori presente nel resto della Svizzera, dove nei cantieri si continua a lavorare, seppure a ritmo ridotto, e dove pure i concorrenti della Regazzi SA sono tuttora attivi. In queste settimane si sono accumulati diversi ordini che devono essere consegnati ai rivenditori che a loro volta hanno preso degli impegni con dei clienti finali che reclamano le consegne. Non evadere gli ordini in questione esporrebbe l’azienda al rischio di pagare delle penali e risp. di perdere questi rivenditori che sarebbero costretti a rivolgersi ad altre aziende fornitrici presenti in Svizzera. Preciso che le collaboratrici e i collaboratori coinvolti sono una decina su 135 e che operano solo previo il loro accordo e nel rigoroso rispetto di tutte le disposizioni igienico-sanitarie previste dal SECO (in particolare le distanze minime, l’uso della mascherina per chi ne fa richiesta, ecc.). Tale autorizzazione è stata per altro concessa ad altre aziende che si trovano in analoghe condizioni, anche con il consenso dei rappresentanti sindacali”.

E sugli aiuti: “Gli interpellanti dovrebbero sapere che gli aiuti in questione vengono rilasciati dalla Confederazione per cui non sono di competenza cantonale. Confermo comunque che anche le ditte che fanno capo al Gruppo Regazzi ne hanno fatto richiesta in vista dell’inevitabile crisi di liquidità che andrà a breve a colpire la maggior parte delle piccole e medie aziende ticinesi. Senza questi aiuti, che si aggiungono all’introduzione dell’orario ridotto, il rischio di fallimenti a catena è del tutto reale con un impatto devastante per l’occupazione. Se per l’MPS è questo lo scenario privilegiato, me lo facciano sapere che informerò i nostri collaboratori, invitandoli a rivolgersi al duo Sergi-Pronzini per trovare un posto di lavoro qualora dovessero perderlo”.

Infine termina: “Per rispondere a queste insulse domande ho impiegato ca. 1 ora. Ora torno ad occuparmi della mia azienda e dei nostri collaboratori per accertarmi che possano operare in condizioni in sicurezza e anche per adoperarmi affinché in futuro abbiano ancora un posto di lavoro, nonostante l’MPS...”.

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