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06.03.2022 - 13:150
Aggiornamento : 14:58

Don Gianfranco Feliciani: "La fine della guerra giusta"

"Una mentalità nuova si impone, pena il rischio di un suicidio planetario"

di Don Gianfranco Feliciani *

Nell’ambito della Chiesa cattolica, i primi segni di una riflessione nuova sulla guerra si ebbero con Pio XII (1939-1958). Egli formulò riserve sempre più rigorose contro certe forme di guerra e contro l’uso di armi biologiche e chimiche. Ma nel complesso, Pio XII non esce dalla dottrina della cosiddetta “guerra giusta” e della sua legittimità, pur avvertendo in tutta la loro drammaticità i nuovi termini in cui si andava ponendo il problema della guerra a partire dal secondo conflitto mondiale.

L’enciclica “Pacem in terris” di Giovanni XXIII del 1963 (nell’ottobre del 1962 con la crisi di Cuba si rischiò un conflitto atomico) costituì il superamento complessivo della tradizionale teologia della guerra. Verrà finalmente superata la distinzione tra “guerra giusta” e “guerra ingiusta” affermando che la guerra è un male irrazionale “alienum a ratione”, alienante.

Nel documento “Gaudium et spes”, n. 80, del Concilio Vaticano II ritroviamo l’eco delle idee innovative formulate nella “Pacem in terris”. “Il progresso delle armi scientifiche ha enormemente accresciuto l’orrore e l’atrocità della guerra. Le azioni militari, infatti, se condotte con questi mezzi, possono produrre distruzioni immani e indiscriminate, che superano pertanto, di gran lunga, i limiti di una legittima difesa. Anzi, se mezzi di tal genere, quali ormai si trovano negli arsenali delle grandi potenze, venissero pienamente utilizzati, si avrebbe la reciproca, pressoché totale distruzione delle parti contendenti, senza considerare le molte devastazioni che ne deriverebbero nel resto del mondo e gli effetti letali che sono la conseguenza dell’uso delle armi. Tutte queste cose ci obbligano a considerare l’argomento della guerra con mentalità nuova”.


Una mentalità nuova si impone, pena il rischio di un suicidio planetario. All’antica sentenza “si vis pacem para bellum” (se vuoi la pace prepara la guerra), è necessario opporre la nuova sentenza, così come l’ha formulata un grande amico della pace, Paolo VI, “se vuoi la pace prepara la pace”. Assistiamo stupiti e addolorati all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e ci fa rabbrividire la notizia di centrali atomiche a rischio bombardamento!

Com’è possibile tutto questo nel cuore dell’Europa, nel 21° secolo? Chi lo avrebbe immaginato? Non possiamo mai dimenticare che la pace non va da sé, ma va sempre edificata con la lotta contro l’ingiustizia, le disuguaglianze, il razzismo, il degrado morale e ambientale, la violenza (a cominciare da quella verbale, diventata quasi la normalità dei rapporti umani). La “grande pace”, quella del mondo, rimanda alla “piccola pace”, quella del nostro cuore, quella del nostro rapporto con gli altri. La pace dell’umanità dipende da ognuno di noi.

 

*Arciprete di Chiasso

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