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23.02.2022 - 08:160

Don Gianfranco Feliciani: "Mentre eravamo chiusi in casa…"

"Il coronavirus è stato un drammatico e salutare campanello d’allarme che ci ha scosso fin nelle fondamenta"

di Don Gianfranco Feliciani *

Negli oscuri e interminabili giorni del “lockdown”, mentre eravamo chiusi in casa e non sapevamo come gestire la situazione, sono emersi alcuni aspetti inediti della nostra coscienza umana. Ognuno li ha vissuti a modo suo, ma in sostanza per tutti si è trattato della medesima esperienza.

Primo: l’impiego del tempo e delle cose. Ci siamo trovati di fronte al dover organizzare le nostre giornate mirando all’essenziale. Abbiamo imparato ad accontentarci di quello che siamo e possediamo, a rinunciare al superfluo e a riconoscere ciò che veramente conta nella vita. Secondo: abbiamo percepito il valore e la qualità delle relazioni con gli altri. Forse mai come in quei giorni bui ci siamo resi conto che con l’Io non si va da nessuna parte, mentre si possono vincere i problemi solo con il Noi, cioè insieme. Perché insieme ci si contagia: sia nel virus, cioè nel male, ma insieme ci si può contagiare soprattutto nel bene, nel condividere e nel farsi carico dei bisogni dell’altro. Terzo: il senso della nostra fragilità di creature umane. Questa realtà – con il terrore di essere infettati, di ammalarci, di soffrire e di morire – ha suscitato interrogativi profondi sul senso della vita. Credenti o non credenti, siamo stati tutti istintivamente ricondotti alle inevitabili domande “religiose”. Perché vivo? Da dove vengo? Che cosa ci faccio in questo mondo? Verso chi o a che cosa sto andando incontro? Esiste una vita al di là della morte? C’è qualcosa che può dare fiducia e speranza, al mio vivere? Mai come nei giorni del “lockdown” queste domande “religiose” sono diventate improvvisamente “laiche”!

Ora stiamo uscendo dal tunnel e giustamente tiriamo tutti un sospiro di sollievo, ma guai a noi se dimentichiamo la lezione e torniamo ad essere quelli di prima. Mali ancora peggiori ben presto ci piomberebbero addosso. Lo sapevamo anche prima, ma ora lo sappiamo con una evidenza stupefacente: la via sulla quale siamo incamminati, quella di una crescita tecnica ed economica infinita, senza etica e disumana, e quella di un continuo sfruttamento del creato, porta all’auto-distruzione. Il coronavirus è stato un drammatico e salutare campanello d’allarme che ci ha scosso fin nelle fondamenta. Mi vengono in mente le parole del Salmo 11 della Bibbia: “Quando sono scosse le fondamenta, il giusto che cosa può fare? Il Signore ha il trono nei cieli. I suoi occhi osservano attenti, le sue pupille scrutano l’uomo”. Soltanto con una forte consapevolezza della nostra verità esistenziale, che è quella del nostro rapporto vitale con Dio, potremo trovare il coraggio di invertire la rotta e di incamminarci su vie nuove.

* arciprete di Chiasso

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