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Il Blog di Don Gianfranco
05.11.2023 - 10:360

"Morire è… tornare a casa: da Dio veniamo e a lui torniamo"

Don Gianfranco Feliciani: "Al momento della morte non saremo giudicati per il numero delle opere meritorie che abbiamo conseguito, ma per l'amore nei nostri gesti"

*Di Don Gianfranco Feliciani

Il giorno dei Morti una persona mi invia questo testo di Madre Teresa di Calcutta: “Morire in pace con Dio è il culmine di ogni vita umana. Morire vuol dire arrivare alla casa del Padre, ma la gente ha paura di quel che succederà e così non vuole morire. La morte è la continuazione della vita, il compimento della vita. Essa, in fin dei conti, non è che il mezzo più facile e più rapido per tornare a Dio. Se potessimo credere, se potessimo far capire alla gente che veniamo da Dio e che a Lui torniamo! Ognuno sa che non ci siamo creati da soli.

Qualcuno, un Altro, ci ha creati. Tornare a Lui è tornare a casa e il momento della morte non dovrebbe rattristarci. Dovrebbe renderci tristi solo il fatto che non siamo santi. Al momento della morte non saremo giudicati per il numero delle opere meritorie che abbiamo conseguito durante la nostra vita. Saremo giudicati per l’amore che abbiamo posto nelle nostre opere e nei nostri gesti”. Solo in questa prospettiva, che è quella del Vangelo di Gesù – o comunque della fede in un Dio di Amore – trova una possibile spiegazione l’oscuro enigma della morte. Non riesco a trovare altre risposte. Mi affascina la raffinata filosofia e disciplina “stoica” che ha visto in Socrate il suo eroe più significativo, ma c’è alla fine qualcosa che non riesce a infondermi pace. Come pure non mi soddisfano quelle massime oggi assai di moda – anche se hanno il merito di richiamarci alla dimensione spirituale dell’esistenza – usate spesso durante i funerali… “la morte fa parte della vita”, “come le foglie placidamente cadono e muoiono, così deve essere per l’uomo”, “noi rivivremo nel sole che nasce ogni giorno, nella luce delle stelle e nell’acqua del ruscello”, e via dicendo.

In queste espressioni – che pure contengono qualche verità – vi scorgo un tentativo di auto- suggestione derivante da un illusorio processo di rimozione, e quindi un ingenuo e vano tentativo di sottrarsi al vero interrogativo. Insomma, l’esperienza ci insegna che non è affatto vero che gli uomini quando muoiono si comportano come le foglie. E anche sperare di rivivere nel sole, nelle stelle o nel ruscello non placa l’angoscia del cuore. Se non posso affidarmi a qualcuno non ce la faccio a trovare pace. Il cosiddetto “buon ladrone”, in quell’oscuro e luminoso venerdì santo, si affidò al suo Compagno come lui crocifisso, dicendo: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. Gli rispose: In verità io ti dico: oggi con me sarai nel Paradiso” (Luca 23,42-43).

*Arciprete di Chiasso

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