Don Feliciani: "La risurrezione di Gesù è un’utopia irrazionale, e perciò illusoria e pericolosa, o è il salto di qualità superumano, e perciò umanissimo e liberante, che ci fa vivere in pienezza?"

di Don Gianfranco Feliciani
All’alba della nostra era, alcuni uomini e donne si sono messi a proclamare al mondo che un uomo, un certo Gesù di Nazaret, condannato al supplizio della croce, il terzo giorno si era “ridestato” dalla tomba e si era mostrato ai suoi amici. Sebbene molti dei loro contemporanei sperassero in una risurrezione dei giusti alla fine del mondo, immaginare quella di un solo uomo, prima della fine dei tempi, appariva inconcepibile. Questo squarcio improvviso di vita nella trama della storia – diremmo con parole nostre – era razionalmente e culturalmente impensabile. Ma questo è il messaggio nuovo e rivoluzionario dei discepoli di Gesù, che i cristiani nei secoli faranno risuonare nel mondo intero. E non è tutto: questo uomo uscito dalla tomba promette la stessa vittoria sulla morte a tutti coloro che credono in lui.
Davanti a tale “pretesa” siamo costretti a scegliere: Gesù di Nazaret è solo un visionario che farnetica, sia pure in buona fede, o è davvero la Verità che ci salva e ci fa liberi? La sua risurrezione, che promette di comunicare anche a noi, è un’utopia irrazionale, e perciò illusoria e pericolosa, o è il salto di qualità superumano, e perciò umanissimo e liberante, che ci fa vivere in pienezza? La questione, confrontati come siamo oggi con il dramma di guerre spaventose che sembrano estendersi sempre più, infiammando l’intero pianeta, è decisiva e interpella tutti. Dobbiamo rassegnarci all’idea dell’odio invincibile e di una guerra che ci distruggerà tutti, o possiamo ancora sperare in un futuro di giustizia e di pace?
Dice Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita” (Giovanni 11,25). Detto altrimenti: io vinco la morte, non solo quella biologica che giunge inesorabile al termine della vita terrena, ma vinco tutte le morti del cuore che oggi opprimono e tengono schiavi gli uomini: egoismo, odio, ingiustizia, guerra, disperazione.
Sarà buona la nostra Pasqua se avremo il coraggio di dire al Signore con fede umile e sincera: “Gesù, io credo nella tua risurrezione! Donami di risorgere con te, oggi, e poi un giorno, al di là della morte, alla vita piena dell’Amore!”.