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L'economia con Amalia
09.09.2022 - 16:250

Prezzi che continuano ad aumentare e i 'conti' con l'inverno

L'analisi di Amalia Mirante: "Era del 1985 che non si vedevano queste cifre"

*Di Amalia Mirante

La nostra informazione comincia con un uno sguardo dell'Economia con Amalia alla situazione internazionale. Anche questa settimana sono stati due i grandi temi in discussione: l'inflazione e l'approvvigionamento delle fonti energetiche. I dati pubblicati parlano di un aumento dei prezzi per la zona euro nel mese di agosto del 9.1%, con la Spagna al 10.4% e la Francia al 5.8%. Stessa sorte è toccata all'Italia che ha registrato l'aumento record dell'8.4%. Era dal 1985 che non si vedevano queste cifre.

E ancora una volta purtroppo gli aumenti toccano tutta l'economia e tutti i settori: se siamo oramai abituati a vedere i rincari della benzina e del gas, lo stesso non possiamo dire dei generi alimentari e dei prodotti per la cura. Oramai anche i prezzi dei beni di prima necessità aumentano rapidamente e di questi non possiamo farne a meno. Purtroppo le prospettive dei prossimi mesi non sembrano migliorare di molto: gli indici dei prezzi alla produzione, che rappresenta il costo del prodotto appena 'uscito' dalla fabbrica e che non prende in considerazione gli altri fattori come i costi di trasporto o di magazzinaggio, sono ancora estremamente elevati e in crescita continua.

In Italia si parla di un aumento rispetto all'anno scorso del 36.9%, mentre nella zona Euro addirittura del 37.9%. E questo significa che i prezzi dei beni che arriveranno sui nostri scaffali nei prossimi mesi saliranno ancora. Attenzione, anche la Svizzera non è fuori da questa ondata. Se è vero che il tasso di inflazione nel mese di agosto è stato 'solo' del 3.5%, spulciando i dati ci rendiamo conto che gli aumenti ci sono stati, eccome (e chi fa la spesa tutti i giorni se ne accorge prima della statistica). Rispetto a un anno fa il prezzo dell'olio da riscaldamento è aumentato dell'86%, quello del gas del 58% e quello del pellet di legno del 65%.

Ora al di là della correttezza di riflettere in termini di transizione ecologica e di nuove forme di energia pulite, non possiamo non fare i conti con l'inverno che bussa alle porte mentre le tensioni con la Russia si fanno ancora più gravi.  E maggiori saranno se l'Unione Europea e in generale i Paesi del G7 troveranno l'accordo per mettere un tetto al prezzo massimo del gas e del petrolio. Ricordiamo che il G7 nasce originariamente dall'incontro tra 6 paesi che si svolse nel 1975 in Francia.

A Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Giappone, Italia e Francia si aggiunse un anno più tardi il Canada. Questo gruppo intergovernativo si incontra regolarmente per discutere di questioni economiche, di sviluppo di politiche di sicurezza oltre che di temi che toccano tutto il mondo come l'energia e i cambiamenti climatici. Alle riunioni sono invitati anche i rappresentanti dell'Unione Europea e delle altre più importanti istanze internazionali. Nel loro ultimo incontro di qualche giorno fa, il G7 ha deciso di fissare un tetto al prezzo del petrolio che proviene dalla Russia: questo significa che se il prezzo fissato sul mercato fosse superiore, nessuno dovrebbe comperarlo. Per rendere l'accordo applicabile è stato deciso che i Paesi firmatari vieteranno il trasporto marittimo del petrolio russo e dei prodotti petroliferi acquistati ad un prezzo superiore rispetto a quello da loro stabilito. Ma la sanzione è più sottile.

Nel progetto è prevista una sorta di applicazione indiretta a tutti gli altri paesi che non lo sottoscriveranno. Il meccanismo prevede che se un'azienda di un altro Stato comprasse il petrolio ad un prezzo maggiore rispetto a quanto stabilito, non avrebbe più l'accesso al mercato degli Stati Uniti e a quello dell'Unione Europea. Quindi questa misura andrebbe a incidere anche sui Paesi che si sono dichiarati neutrali o più vicini alla Russia, come Cina e India.

Un meccanismo analogo è ancora in vigore nei confronti dell' Iran e per molti decenni è stato applicato a Cuba. Pur comprendendo i tentativi di far collassare l'economia russa, alla luce della storia queste sanzioni non hanno purtroppo inciso  minimamente nel modificare il pensiero e l'ideologia dei paesi sanzionati; l'unico obiettivo certo raggiunto è stato quello di impoverire i cittadini che nulla possono sulle decisioni delle loro autorità. Ora il G7 sta discutendo del tetto massimo anche al prezzo del gas. La reazione della Russia non è tardata: "casualmente"un altro guasto è stato riscontrato nel gasdotto Nord Stream 1 che quindi non fornirà gas alla Germania a tempo indefinito.    

Quindi non solo i prezzi aumentano, ma pure la quantità di gas e di fonti energetiche in generale si riduce. Questo può generare enormi problemi a tutte le economie europee, Svizzera inclusa. Discorso diverso vale per gli Stati Uniti che da questo punto di vista sono e saranno poco toccati poiché si garantiscono l'approvvigionamento energetico altrimenti. Le conseguenze di questa inflazione sono già sotto gli occhi di tutti, persone e aziende. Che poi, non dimentichiamolo: persone e aziende sono strettamente legate. La nostra società basa le sue fondamenta economiche sul lavoro e sui redditi generati
attraverso il lavoro. Molte aziende stanno chiudendo o rischiano di chiudere: questo significa che da una parte non ci saranno più i loro prodotti sul mercato e dall'altra molte persone saranno licenziate e non avranno più un reddito per vivere. E non finisce qui.

Con gli aumenti dei prezzi che stiamo vivendo le persone che hanno redditi fissi vedono il loro potere d'acquisto ridursi gradualmente: il carrello della spesa diventa sempre più vuoto. È in questo contesto che dobbiamo leggere gli scioperi che sembrano intensificarsi nelle ultime settimane. Poco si è parlato della Gran Bretagna che però ha vissuto un'estate piena di proteste. Ultima quella dei quasi 2'000 operai (soprannominati Gilet Rossi) del porto più grande del Regno Unito, Felixstowe, che hanno scioperato per 8 giorni chiedendo aumenti salariali per compensare l'inflazione. Ricordiamo che gli aumenti dei prezzi in questo Paese hanno superato il 10% e le previsioni parlano di ulteriori rialzi, fino al13% entro l'anno.

Ma anche nel resto d'Europa le cose non vanno meglio: scioperi degli aerei, scioperi dei treni, scioperi nel settore sanitario, nella scuola,... insomma si preannunciano mesi di tensioni anche sul fronte lavorativo. Senza dimenticare chi un lavoro non ce l'ha, come per esempio gli anziani che vedono la pensione ridursi senza poter fare nulla.

*Economista

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