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18.06.2022 - 08:480
Aggiornamento: 10:48

Grace Kelly, l'attrice che divenne principessa. 40 anni fa la tragedia al “coude du diable”

Brenno Martignoni: "Nessuna traccia di sbandata. Nè segno di pneumatico. Nell’etereo, a brillare, un nuovo mito. Grace di Monaco. Per sempre"

di Brenno Martignoni Polti


Grace Patricia Kelly. Immortale. Fiaba moderna. Eleganza. Stile. Buongusto. Attenzione ai particolari. Raffinatezza e misura. Al pari di Jacqueline Kennedy, icona di tendenze. Nata a Philadelphia il 12 novembre 1929. Già nel 1952, nel leggendario “Mezzogiorno di fuoco”. Moglie dello sceriffo. Alias Gary Cooper.

Nel 1953, “Mogambo”. Mitici coprotagonisti. Ava Gardner e Clark Gable. Prima nomination all’Oscar. Tre anni più tardi, l’ambita statuetta. “La ragazza di campagna”. A fianco di Bing Crosby. Poi la trilogia del brivido. “Il delitto perfetto”. “La finestra sul cortile”. “Caccia al ladro”. La consacrano all’Olimpo.

A François Truffaut, Alfred Hitchcock confessò che Grace era sensualità sfuggente e imprevedibile. Bellezza e portamento. Da mistero. “Ghiaccio bollente”. L’efficace ossimoro del maestro. Sul set.

In Costa Azzurra. Grace Kelly conosce Ranieri III. In quel momento. Una monarchia in difficoltà. Senza un erede, il Principato sarebbe passato alla Francia. Fu colpo di fulmine. Prima del matrimonio, gli ultimi due film. “Il cigno”, con Alex Guinness e Louis Jourdan. “Alta società”, con Frank Sinatra. Il 19 aprile 1956, le fastose nozze. Testimone della sposa, Alfred Hitchcock.

Da diva a principessa. Invisa alla famiglia Grimaldi. “Molte donne mi guardavano come una rivale e la cosa mi addolorava molto”. Rigenera Monaco, richiamando celebrità da tutto il mondo. Salva il Principato da Charles de Gaulle. Trascinatrice negli affetti. Il suo credo. “Il ruolo naturale delle donne è essere un pilastro della famiglia”.

Nonostante l’addio al cinema, continuò a ricevere copioni, che declinava. Per ragioni di Stato. Nel 1962 Alfred Hitchcock l’avrebbe voluta di nuovo protagonista in “Marnie”. A chi metteva in dubbio che con Ranieri fosse tutto rose e fiori, replicava con simpatia. “Quando mi sono sposata io e mio marito eravamo la coppia peggio assortita del mondo, e siamo tuttora male assortiti. Però continuiamo a volerci bene ogni minuto che passa.”

Se verità o antidoto, da sovrana triste, non è dato di sapere. Ciò che rimane, è quel devastante colpo di scena. Improvviso. Il 13 settembre 1982. A soli 52 anni. L’irreparabile. Vicino a Montecarlo. Precipita nel vuoto con la figlia Stephanie. Al tornante “coude du diable”. Gomito del diavolo. Come in “Caccia al ladro”. Nel film, da attrice, al volante, a folle velocità. Con accanto un atterrito Cary Grant. Nella finzione, nessuno si fece male. Nella realtà, invece, 27 anni dopo, l’estremo saluto. Singolare. Specie, poichè già quello stesso contesto fu portale del cambiamento. Lo spartiacque della sua vita. Dai prorompenti riflettori della settima arte. Al focolare del regno monegasco.

Secondo autopsia e rilievi. Perdita di controllo per malore. Tempo dopo, arrivarono pure i domestici a riferire che, da un po’, lamentava forti emicranie. Finanche, si ipotizzò che, alla guida, ci fosse Stéphanie, allora minorenne. Essendo stata estratta anche lei dal lato conducente. Poi, però, prevalsero le emorragie cerebrali. Almeno due. La prima, con la presunta ischemia e conseguente perdita di conoscenza. Di fatto. Nell’evenienza terrena. Nessuna traccia di sbandata. Nè segno di pneumatico. Nell’etereo, a brillare, un nuovo mito. Grace di Monaco. Per sempre.

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