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24.10.2022 - 11:450

Brenno Martignoni: "Rudolf Diesel, l’uomo che ha rivoluzionato il mondo dell’automobile"

La (misteriosa) scomparsa del formidabile inventore, che dedicò l'intera vita al suo motore: dalla sua introduzione, alla fabbricazione alle licenze. Non senza difficoltà 


di Brenno Martignoni Polti

 

“L’uso degli oli vegetali come carburanti per i motori può sembrare insignificante oggi, ma tali oli, col passare del tempo, possono diventare altrettanto importanti quanto il petrolio e il carbone; la forza motrice potrà essere ottenuta col calore del Sole anche quando le riserve dei combustibili liquidi e solidi saranno esaurite.” Non è recente proclama ecologista. Bensì, affermazione, ultracentenaria. Del 1912. A dirlo Rudolf Christian Karl Diesel. Ingegnere. Matematico e fisico. Formidabile inventore. Il suo straordinario brevetto è del 23 febbraio 1892. La prima applicazione del 1894. Pronto nel 1890. Per l’Esposizione Universale. Quella della Torre Eiffel. Rudolf Diesel dedicò l’intera vita al suo motore. A seguirne l’introduzione in tutto il mondo. Con non poche difficoltà. Dalla fabbricazione alle licenze. Ai finanziamenti. Nato a Parigi, il 18 marzo 1848, da genitori bavaresi. Il papà, rilegatore e artigiano del cuoio. La mamma, governante e insegnante di tedesco. A Londra, causa la guerra franco-prussiana, nel settembre 1870. Di ritorno in Germania. Laurea, a pieni voti, alla Technische Universität di Monaco. Per due anni, da noi, a Winterthur. In seguito, di nuovo nella Ville Lumière. Nelle industrie della refrigerazione del grande Carl von Linde. La capitale francese lo plasma a belle arti e filosofia. In difesa frenetica del suo progetto. Conferenziere fin negli USA. Autore di due volumi sulle sue idee. Visioni di economia solidale, dove i lavoratori si ingaggiano nel creare beni e servizi. I ricavi, in Cassa di risparmio, ridistribuiti sotto forma di crediti ai cittadini. Le circostanze della sua morte non sono mai state chiarite. Sparì durante una traversata del Canale della Manica. Il 29 settembre 1913. Da Anversa verso Harwich. A bordo della Dresden. Presunto suicidio. Il suo diario, quel giorno, era segnato da una croce. A significare, forse, la premeditazione del gesto. Il suo letto in cabina, rimasto intatto. Per testamento, lasciò alla moglie Martha una valigia di contanti. Frutto dei cospicui provenienti. Altra tesi, invece, coinvolge la Kaiserliche Marine, che cominciava a dotare i sommergibili di motrici Diesel. Un’opzione, recisamente osteggiata dall’interessato. La via per l’ Inghilterra poteva proprio essere lo sbocco alla Royal Navy. Da lì, i moventi per l’assassinio. Dagli industriali del petrolio, dai servizi segreti inglesi, tedeschi, francesi. Per impedire l’acquisto a potenziali nemici. Nell’imminenza della prima guerra mondiale, che varò l’impiego del Diesel nei sottomarini. Molteplici, le ragioni di ostilità. Tant’è vero che la vasta affermazione delle tecniche Diesel, seguì la misteriosa scomparsa. Generalizzandosi la centralità per macchinari e mezzi di trasporto. Rudolf Christian Karl Diesel. Dal 1978, finalmente, riconosciuto dall’Automotive Hall of Fame. Tra i pionieri. Diesel era anche convinto sostenitore dell’esperanto. Ancorché non è dato di sapere se lo parlasse correntemente o se si limitasse a condividerne gli ideali. In antitesi a ogni belligeranza. “Ritengo che l’introduzione dell’esperanto sia un bisogno irrinunciabile per la pace e la cultura.” Di lapidaria attualità. Lampi di genio. Puri. Fari di lucidità.

 

 

 

 

 

 

 

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