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16.03.2016 - 15:580
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

«Sognavo di diventare l'idolo della Valascia, ho ricevuto qualcosa di grande»

Inti Pestoni saluta il suo pubblico. «Non sono un traditore e mi spiace che qualcuno lo pensi. All'Ambrì auguro il meglio. I più importanti? Duca, Laporte e Constatine»

AMBRÌ - Anche dopo una serata piena di emozioni e commozione come quella del saluto ai suoi tifosi della Valascia, Inti Pestoni è disponibile e pronto a raccontarsi, parlando di presente e passato con un occhio al futuro. Sette anni intensi, i suoi con la maglia biancoblu: sarà un cliché, ma è entrato in quella pista ragazzino e ne esce uomo, pronto a lanciarsi verso Zurigo, con l'Ambrì nel cuore. Sono passate un po' di ore dal saluto ai tifosi, che emozioni stai vivendo? «Un po' le stesse di ieri. C'è nostalgia nel sapere che non giocherò più alla Valascia con la maglia dell'Ambrì, d'altronde sono consapevole che è stata una mia scelta e che nessuno me l'ha imposta. Da un lato sono contento di iniziare una nuova avventura, dunque ci sono nostalgia ma anche curiosità di cominciare. Il saluto e il coro che mi hanno dedicato alla fine, mi hanno fatto molto piacere. E giocare con la C di capitano sulla maglia è ciò che mi rimarrà di più in mente». Hai trascorso sette anni in prima squadra, quali sono i ricordi più belli e quelli più brutti? «I più belli penso siano il debutto in prima squadra, e quando la curva ha intonato il mio nome per la prima volta. L'ultimo anno è stato un po' pesante, sia con i tifosi che per me personalmente per le scelte che ho dovuto fare, e se devo trovare qualcosa di negativo in questi sette anni, avrei preferito disputare meglio l'ultima stagione». Hai parlato di problemi coi tifosi, che cosa è successo? «Non so che cosa sia successo. Ho dovuto decidere se restare o rimanere, da quando ho optato per Zurigo i rapporti sono peggiorati un po', forse qualcuno non ha capito la mia scelta o si è fatto delle idee sbagliate sul perché ho deciso di andare via. Ci sta, ma non penso di aver fatto un torto a nessuno, non mi sento un traditore e mi spiace che qualcuno lo creda, è comunque il loro pensiero. Credo che alla fine, dopo aver ricevuto un po' di critiche, la maggior parte delle persone mi abbia sempre sostenuto e sia stata con me, non mi posso lamentare». Avresti mai creduto di diventare un idolo? E come mai il pubblico si è identificato in te più che in altri, anche ticinesi? «Lo sognavo sin da quando ero bambino, volevo diventare come i giocatori più conosciuti che erano ad Ambrì. Era un sogno più che un obiettivo e sinceramente non saprei spiegare perché io sì e magari altri meno, forse perché sono nato qui. Sono contento di come è andata, è più di quanto pensavo. Sono arrivato in un momento in cui la squadra viveva anni difficili, ho fatto il top scorer il primo anno intero che ho disputato e ho cominciato a piacere alla gente. Ho giocato come sapevo e ho sempre dato il massimo, e questo penso sia stato apprezzato. Qualcosa di buono ho fatto (ride, ndr)». Chi sono stati il giocatore e l'allenatore più importanti per te? «Duca, che rimane una vera bandiera, mi ha trascinato tanto e insegnato varie cose. Mi ha preso sotto la sua ala il primo giorno in cui sono arrivato in prima squadra, mi ha fatto capire per esempio come funzionava lo spogliatoio. È stata la persona che mi è stata più vicina e la più importante nella mia crescita. Come allenatore, Laporte mi ha lanciato e dunque, dato che mi ha dato spazio, di lui non posso dire nulla. Colui che a livello di hockey mi ha insegnato di più è stato Constantine, quindi cito questi due, anche se non ho mai avuto problemi con gli allenatori, sono andato benissimo pure con Pellettier». In che cosa sei cambiato in questi sette anni, come giocatore e come persona? «Come giocatore sicuramente ho imparato a usare meglio i miei punti di forza, a non cercare ogni volta di strafare ma ad essere più paziente e giocare più con la testa, questa è la differenza maggiore. Poi sono migliorato dal punto di vista difensivo. Come persona, il fatto che ogni anno la squadra e il pubblico mi davano più responsabilità mi ha fatto crescere. Mi sento molto più maturo di quando sono entrato». Vuoi rivolgere un pensiero all'Ambrì e ai suoi fans per il futuro? Auguro loro il meglio, tutto quello che mi hanno dato i tifosi e il club è grande. Auguro di fare i play off e di arrivare il più lontano possibile».
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