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14.07.2016 - 22:500
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

«Non è ancora il Chiasso che i tifosi si aspettano ma stiamo lavorando affinché lo diventi»

Il nuovo direttore generale del Chiasso Nicola Bignotti capisce il disorientamento dei tifosi ma è ottimista. Le risorse economiche sono alla realtà. Cerchiamo un attaccante e qualcuno che dia fisicità»

CHIASSO - Un terremoto, l'hanno definito tanti. Oggi a Chiasso, le facce sembravano più distese. C'erano Bellotti e Galante, la squadra si allenava sotto il sole. A bordo campo c'era anche lui, il nuovo direttore generale, che come un fulmine a ciel sereno ha sostituito Carlo Cavalleri. Con Nicola Bignotti abbiamo fatto due chiacchiere per capire che cosa sta succedendo. A circa 24 ore dal suo insediamento, che sensazioni ha? «L'impatto è stato buono, conoscevo già tutti, sono persone serie e competenti e iniziare a lavorare con loro è stato facilissimo. Parlo sia della dirigenza che del gruppo operativo». Parlando di dirigenza, si è fatto un'idea di che cosa è successo con Cavalleri? «Non mi sono fatto un'idea e non voglio entrare nel merito, perché non mi interessa. Credo che l'unica cosa importante sia pensare al futuro, è inutile guardare al passato anche se esso è cinque minuti fa. Non voglio soffermarmi su cosa può essere successo, conta andare avanti e lavorare per raggiungere i nostri obiettivi sportivi, facendo una squadra che possa soffrire il meno possibile in un campionato difficile». Nel suo inizio di progetto, Cavalleri ha portato diversi calciatori, alcuni con un contratto biennale. Come li giudica? «Le valutazioni tecniche sono premature da fare, non ho ancora visto nemmeno una partita e non posso dare giudizi. Se Carlo ha preso dei giocatori era convinto che potessero fare bene a Chiasso, poi ciascuno può far bene o male a prescindere da chi li porta: se il calcio fosse una scienza saremmo tutti degli scienziati! Ci sono molte componenti che possono incidere sul rendimento di un atleta e di una squadra in genere, in questo momento sarebbe superficiale portare valutazioni». Però sa già che cosa manca al Chiasso? «Cercheremo di sicuro un attaccante e di portare un po' di fisicità alla squadra in un campionato di livello tecnico molto alto. In questi giorni faremo le nostre valutazioni ma non vogliamo aver fretta, desideriamo prendere quelli che sono per noi i migliori giocatori non per valore assoluto ma fra coloro che possono arrivare al Chiasso, per quanto riguarda il nostro livello e anche le nostre finanze. La fretta in questo momento per noi non è una buona consigliera, ci servono le pedine per soffrire il meno possibile». Le vostre finanze non saranno enormi, però... «Sono le finanze giuste per una realtà come la nostra. Sicuramente c'è chi spenderà di più e chi di meno di noi, per me le risorse che la società ci mette a disposizione sono equilibrate e congrue a una realtà come quella di Chiasso». Lei sarebbe potuto arrivare anche con Cavalleri, ma con ruolo e responsabilità diverse. Cosa le ha chiesto la dirigenza? «Nessuna richiesta particolare. Lavorare, creare un gruppo di lavoro coeso, di dare attenzione alla parte amministrativa e di fare una squadra anche fuori da campo coi collaboratori Galante, Bellotti e Croci-Torti. Se noi sapremo essere una squadra sono certo che anche i ragazzi sul campo ne risentiranno. Abbiamo la fortuna di conoscerci, e penso che diventare un team sia facile, cercheremo di trasmettere questa unità di intenti ai giocatori». Dunque, si continua con gli stessi uomini dello scorso anno più lei? Non sono troppi? «A oggi l'assetto è quello. Io penso che non ci sia una legge o una norma generale che disciplinino le varie società, sta tutto nell'alchimia che si viene a creare fra le persone. In qualsiasi società ci vogliono chiarezza e rispetto dei ruoli, ma nello stesso tempo collaborazione e condivisione. Non si è mai troppi o troppi pochi, più si è meglio si lavora e meglio si distribuiscono i compiti». I tifosi sono preoccupati e disorientati, cosa si sente di dir loro? «Capisco i tifosi, assolutamente. Più che tranquillizzarli bisogna renderli consapevoli che in questo momento noi stiamo lavorando per creare una squadra all'altezza perché vogliamo che loro possano venire allo stadio non col batticuore ma per vedere una compagine che nel limite delle nostre possibilità li faccia divertire e porti qualche risultato sportivo. Sarà un anno difficile e dobbiamo saperlo, non voglio rassicurarli con le solite frasi. La società, dalla proprietà all'ultimo dei dipendenti, sta lavorando per fare il meglio possibile. Una delle componenti importanti sono i tifosi, se ci staranno vicini ci daranno la possibilità di essere sereni e anche i piccoli problemi sarebbero risolvibili più facilmente. Oggi non siamo la squadra che i nostri fans si aspettano ma devono sapere che stiamo lavorando per renderla quella che loro possono attendersi dal Chiasso».
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