Sport
31.01.2017 - 12:170
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Uno svizzero alla conquista del mondo. King Roger, perché sei speciale?

È stato impressionante il coinvolgimento di sportivi e non per la vittoria di Federer. Ma cosa piace di lui? La sua faccia pulita? La famiglia da Mulino Bianco? O lo sport è semplicemente una favola?

MELBOURNE - Roger Federer entra nella leggenda, battendo il rivale storico, con cui ha regalato anni di grande tennis, Rafa Nadal, e conquista il 18esimo Grande Slam. E lo fa dopo uno stop di sei mesi, qualcosa di impensabile. Sono passati alcuni giorni, eppure l'euforia e l'orgoglio non diminuiscono, anzi, una volta metabolizzate, le emozioni appaiono ancor più intense. Lo sport, dicono in molti, unisce. Quale evento più della vittoria della propria squadra del cuore fa sentire tutti amici e vicini? Persino la politica non si avvicina, in questo, allo sport. Quando poi si ha un personaggio capace di piacere a chiunque, alle figlie e alle mamme, ai nonni e ai giovanissimi, agli appassionati e non, la sensazione si moltiplica. La Svizzera, questo qualcuno ce l'ha, e in tanti si preoccupano delle sorti dello sport rossocrociato e della passione di molti sportivi un domani che appenderà, come si suol dire, la racchetta al chiodo. Roger Federer ha la faccia pulita e la vittoria facile, abbastanza da entrare nei cuori di chiunque. È svizzero, vince molto e da tanto tempo, è ricco ma sa donare in beneficienza, fuori dal tennis non ha mai dato adito a scandali da divo, anzi la sua appare la famiglia del Mulino Bianco, con la moglie che lo segue dovunque e i quattro figli, due coppie di gemellini. Federer faceva parte della squadra che vinse la Davis. Con lui e Wawrinka, la Svizzera sta vivendo senza dubbio i suoi migliori anni nel mondo del tennis. Ma per molti, per quasi tutti, il preferito è lui, King Roger. Durante, prima e dopo il match, pareva che il mondo si fosse fermato. Ogni tv, nei bar e nelle case, era sintonizzata sul match. Tifavano gli esperti, tifava anche chi non sa che cos'è un ace e non distingue un dritto da un rovescio. Roger fenomeno nazionale, si potrebbe dire. Ha monopolizzato le bacheche di Facebook: bandiere, foto, incoraggiamenti, commenti. E il "povero" Nadal aveva tutti contro, non perché non abbia tifosi, non perché non meritasse la vittoria (Federer ha poi detto che avrebbe accettato anche un pareggio), ma perché giocava contro un eroe trasversale. Non erano solo gli svizzeri a tifare per lui: c'erano tifosi italiani che non vedevano l'ora di leggere i commenti dei giornali, il giorno dopo. E il tennis mondiale trema all'idea che Federer dica basta. Al torneo annuale di Roma, aspettano Roger più che gli italiani, e questo qualcosa vorrà dire, in un periodo di grande rivalità fra Svizzera e Penisola. È stato assente sei mesi per infortunio, e il mondo del tennis ha trattenuto il fiato, non è stato lo stesso. E ora, quando ha detto che proseguirà ancora un po' a giocare, ha tirato un sospiro di sollievo. Il cambiamento epocale ci sarà, ma non immediato. Vincere il 18esimo Grande Slam, e farlo dopo sei mesi lontano dalle gare, con qualche time out medico durante i match, è qualcosa di impensabile. È tutto scritto nelle lacrime del dopo partita di Federer, un campione umano che sa ancora commuoversi, capendo che cosa sta riuscendo a realizzare. Gli appassionati ringraziano, il mondo vede che lo sport, in fondo, sa regalare favole che non smettono mai di esserlo. Dire che Federer entra nella leggenda è limitativo: vorrebbe dire che si ferma, e lui non lo fa. La storia non ha ancora il suo lieto fine, aspetta di scriverne altri. Col mondo che tifa affinché ci siano.

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