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22.02.2017 - 15:100
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Lombardi non le manda a dire, "i giocatori non siano professionisti solo nel ricevere lo stipendio. Se si retrocedesse..."

Il presidente dell'Ambrì commenta la lettera che ha scritto ai tifosi. "Senza una giusta infrastruttura, risalire è difficile: per noi non sarebbe probabilmente possibile. E se non ci si salva, niente pista nuova"

AMBRÌ - Filippo Lombardi è cupo: il suo Ambrì fatica, i tifosi hanno paura e contestano, i playout si avvicinano, e sullo sfondo c'è l'incubo di una possibile retrocessione che potrebbe vanificare tutti gli sforzi. Dopo la lettera che ha inviato ai fans, lo abbiamo contattato. Non ha fatto nulla per nasconderci gli scenari futuri, se sul ghiaccio andasse male, e per punzecchiare i giocatori. "Una lettera è l'unico modo per parlare con moltissima gente. Con alcuni ho parlato negli ultimi giorni, soprattutto dopo il derby. Però si può farlo con una decina di persone, mentre io volevo rivolgermi alle migliaia di tifosi che hanno a cuore le sorti di questa squadra e sono delusi o arrabbiati, o semplicemente increduli, oppure preoccupati". Qual è lo stato d'animo dei tifosi con cui ha parlato? "Ci sono molta delusione, preoccupazione e paura. La delusione si tradurrà in un'analisi e in conseguenza, ma in questo momento deve lasciare il posto a una reazione forte e corale, questa squadra va sostenuta, anche se non siamo contenti". Una retrocessione ora, con la nuova pista nei progetti, arriverebbe nel momento peggiore, vero? "Le cose vanno a rilento. Mi chiedono spesso cosa succede con la Valascia, è molto semplice: tutto ciò che poteva esser fatto come iter preparatorio è stato approntato, i contratti di finanziamento non si possono firmare fino a che non si conosce il futuro sportivo della squadra. In caso di retrocessione, la Valascia nuova non si farà". Dunque, più che mai sono importanti, ora, i risultati sul ghiaccio? "Sì, per quest'anno e per alcuni anni ancora. L'esempio del Langnau dice che si può retrocedere e risalire, ma se si ha l'infrastruttura apposto. Loro sono retrocessi dopo aver ristrutturato la pista. Ripartire senza l'infrastruttura giusta per Ambrì non sarebbe probabilmente più possibile". Nella lettera parla di autocritica, si rimprovera qualcosa? "Ho detto che mi metto in discussione, punto. Non rimprovero nulla a nessuno e non a me stesso, o se c'è qualcosa di cui rimproverarmi lo faccio con me stesso e non tramite i media, visto che la necessità, come scritto, ora è un'altra". Qualcuno vi ha letto delle dimissioni annunciate... "Non credo. Penso che ci sia scritto esattamente quello che volevo dire: faremo un'analisi a 360°, presidente compreso. È riuscito oppure no a trasmettere l'energia che ci voleva, a scegliere le persone giuste, a trovare i finanziamenti? Se le risposte saranno no, bisognerà vedere di fare altro". Conferma che non lascerà l'Ambrì? "Ho detto anche recentemente, e non è la prima volta che lo affermo, che se qualcuno con le idee precise e convincenti è in grado a continuare dopo otto anni posso passare la mano, ma non è né una minaccia né una dimissione annunciata, solo la disponibilità a una verifica a tutto campo. Penso più a un gruppo che a singole persone, perché per una persona sostenere una società non è facile". Secondo molti tifosi, un suo eventuale addio sarebbe una grave perdita per il club. (ride,ndr) "Magari potrebbe essere anche un punto di svolta, non lo so. Ma non bisogna parlarne adesso, la volontà è quella di andare a fondo con determinazione fino alla salvezza". Ha parlato con la squadra? Ha detto loro quello che ha scritto ai fans? "Ho parlato con alcuni giocatori prima, con alcuni dopo e presto tornerò a riunire l'intera squadra. Dirò loro che comprensibilmente non tutti hanno lo stesso attaccamento alla maglia e alla tradizione del club ma tutti indistintamente devono fare il loro dovere da professionisti. Visto che quando si tratta di incassare lo stipendio si considerano dei grandi professionisti, lo facciano vedere sempre. E sono abbastanza fiducioso che questo avvenga, e ci sarà una scossa". L'hockey ticinese sta vivendo un'annata difficile sul piano dei risultati ed anche dei rapporti fra società e tifoserie, è d'accordo? "Non mi occupo del Lugano, prima di tutto, né della società né dei suoi tifosi, ne ho abbastanza dei miei. Ciò che noto è che c'è stato un passato in cui, per orgoglio della maglia, per l'identità e per salvaguardare una realtà unica nel mondo dello sport, si accettava più serenamente di non avere dei grandi risultati sportivi, con i nostri mezzi limitati. Questa pazienza si è sgretolata, oggi si vuol vedere del gioco, si vuol vedere vincere, e certamente si chiede più impegno, e questa è l'unica cosa su cui possiamo fare la differenza: non i contratti milionari, bensì impegno e volontà".
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