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Sport
06.11.2020 - 11:270

La seconda vita di Irene. "Ora apprezzo qualche sgarro in più. Il ricordo più bello? Il podio di Zurigo 40 anni dopo mio padre"

L'atleta ticinese Pusterla si è ritirata, ora si dedica al suo lavoro di psicologa e alla famiglia. "Agli europei del 2014 vedi sfumare la finale per sette millimetri. Mio marito si è recato in bici a Londra quando ho partecipato alle Olimpiadi"

LIGORNETTO – Dopo ventisei anni di carriera, una vita passata ad allenarsi e gareggiare, Irene Pusterla ha detto basta. L’atleta ticinese, dopo trentacinque titoli nazionali, oltre cinquantacinque medaglie a campionati nazionali, due record svizzeri assoluti, ventisei partecipazioni a manifestazioni internazionali con la nazionale svizzera, ha optato per terminare la sua gloriosa storia nello sport, non senza lacrime, come racconta. “Penso però che essere atleti sia un vero e proprio stile di vita che mi accompagnerà per sempre”.

E ripercorrendo i suoi successi, svela come a volte i ricorsi che resteranno indelebili non sono per forza quelli delle vittorie più importanti, come i record svizzeri. Infatti, “i  ricordi davvero indelebili sono due: il podio alla Weltklasse di Zurigo nel 2010 e l’ottenimento del limite per i Giochi Olimpici. Il meeting di Diamond League, uno dei più prestigiosi del circuito mondiale, rappresentava un simbolo nella nostra famiglia poiché nel 1970, all’età di 16 anni mio padre aveva vinto la gara dei 100 metri proprio in quella stessa manifestazione. Riuscire a salire sul terzo gradino del podio esattamente 40 anni dopo è stata un’emozione imparagonabile”. Insomma, una vicenda di famiglia più che di sport, anche se “allo stesso modo, l’ottenimento della conferma del limite olimpico, è stata la concretizzazione di un sogno che mi ha portato allo stadio di Londra nel 2012 ed è stato ancora più speciale poiché è giunto dopo un periodo di difficoltà dovuto a un infortunio”.

A proposito di affetti, una menzione importante, per Irene, va al marito Lucio e alla famiglia. “Lucio è al mio fianco da ormai 13 anni e ricordo benissimo che la prima gara a cui ha assistito è stato un Campionato Ticinese di salto triplo in cui arrivai seconda. Per me non era stato assolutamente un buon risultato, ma lui non conoscendomi ancora a fondo, era venuto a complimentarsi con me: da lì in poi ha capito che avrebbe avuto a che fare con una ragazza che non si accontentava facilmente. Non ha mai smesso di sostenermi e ha dimostrato di avere anche una grande pazienza, nonché una grande intraprendenza, tanto da mantenere la promessa di arrivare fino a Londra in bicicletta quando avrei preso parte ai Giochi Olimpici. Allo stesso modo la mia famiglia è stata fondamentale in tutto il percorso: non hanno mai smesso di credere in me e mi hanno sostenuto in tutto il mio percorso formativo, accogliendo anche la decisione di suddividere il percorso universitario di psicologia in dieci anni rispetto ai cinque tradizionali”.

Tante anche le difficoltà nella sua carriera. “Purtroppo ricordo con amarezza il Campionato europeo 2014 di Zurigo. È una di quelle occasioni che si presenta una volta nella vita e io l’ho vista sfumare senza neppur poter partecipare alla finale, rimanendo la prima esclusa a causa di un terzo salto nullo di un’inezia, soli sette millimetri. Con Andrea (Salvadé, il suo allenatore, ndr) ci eravamo preparati come non mai, e sapevo di stare benissimo. Le aspettative per quella gara erano altissime, ma è bastato davvero un niente per far crollare il castello e i nostri sogni di medaglia. È stato in assoluto il momento più difficile da superare considerando anche le diversi pressioni esterne, soprattutto da parte dei media, sopraggiunte dopo la gara e tese a smontare il nostro grande progetto, ma smentite qualche giorno più tardi al Weltklasse Zürich, dove ho saputo superare tutte le finaliste dell’Europeo tranne la vincitrice”.

Oggi Irene Pusterla è una psicologa, la sua vita è fatta di lavoro e famiglia. “Sono una sportiva realizzata, che ha concretizzato il sogno di partecipare ai Giochi Olimpici, ma che oggi apprezza le gite in mountain bike, le passeggiate con il cane Lucky e qualche sgarro alimentare in più. A fine giornata arrivo sicuramente stanca mentalmente, ma la stanchezza fisica non è certo quella che mi ha accompagnato negli ultimi ventisei anni.”

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