Svizzera
09.02.2016 - 11:000
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

9 febbraio, resta un anno. «UDC come i bolscevichi, distruggono il sistema svizzero»

Paolo Bernasconi ritiene difficile fare pronostici su come andranno i negoziati, data la situazione incerta dell'UE

BELLINZONA - A due anni dal sì del popolo svizzero all'iniziativa UDC per limitare l'immigrazione di massa, la soluzione per applicare quanto deciso appare lontana. Per parlarne abbiamo interpellato uno degli storici contrari, Paolo Bernasconi. Per l'applicazione del 9 febbraio il tempo stringe: cosa succederà? La volontà popolare finirà in un nulla di fatto? «È difficilissimo dirlo, perché non sappiamo neppure come sarà fatto e in che situazione politica e economica si troverà il partner principale, l'UE. Il Consiglio federale è stato messo in una posizione complicatissima da questa decisione del 9 febbraio, di cui molte associazioni, corporazioni e persone si sono rese conto solo il giorno dopo, penso alla Conferenza svizzera dei rettori che ha capito il disastro per lo sviluppo scientifico svizzero, o alle organizzazioni degli studenti, che si trovavano nella quasi impossibilità di studiare all'estero. Il popolo svizzero può decidere per la Svizzera ma non esprime la volontà di altri partner internazionali e dell'UE: per andare d'accordo di deve essere in due, e se si sceglie vie di scontro e di conflitto, vivrà un isolamento. A pagarne le conseguenze sarà il popolo stesso». Il Tribunale federale con la sua sentenza ha chiaramente detto gli accordi internazionali (i bilaterali) prevalgono sul diritto interno (articolo costituzionale sull’immigrazione di massa). Quindi in teoria un’applicazione unilaterale (senza un accordo con l’UE), oppure senza disdire i bilaterali (mediante una votazione popolare), non è possibile? «Il Tribunale federale ha detto che, come fra due persone o due società, quando si fa una promessa essa va mantenuta, vale anche nei rapporti internazionali. La Svizzera ha preso degli impegni, con l'avvallo del popolo (che ha votato a favore di Schengen nel 2005), non si può cambiare idea nei rapporti internazionali, è troppo difficile». Aveva ragione Bertoli nel suo famigerato discorso del primo agosto? (ride, ndr) «Bertoli mi è molto simpatico, ma piuttosto che dire chi ha torto e chi ha ragione preferisco rispondere sulla domanda fattuale precisa. È vero che chi ha lanciato l'iniziativa, cioè l'UDC e la Lega, non ha informato il popolo svizzero del grave pericolo a cui si sarebbe esposto votando sì, cioè l'isolamento politico e molto probabilmente economico. Il fatto è che chi pagherà non saranno i capoccia dei due partiti bensì tutto il popolo». Senza accordo con l’UE per il 9 febbraio salta anche il nuovo accordo con l’Italia sui frontalieri. Cosa fare? «Questa è tutta un'altra questione, il partner è un altro, si tratta di accordi bilaterali, con una vita indipendente: tra l'altro deve essere ratificato dai due parlamenti, con difficoltà politiche interne sia per noi che per loro. Se i bilaterali fossero disdetti a seguito dell'applicazione del 9 febbraio sarebbe più difficile andare d'accordo con l'Italia. Come in caso di sì all'iniziativa UDC sull'espulsione dei criminali stranieri in votazione il 28 febbraio! L'UDC porta avanti delle soluzioni che sembrano facili ma che sono disastrose. L'iniziativa viene chiamata per l'attuazione, io la definisco per la distruzione. Puntano diretti a distruggere il sistema democratico svizzero, in modo sistematico e organizzato. Vogliono sostituire al Governo, al Parlamento e ai giudici il partito unico UDC. Si chiama dittatura, il loro obiettivo è una Svizzera dominata da loro. Questo è bolscevismo!».
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