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Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Marco Romano: il matrimonio, le tasse e i nastrini gay di Sanremo

Il Consigliere nazionale respinge le accuse di un'iniziativa di propaganda partitica. «Anzi, è l'esempio di quando si usa questo strumento democratico»

BELLINZONA - L'iniziativa PPD sulla discriminazione delle famiglie si inserisce in un periodo in cui il tema relativo alle coppie gay accende l'Italia, passando dalle piazze al Festival di Sanremo. E poiché la Penisola non è certo lontana, l'argomento in votazione è stato tirato nel grande calderone che riguarda le coppie e i loro diritti. Ne abbiamo parlato col Consigliere nazionale pipidino Marco Romano. Fra i temi in votazione anche l’iniziativa “per il matrimonio e la famiglia” del PPD, che vorrebbe “sanare” le disuguaglianze fiscali fra concubini e coppie sposate. Sulla questione il parlamento aveva proposto un controprogetto. Perché non avete accolto una proposta concreta, e avete voluto il voto popolare? «La prima cosa da dire è che non vogliamo togliere una discriminazione perché l'abbiamo scoperta, abbiamo fatto un'iniziativa popolare perché essa è stata sottolineata, evidenziata e dichiarata illegale e contro i principi della Costituzione del 1984 dal Tribunale federale. Per 30 anni il parlamento non ha mai trovato una soluzione, quando essa è facilissima, dato che l'hanno trovata 26 Cantoni. Lo strumento dell'iniziativa popolare serve ad agire quando non lo fa il parlamento. Esso, anche sulla nostra iniziativa, ha cominciato a cercare scuse, a cercare il modo per dirci di no. Il controprogetto era un'idea politica vuota che non c'entrava nulla con la nostra iniziativa, proprio perché chiedeva di passare alla tassazione individuale che noi non vogliamo, desideriamo togliere la discriminazione. Ci siamo dunque opposti e riteniamo che l'unico modo per fare giustizia dopo 30 anni sia accogliere la nostra iniziativa». Quindi non si tratta di un’iniziativa lanciata per mera propaganda partitica, come accaduto spesso negli ultimi anni con iniziative lanciate da destra e da sinistra? «Penso che ci sia un dato chiarissimo: il PPD negli ultimi 80 anni di storia ha lanciato due iniziative popolari, mentre gli altri partiti ne lanciano a decine. Non è affatto un veicolo promozionale anzi è l'esempio di quando si dovrebbe utilizzare lo strumento dell'iniziativa popolare, ovvero quando il parlamento non agisce, il fatto di non aver concretizzato una decisione del Tribunale federale per 30 anni è molto grave e legittima dunque la popolazione a raccogliere le firme affinché si agisca. La prima iniziativa del PPD è stata persa un paio d'anni fa, sono convinto che questa la vinceremo, restiamo il partito che nella storia ne ha lanciate meno, e se dovessimo vincere saremmo uno fra quelli più vincenti, col 50% di successo, come pochissimi. È quindi una critica ingiustificata, fuori luogo, confutata dai numeri e soprattutto dall'incapacità di agire dalle opportunità federale». Nel testo in votazione si definisce chiaramente il matrimonio come l’unione di un uomo e una donna. L’iniziativa quindi non sarà applicabile alle unioni domestiche registrate? «L'iniziativa è applicabile alle unione domestiche registrate, perché dal 2007 esse dal punto di vista fiscale sono parificate al matrimonio. L'accettazione dell'iniziativa va a favore anche delle migliaia di coppie in unione domestica registrata che oggi pagano più imposte, ed anche alle coppie omosessuali, e ce sono parecchie, che rinunciano all'unione domestica registrata perché lavorando entrambi se si registrassero si troverebbero a pagare un'imposta federale diretta molto più alta. Vogliamo andare a beneficio sia delle coppie etero che di quelle omosessuali, perché dal punto di vista fiscale sono trattate in modo uguale». Un'apertura alle copie omosessuali è rivoluzionaria per il PPD, notoriamente vicino alla Chiesa... . «L'essere vicini alla Chiesa è un argomento strumentale. Che il PPD abbia questo imprinting è un luogo comune, io per esempio sono cattolico, mi rifaccio ai valori cattolici, non sono assolutamente praticante. Non si combatte un'iniziativa perché qualcuno è vicino a qualcun altro, a una realtà della nostra società. Trovo offensivo dire che è un'iniziativa dei cattolici, in questo paese abbiamo il matrimonio che è uno degli elementi fondamentali della società, con molte giovani coppie che mettono su famiglie e sono discriminate fiscalmente, noi vogliamo parificarle, mi dica cosa c'è di ideologico in questo». A proposito, in questo periodo il tema delle unioni civili è molto caldo in Italia. Cosa ne pensa dei nastrini arcobaleno che molti cantanti hanno portato sul palco a Sanremo? «La trovo una forzatura. La discussione attorno al matrimonio omosessuale avviene in tutti i paesi europei, non sono per un approccio di uno contro l'altro bensì per uno che vuole riconoscere le varie realtà. In Svizzera dal 2007 con l'unione domestica registrata le coppie omosessuali sono parificate a quelle etero, nei prossimi nani arriveranno altre proposte politiche, il matrimonio light, il PACS come in Francia, si parla delle adozioni. La nostra fortuna è avere la democrazia diretta, per cui molto verosimilmente non saranno delle élite a decidere ma la popolazione votante. Queste lotte di causa o di parti della società mi sembrano fuori luogo. L'adozione, per esempio, nella stessa comunità gay non fa l'unanimità. Sono delle decisioni di società molto importanti che è peccato trasformare in spettacolo».
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