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Svizzera
07.05.2018 - 11:050
Aggiornamento 19.06.2018 - 15:43

Tragedia in Vallese, un sopravvissuto: "Mario Catiglioni totalmente impreparato". La Procura indaga, il figlio di una vittima lo assolve, "era sulla strada giusta"

Un italiano che faceva parte del gruppo guidato dal comasco residente in Valle di Muggio fa notare che non aveva il localizzatore GPS, il telefono satellitare non funzionava e alla capanna non c'era nessuna riservazione. Un'altra domanda è quella sul numero di alpinisti che facevano parte della spedizione

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LECCO – La tragedia che è costata la vita a sette persone nelle Alpi Vallesane continua a far discutere. Il grande alpinista Reinhold Messner nei giorni scorsi ha detto che “la montagna è sempre pericolosa, anche se si crede che vestiti, scarpe e gps ci rendano sicuri. Lo fanno se puoi arrivare al riparo, se ti fermi non sono di aiuto. La montagna è sempre molto più grande di noi, non è buona o cattiva, ma va considerata. E rispettata. Una differenza piccola può cambiare di molto le cose”.

E sul wtiheout, quella sorta di nebbia di neve e vento, gelido e fortissimo, capace di togliere visibilità, che ha causato la tragedia, ha confermato che “se metti una mano sul viso la vedi, ma i tuoi piedi non li vedi. Basta essere a 100 metri dal rifugio ed è impossibile vederlo”. Come successo, purtroppo, al gruppo guidato da Mario Castoglioni, probabilmente deceduto cadendo in un crepaccio mentre andava a cercare aiuto per tutti, compresa la moglie Kalina che, dopo probabilmente averlo visto morire, se ne è andata anche lei qualche ora dopo per assideramento.

Oggi sbuca però una tesi diversa, che non assolve la guida. Uno degli italiani sopravvissuti ha infatti dichiarato alla NZZ am Sonntagg che Catiglioni è stato colto del tutto impreparato dal cambiamento climatico. A suo dire, infatti, non aveva con sé alcun localizzatore GPS, il suo telefono satellitare non funzionava e nella capanna vicina non vi era alcuna riservazione a nome del gruppo.

Sono tutti elementi su cui la Procura vallesana sta indagando, così come se la guida abbia possibilmente violato il suo obbligo di cautela e se fosse troppo rischioso portare un gruppo di nove persone su quel percorso difficoltoso. Si discute infatti anche su questo: ovvero,se il numero di persone è troppo ingente per un percorso simile.

Ovviamente, nessuno poteva sapere che le condizioni sarebbero mutate a quel modo. Una fatalità. Una tragedia, che si è portata via sette vite. E ha risparmiato il giovane figlio di una delle vittime, che ha dichiarato che avrebbe dovuto partecipare alla gita ma che poi per motivi di studio è stato costretto a rinunciare. “È stata una fatalità. C’era tanto vento alla fine della giornata che non si poteva vedere a due metri, ma Mario era sulla strada giusta perché si trovava a circa un centinaio di metri dal rifugio Vignettes”, ha detto.
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