TRIBUNA LIBERA
La Bravofly perde il pelo ma non il vizio
di Jessica Bottinelli, CC Chiasso
Notizia di ieri, la Bravofly ha assunto ben 106 nuovi collaboratori durante l’anno in corso, ottimo successo dal punto di vista della crescita dell’impiego, salvo che oggi si scopre che neanche uno dei nuovi dipendenti è residente in Ticino. Eppure in maggio, dopo un incontro con il Municipio di Chiasso, il fondatore di Bravofly, Fabio Cannavale, aveva assicurato che intendeva assumere residenti grazie a collaborazioni di recente avviate con USI e SUPSI. Il sogno e le illusioni di “Benvenuta impresa” si infrangono di fronte a quanto si legge oggi, davvero pochi, o nulli, i vantaggi per i chiassesi e i ticinesi in generale. Non serve a molto pavoneggiarsi sui media, non importa il numero delle nazionalità degli impiegati, quello che davvero conta è sapere se questa ditta può offrire lavoro ad un salario e a delle condizioni adeguate per i residenti in Ticino. Con i dati di oggi la risposta che sembra più logica è no. Oppure, nonostante un contratto di lavoro che tutto sommato sembra accattabile, non sembra proprio esserci la volontà di volersi integrare nel tessuto economico ticinese, non si vuole, al contrario di quanto sbandierato ai media, favorire l’occupazione dei residenti. È ora che la politica inizi ad interrogarsi sul reale valore di simili realtà imprenditoriali. Sappiamo che il contratto collettivo aziendale prevede salari minimi, non sappiamo invece quanti di questi nuovi impieghi sono stati annunciati agli URC, quanti sono stati i candidati residenti, perché le loro qualifiche non sono state ritenute idonee e neppure a quale grado di occupazione vengono offerti questi impieghi. A cosa serve al Mendrisiotto e a Chiasso avere grandi ditte che impiegano 95% di manodopera frontaliera, che spesso si reca al lavoro in automobile, che si porta il pranzo da casa e non lascia niente sul territorio? A nulla, se non a intasare ulteriormente le nostre strade e inquinare ancora di più i nostri polmoni. Bisogna iniziare a ragionare a lungo termine e capire quali sono le reali ricadute a medio e lungo termine sul nostro territorio e sul tessuto economico e sociale. È ora di iniziare a prendere in considerazione anche altri parametri quando si valuta la possibilità di permettere a una ditta di insediarsi. Non basta guardare all’introito facile (ma non garantito, come insegna l’esperienza chiassese del recente passato) delle tassazioni, bisogna valutare nel complesso quale sia l’impatto di tali imprese e il loro reale beneficio per la popolazione.
Jessica Bottinelli
, consigliera comunale Chiasso
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