TRIBUNA LIBERA
Amalia Mirante: "Apprendistato, basta chiacchiere!"
"E magari, la prossima volta che i partiti si riempiranno la bocca di “giovani”, “formazione” e “opportunità” in campagna elettorale, ricordiamoci chi ha davvero fatto qualcosa…"
TIPRESS

di Amalia Mirante *

Da anni si ripete che la formazione professionale è un pilastro del nostro sistema, che l’apprendistato è un’eccellenza svizzera, e giorno per giorno si dichiara di voler combattere la disoccupazione giovanile. Ma poi? Fatti?

Nel 2022, il Ticino era in fondo alla classifica dei Cantoni che formano apprendisti: penultimo a livello svizzero. L’amministrazione cantonale ticinese, nel 2023, era al 4.3%, ben sotto il famoso 5% fissato come obiettivo… un obiettivo stabilito già nel 2017. Nel frattempo, le aziende che formano apprendisti continuano a diminuire, i nuovi contratti non crescono come previsto, e il progetto “Obiettivo 95%” (diploma secondario II per il 95% dei giovani) è inchiodato al 90.3%.

Eppure, le basi ci sarebbero. Il Cantone può formare in 41 professioni, ha 218 formatori attivi e ospita già quasi 200 apprendisti. Non servono grandi sforzi: basterebbe creare una trentina di nuovi posti nei prossimi due anni, come proposto nella mozione che sarà discussa il 20 maggio in Gran Consiglio. Il costo? Circa 350’000 franchi all’anno per dare un lavoro ai nostri figli. Su un bilancio da oltre 4,5 miliardi di franchi, è una spesa marginale ma un investimento strategico.

Ogni giovane formato è un potenziale lavoratore qualificato in meno da cercare all’estero. Ogni posto di apprendistato in più è un passo contro la disoccupazione, un argine alla fuga di cervelli, un’occasione di crescita per un’impresa o per un ente pubblico. E, aggiungo, un atto di coerenza: se governo e parlamento chiedono ai privati di formare, il minimo che si possa pretendere è che diano l’esempio. Ne va della credibilità della politica.

C’è poi un punto che non possiamo più ignorare: l’equilibrio di genere nelle professioni. Le ragazze continuano a orientarsi verso settori “tradizionali”, spesso con meno prospettive. Promuovere attivamente la loro presenza nelle professioni tecniche non è solo giusto, è necessario. E non basta mettere l’asterisco nei bandi: servono politiche mirate, incentivi, visibilità.

L’apprendistato fatto bene è un ascensore sociale. Ma bisogna alimentarlo, farlo funzionare, crederci davvero. Continuare con la politica dei piccoli passi simbolici, mentre il sistema scricchiola, non è più accettabile. Se vogliamo una forza lavoro preparata, integrata, radicata, dobbiamo iniziare dal principio: offrire più opportunità ai nostri giovani. Non a parole. Nei fatti.

E magari, la prossima volta che i partiti si riempiranno la bocca di “giovani”, “formazione” e “opportunità” in campagna elettorale, ricordiamoci chi ha davvero fatto qualcosa… e chi ha fatto solo chiacchiere.

* deputata Avanti con Ticino & Lavoro

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