TRIBUNA LIBERA
Caruso sullo schiaffo del TRAM al DECS: "La tavola era apparecchiata"
"Alla dilazione procedurale del Governo si affianca uno spostamento discorsivo operato dalla direttrice del DECS, che trasferisce il confronto dal piano degli atti a quello delle persone"
TIPRESS/AGOSTA

di Roberto Caruso *

Dopo la seconda sentenza del Tribunale cantonale amministrativo che annulla le nomine alla testa della Sezione dell’insegnamento medio superiore, la reazione del Governo si è ridotta a poche formule rituali: «abbiamo preso atto», «approfondiremo le motivazioni», «ci esprimeremo nelle prossime settimane», accompagnate da un richiamo della direttrice del DECS Marina Carobbio al rispetto dovuto alle persone coinvolte e al loro impegno professionale.

È una strategia ricorrente quando una decisione non è più difendibile sul piano giuridico e non si è pronti ad assumerne le conseguenze. Il silenzio sui punti essenziali non è neutro: segnala la difficoltà di chiudere il circuito decisionale quando il controllo esterno non può più essere assorbito. Il richiamo al rispetto delle persone e al loro impegno professionale, da parte sua, non entra nel merito della decisione annullata, ma sposta l’attenzione sul piano umano, introducendo un elemento estraneo alla valutazione degli atti.

Alla dilazione procedurale del Governo si affianca uno spostamento discorsivo operato dalla direttrice del DECS, che trasferisce il confronto dal piano degli atti a quello delle persone: uno schema comunicativo classico che non solo maschera l’assenza di un piano alternativo, ma riflette la sicurezza di un potere abituato a non dover rendere conto, e che proprio per questo si trova impreparato quando il controllo esterno produce effetti reali.

La seconda sentenza del TRAM non si limita a rilevare un vizio marginale. Accerta nuovamente che i requisiti stabiliti dal bando di concorso non erano adempiuti e che la rivalutazione successiva resta insostenibile. L’errore non è episodico, ma reiterato. Ed è questo che sposta il problema dal singolo atto al modo di reagire al controllo.

Nel dibattito politico successivo, la dinamica viene nominata in modo più esplicito, per descrivere un meccanismo già noto: decisioni che maturano prima e altrove, e che la procedura si limita poi a ratificare. È la stessa logica che avevo sintetizzato, lo scorso anno, in un articolo scritto a due mani, con un’espressione precisa: «nelle scuole ticinesi i posti si apparecchiano, non si vincono».

A quell’articolo la sezione amministrativa del DECS aveva risposto parlando di «accuse non circostanziate e non motivate di nepotismo e/o favoritismo». Fa impressione – ma è del tutto nella norma – che la replica non fosse firmata e non fosse politica, e che gli stessi funzionari, quando intervengono pubblicamente, non appaiano così privi di difesa come talvolta vengono rappresentati. La diluizione della responsabilità, oltre allo slittamento temporale e a quello discorsivo-morale, è parte integrante del modello procedurale.

È in questo quadro che va letto il rilievo di quest’ultima sentenza. È noto che nel sistema scolastico ticinese vi siano docenti assunti senza le qualifiche richieste e candidati formalmente idonei rimasti esclusi. Questo squilibrio, di per sé, non è oggetto di un giudizio generale. Ma la sentenza interviene proprio su ciò che il sistema tende ad assorbire: la distanza tra requisiti dichiarati e scelte effettive.

I ricorsi contro le nomine restano rari e vengono spesso letti come segno di buon funzionamento. Ma la loro rarità indica anche l’elevato costo del conflitto e la tendenza ad assorbirlo. Quando il controllo giudiziario produce effetti reali, la procedura mostra il suo limite: non è più sufficiente a diluire la responsabilità nella sequenza delle decisioni.

Dopo due annullamenti, non basta più prendere atto. La questione non è il rispetto dovuto alle persone – che il Tribunale non ha messo in discussione – ma la capacità dell’istituzione di distinguere tra rispetto delle persone e responsabilità degli atti. Finché la risposta resta interna allo stesso circuito procedurale che ha prodotto la decisione, il controllo esterno non viene davvero accolto.

E la risposta continua a mancare. Le scuse, almeno.

* docente

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