L'imprenditore: "Indebolire questo sistema per far fronte a esigenze contingenti può produrre effetti che vanno ben oltre il risparmio immediato"

di Oliviero Pesenti *
Nel confronto politico ticinese, segnato da una crescente pressione sulle finanze pubbliche, vi è un punto su cui esiste ampia convergenza: i tagli non sono mai una buona notizia. Non lo sono per i cittadini, non lo sono per le istituzioni, non lo sono per la qualità dei servizi pubblici. Ogni riduzione di spesa comporta inevitabilmente delle conseguenze e richiede quindi una responsabilità politica particolarmente elevata.
Il Cantone si trova oggi confrontato con una sfida finanziaria rilevante, derivante anche da decisioni popolari che hanno posto l’accento su un problema reale e sempre più urgente: il costo dei premi di cassa malati. Si tratta di un tema che tocca in modo diretto e spesso gravoso ampie fasce della popolazione, in particolare quelle più vulnerabili. L’obiettivo di alleviare questo peso è pienamente legittimo e condivisibile, anche se il vero beneficio per la popolazione risiede nella riduzione strutturale dei costi della salute, che passa inevitabilmente da una strategia lungimirante di intervento sul numero delle strutture sanitarie e sui servizi realmente indispensabili da garantire.
Tuttavia, gli strumenti scelti, pur sostenuti democraticamente, comportano un impatto finanziario di centinaia di milioni di franchi sulle casse cantonali. Risorse che, allo stato attuale, non sono disponibili senza interventi compensativi. In questo senso, l’azione dello Stato non è solo opportuna, ma necessaria: sostenere il potere d’acquisto dei cittadini e garantire la coesione sociale rientra tra i suoi compiti fondamentali.
Proprio per questo, però, si impone una riflessione approfondita sulla qualità delle scelte adottate per riequilibrare i conti pubblici.
Non tutte le voci di spesa possono essere trattate allo stesso modo.
La formazione, lungo tutto il suo percorso, dalla scuola dell’obbligo alla formazione professionale fino agli studi accademici, rappresenta un investimento strategico per il Cantone. È attraverso questo sistema integrato che si costruisce il capitale umano, si rafforzano le competenze e si crea il presupposto per uno sviluppo economico e sociale sostenibile.
In tale contesto, la decisione di ridurre di quasi 7 milioni di franchi i contributi alle istituzioni accademiche ticinesi merita un’attenzione particolare. Pur inserendosi in una logica di contenimento della spesa, essa rischia di incidere su un ambito sensibile, nel quale la qualità dell’offerta formativa e della ricerca dipende da equilibri costruiti nel tempo.
È evidente che anche gli istituti accademici sono chiamati a fare la loro parte. L’ottimizzazione delle strutture, il miglioramento dell’efficienza e una gestione attenta delle risorse rappresentano obiettivi imprescindibili per qualsiasi istituzione pubblica o parapubblica. In questo senso, appare auspicabile una collaborazione più concreta e strutturata tra l’Università della Svizzera italiana e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, al fine di sviluppare sinergie, evitare duplicazioni e razionalizzare determinati ambiti, senza però compromettere la specificità e la qualità delle rispettive missioni.
Ma tali processi devono essere accompagnati da una visione strategica che eviti di compromettere la sostanza dell’offerta formativa. Il rischio, in assenza di questa attenzione, è quello di trasformare misure di razionalizzazione in fattori di indebolimento.
In un contesto internazionale caratterizzato da una competizione crescente basata sulla conoscenza, la qualità della formazione rappresenta uno dei principali fattori di attrattività e competitività di un territorio. Il Ticino ha saputo, negli anni, costruire un sistema formativo riconosciuto e capace di generare valore, non solo sul piano educativo, ma anche su quello economico e sociale.
Indebolire questo sistema per far fronte a esigenze contingenti può produrre effetti che vanno ben oltre il risparmio immediato.
La responsabilità della politica, in una fase come quella attuale, consiste nel saper operare scelte difficili senza perdere di vista gli obiettivi di lungo periodo. Riequilibrare i conti pubblici è un dovere, così come lo è garantire il sostegno ai cittadini confrontati con costi sempre meno sostenibili. Ma è altrettanto fondamentale preservare gli ambiti che costituiscono le fondamenta dello sviluppo futuro.
I tagli, quando inevitabili, devono essere mirati, proporzionati e inseriti in una visione coerente. La formazione rientra tra quei settori che richiedono una particolare cautela, perché da essa dipende, in larga misura, la capacità del Cantone di affrontare le sfide di domani.
In definitiva, governare significa scegliere. E scegliere oggi dove intervenire significa determinare il profilo del Ticino di domani.
Un Cantone che tutela la formazione investe nel proprio futuro. Un Cantone che la indebolisce rischia, invece, di comprometterlo.
* imprenditore