TRIBUNA LIBERA
Oliviero Pesenti: "Prima bisogna creare il lavoro, poi difenderlo"
L'imprenditore propone un unico Dipartimento per Economia e Formazione, meno burocrazia e più investimenti. E invita i sindacati a superare i vecchi schemi

di Oliviero Pesenti *

Il lavoro deve diventare la priorità assoluta del Ticino

Il lavoro è il fondamento del benessere collettivo e la condizione per rendere sostenibili le politiche pubbliche. Creare imprese, garantire salari adeguati e offrire prospettive alle nuove generazioni: è da qui che deve partire il rilancio del Ticino.

Il Ticino deve rimettere il lavoro al centro della propria strategia politica ed economica. Non bastano dichiarazioni d’intenti o interventi isolati: serve una visione pluriennale, concreta e sostenibile, capace di generare ricchezza, occupazione qualificata e prospettive per le future generazioni.

Il problema è strutturale. Un’economia che fatica a creare valore non può garantire salari soddisfacenti, trattenere i giovani e finanziare nel tempo i servizi pubblici e la solidarietà sociale. Il benessere della popolazione dipende anche dalla capacità del territorio di produrre ricchezza e trasformarla in opportunità concrete.

Una strategia per rilanciare l’economia

Il Ticino deve rafforzare il proprio tessuto produttivo, attrarre nuove imprese e aiutare quelle esistenti a crescere. Le opportunità si trovano nella manifattura avanzata, nella microtecnologia, nella robotica, nell’intelligenza artificiale, nelle scienze della vita e nella ricerca applicata. Non si tratta di inseguire ogni nuova moda, ma di valorizzare le competenze presenti e costruire nuove specializzazioni.

Per riuscirci occorrono aree produttive adeguate, infrastrutture efficienti, procedure rapide e condizioni quadro competitive. La burocrazia deve essere ridotta, le autorizzazioni accelerate e i processi amministrativi digitalizzati. Gli incentivi pubblici, quando necessari, devono essere selettivi, trasparenti e vincolati a risultati verificabili.

Le Associazioni economiche devono diventare partner operativi del rilancio, contribuendo a individuare gli ostacoli allo sviluppo . La politica deve ascoltare chi investe, assume e crea valore, senza rinunciare alla propria responsabilità di definire obiettivi strategici per lo sviluppo del territorio e verificare i risultati.

Economia e formazione: una sola responsabilità

Sostengo da anni la necessità di riunire Economia e Formazione in un unico Dipartimento cantonale. La politica economica, la formazione professionale, la ricerca applicata e le esigenze delle imprese non possono procedere su binari separati.

Questo Dipartimento dovrebbe diventare il motore del rilancio ticinese, guidato da una persona con comprovate capacità manageriali, competenze specifiche e una solida esperienza imprenditoriale. Servono obiettivi misurabili e responsabilità precise, non soltanto buone intenzioni.

La formazione deve preparare i giovani alle professioni di domani e permettere ai lavoratori di aggiornare le proprie competenze. Occorre quindi rafforzare il collegamento tra aziende, apprendistato, SUPSI e USI, affinché conoscenza e ricerca si traducano più efficacemente in innovazione, occupazione e valore per il territorio.

Meno costi, più efficienza e infrastrutture strategiche

La competitività dipende anche dalle condizioni in cui si lavora e si fa impresa. Il Ticino deve intervenire sulle leve cantonali per ridurre gli oneri amministrativi e i costi improduttivi, promuovendo al contempo le riforme necessarie a livello federale. Anche la spesa pubblica deve essere valutata con maggiore rigore: lo Stato deve tornare a essere efficiente e autorevole, senza compromettere i servizi essenziali.

In questa prospettiva va riconosciuto il valore strategico dell’aeroporto cantonale. Non è un lusso né un elemento marginale, ma un’infrastruttura che può rafforzare i collegamenti internazionali, favorire gli investimenti e rendere il territorio più attrattivo. L’esperienza di La Chaux-de-Fonds dimostra quanto un aeroporto possa contribuire allo sviluppo economico di un territorio. Il Ticino dovrebbe valorizzare questa risorsa, non indebolirla.

Salari, povertà e dignità del lavoro

La crescita economica deve tradursi in benefici concreti per le persone. Per migliorare stabilmente i salari occorre aumentare la produttività, sostenere gli investimenti e favorire attività capaci di remunerare adeguatamente il lavoro. Non basta creare occupazione: bisogna offrire opportunità professionali che permettano di vivere dignitosamente.

La povertà non può essere affrontata soltanto attraverso gli aiuti sociali, indispensabili per chi ne ha bisogno. Occorre agire anche sulle sue cause, favorendo una formazione di base adeguata e continua, il reinserimento professionale e l’accesso a un impiego stabile. Il lavoro è reddito, dignità e autonomia; è anche uno strumento essenziale per contrastare l’esclusione sociale.

Per i giovani propongo incentivi temporanei alle imprese che realizzano assunzioni aggiuntive al primo impiego, legati a una formazione effettiva e a contratti regolari. Anche i lavoratori più vicini all’età pensionabile meritano misure mirate: chi perde il posto a cinquant’anni o oltre non deve essere lasciato ai margini, ma sostenuto attraverso la riqualificazione e incentivi al reinserimento.

L’intelligenza artificiale e l’automazione trasformeranno profondamente molte professioni e ne elimineranno alcune. Propongo un osservatorio cantonale che riunisca imprese, associazioni economiche, sindacati e istituti di formazione per anticipare i cambiamenti e preparare le competenze necessarie. L’obiettivo deve essere governare la transizione, non subirla.

Sindacati: difendere il lavoro significa anche crearlo

È tempo che i sindacati escano dalla loro zona di comfort e superino gli schemi del passato. Difendere salari e diritti è indispensabile, ma occorre anche contribuire a creare le condizioni perché le imprese investano, innovino e assumano. Un sindacato che si limita a opporsi al cambiamento rischia di diventare parte del problema, anziché della soluzione. La vera sfida è costruire, insieme alle imprese, le opportunità professionali di domani.

Prima bisogna creare il lavoro, poi difenderlo.

Una svolta misurabile, non un altro annuncio

Il rilancio del Ticino richiede una strategia pluriennale, con responsabilità definite, obiettivi concreti e verifiche pubbliche annuali. Ma una strategia, da sola, non basta: occorre una struttura capace di trasformarla in risultati.

Propongo di rafforzare la promozione economica cantonale attraverso un organismo operativo, dotato di autonomia d’azione e composto da imprenditori e manager qualificati, con una lunga esperienza sul campo e solide relazioni internazionali. Il suo compito deve essere individuare opportunità, contattare investitori, attrarre nuove attività produttive e accompagnare concretamente le imprese che intendono insediarsi o crescere in Ticino. Le sfide odierne impongono un approccio più dinamico e orientato ai risultati: non basta più promuovere il Ticino, bisogna andare a cercare le opportunità, costruire relazioni e trasformarle in investimenti e posti di lavoro.

Questa struttura dovrà operare con obiettivi verificabili e i risultati dovranno essere valutati annualmente, perché la promozione economica non può essere misurata dalle iniziative annunciate, ma dai risultati concreti ottenuti. Occorre inoltre verificare se diminuiscono davvero gli oneri amministrativi e il costo del lavoro e se migliorano le condizioni per investire e assumere.

Il Ticino affronta sfide finanziarie e sociali che non consentono più di rinviare le decisioni. Senza una base produttiva più solida, diventerà sempre più difficile finanziare i servizi pubblici, sostenere chi è in difficoltà e garantire prospettive alle nuove generazioni. La solidarietà non si indebolisce creando ricchezza: si rende più sostenibile.

La politica cantonale, al di là delle appartenenze partitiche, deve assumersi questa responsabilità. Meno frammentazione, meno ostacoli e più capacità di realizzare. Il Ticino ha competenze, imprese e risorse per ripartire, ma deve scegliere una direzione e perseguirla con determinazione.

Il futuro non si costruisce distribuendo soltanto la ricchezza esistente, ma creando le condizioni per produrne di nuova. La peggiore eredità che possiamo lasciare ai nostri figli è convincerli che il loro futuro dipenderà da un assegno dello Stato anziché dalla possibilità di sviluppare i propri talenti, lavorare e costruire il proprio destino. Sarebbe una sconfitta economica, sociale e culturale imperdonabile.

* imprenditore

 

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