Tribuna
04.10.2015 - 23:330
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Shems (speranza) – Accoglienza profughi

Mozione di Lisa Bosia Mirra, granconsigliera PS

Principalmente a causa della guerra civile che imperversa in Siria e della dittatura eritrea, attualmente sono in fuga tante persone quante non lo sono più state dalla Seconda guerra mondiale. Secondo l’ultimo rapporto ONU, i due terzi delle persone in fuga possono essere riconosciute immediatamente come rifugiati, mentre per un terzo di loro bisogna prevedere degli approfondimenti maggiori. Conformemente al regolamento Dublino, al momento gran parte dell’onere del salvataggio e dell’accoglienza dei profughi è sopportato dai Paesi alle frontiere esterne, soprattutto dalla Grecia e dall’Italia benché una ripartizione più equa sarebbe del tutto sopportabile per l’Europa. Attualmente la Svizzera rimpatria i richiedenti verso l’Italia e l’Ungheria, non più verso la Grecia, questo in seguito a una decisione emanata nel 2011 dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). In assenza di adeguate strutture di accoglienza in Italia, molti migranti devono sopravvivere per strada senza alcun sostegno. Secondo quanto comunicato dall’UNHCR, a fine luglio 2014 in Italia vivevano 76’263 rifugiati e 22’200 richiedenti l’asilo, per i quali, stando alle fonti ufficiali italiane, erano disponibili soltanto 18’765 posti negli SPRAR e 6’006 posti nei CARA. Contando anche i rifugiati approdati in Italia nel 2014 e dall’inizio di quest’anno, che secondo il regolamento Dublino devono restare in tale Paese, attualmente mancano già decine di migliaia di posti. Parallelamente la situazione si è aggravata anche in Ungheria, come ci ha tristemente rammentato la cronaca di questi giorni. L’Ungheria ha violato numerosi articoli della Convenzione di Ginevra respingendo collettivamente i profughi alle frontiere, procedendo all’arresto e all’identificazione delle persone fermate sui treni diretti in Germania. Ha proceduto a identificare i profughi marchiandoli con numeri sulle braccia, prassi che ricorda le deportazioni verso i campi di concentramento nazisti. Tra i profughi sono stati arrestati anche donne e bambini. Una donna a cui è stata negata la possibilità di chiedere asilo ha partorito una bimba, battezzata “Shems” (speranza), nel sottopassaggio della stazione di Budapest. Nonostante questa situazione fuori controllo la Svizzera ha rinviato attraverso gli accordi di Dublino 56 persone in Ungheria. È palese che al momento Italia e Ungheria non sono più in grado di far fronte alle domande di asilo presentate. Ciononostante, la Svizzera continua a procedere ai rimpatri verso questi Paesi. La Svizzera deve garantire la protezione delle persone che chiedono asilo nel nostro Paese, sospendendo immediatamente i rimpatri verso l’Italia e l’Ungheria fino a che non sarà trovata una soluzione conformemente a quanto chiesto ai punti 1 e 2 della presente mozione. Nelle sue politiche migratorie, il Consiglio Federale dà notevole rilievo agli orientamenti della popolazione. In quest’ottica, per la loro naturale maggior vicinanza al cittadino i Comuni e i Cantoni hanno il diritto e il dovere di far propri gli orientamenti della cittadinanza. Negli ultimi mesi un numero crescente di ticinesi ha dimostrato attenzione, sensibilità e vicinanza ai troppi rifugiati costretti a lasciarsi alle spalle le loro case e i loro affetti per salvare la propria vita e quella dei loro figli da guerre e persecuzioni. Il pensiero va in particolare al drammatico aggravarsi della guerra civile in Siria e alle terribili violazioni dei diritti umani perpetrati sotto regimi dittatoriali come quello eritreo. Oggi, la maggioranza del peso dei flussi migratori conseguenti a drammatiche crisi grava sulle frontiere dell’Europa, su Paesi che tuttavia non hanno le capacità di farsi carico dell’accoglienza di questi disperati. Nell’ottica di una maggiore equità a livello europeo nella ripartizione dei rifugiati e in considerazione delle discussioni sulle quote in corso a livello europeo e dell’uso sempre più frequente della clausola di sovranità nell’ambito del regolamento Dublino da parte di un numero crescente di Paesi europei, si chiede al lodevole Consiglio di Stato, seguendo l’esempio del Canton Vaud: 1. di farsi portavoce presso le competenti autorità federali della volontà di tanti cittadini e cittadine di far uso della clausola di sovranità come prevista dagli accordi di Dublino e di non procedere ad alcun rinvio verso l’Italia e l’Ungheria, a meno che le autorità italiane e ungheresi non offrano in ciascun caso concreto garanzie effettive e verificabili di una presa a carico dignitosa nel lungo termine. È del resto questo il principio sancito, pur prudenzialmente, dalla Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) nel caso Tarakhel; 2. di studiare un piano di accoglienza che permetta di venire incontro agli auspici del Consiglio Federale, che il 6 giugno 2014 ha accettato una proposta della Commissioni delle istituzioni politiche (CIP) che chiedeva lo studio di un piano di accoglienza di un numero superiore di gruppi di rifugiati rispetto a quanto fatto sino ad ora. Il Consiglio Federale ha subordinato questa accoglienza alla collaborazione dei Cantoni. Vedi: http://www.parlament.ch/f/suche/pages/geschaefte.aspx?gesch_id=20143290 http://www.meltingpot.org/IMG/pdf/affaire_tarakhel_c._suisse.pdf http://www.24heures.ch/vaud-regions/grand-conseil-veut-qu-laisse-petit-espoir-migrants/story/23070688 http://protestinfo.ch/201505277454/7454-lettre-ouverte-a-madame-sommaruga.html#.VZp9rvntlBc http://www.letemps.ch/Page/Uuid/c56c6b06-039f-11e5-a2d8-dac5eea792f9/Halte_aux_renvois_automatiques_de_r%C3%A9fugi%C3%A9s http://www.asile.ch/vivre-ensemble/2015/07/08/la-carte-du-jour-les-transferts-dublin-en-europe/ http://www.corriere.it/esteri/15_settembre_03/speranza-piccola-migrante-nata-stazione-budapest-34f497b8-5220-11e5-aea2-071d869373e1.shtml Primo firmatario: Lisa Bosia Mirra Co-firmatari: Sara Beretta Piccoli, Samuele Cavadini, Michela Delcò Petralli, Jacques Ducry, Natalia Ferrara Micocci, Sabrina Gendotti, Nicola Pini, Gina La Mantia, Matteo Quadranti
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